ROMA - E' stato scarcerato dopo 16 anni Hashi Omar Hassan, condannato per concorso nell'omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del cineoperatore Miran Hrovatin, avvenuto a Mogadiscio (Somalia) nel marzo del 1994. Hassan, per la giustizia italiana finora l'unico responsabile del duplice assassinio, era detenuto a Padova. Finirà di scontare la pena, fino al 5 dicembre 2017, ai servizi sociali.
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono freddati da un commando a Mogadiscio il 20 marzo 1994, mentre erano a bordo di un pick-up Toyota che attraversava la capitale somala, dopo essere tornati, da poco, da un incontro fuori Mogadiscio con il sultano del Bosaso. Una Land Rover tagliò loro la strada, ne scesero almeno sette persone armate che uccisero la giornalista del Tg3 e il cameraman.
Dopo una lunga serie di indagini e di processi, e una Commissione parlamentare, Hashi fu condannato dalla Cassazione a 26 anni di carcere. L'uomo, che oggi ha 41 anni, ha scontato in carcere 16 anni, ha ottenuto tre anni di sottrazione pena grazie all'indulto e la liberazione anticipata di quattro anni per buona condotta. Ora, con la destinazione ai servizi sociali, sta cercando anche un lavoro.
Il suo grande accusatore era un altro somalo, Ahmed Ali Rage, detto Jelle, il quale, però, di recente ha ritrattato tutte le sue dichiarazioni sostenendo di aver mentito volontariamente perché pagato per farlo. Una confessione che nell'interminabile storia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, e delle ragioni che portarono al duplice omicidio, potrebbe riaprire ancora una volta il versante giudiziario. L'avvocato che da sempre assiste Hashi, Douglas Douale, infatti, ha già annunciato che la settimana prossima depositerà "tutti gli atti alla Corte d'Appello di Perugia per chiedere la revisione del processo". Un atto questo, che appare sufficientemente fondato proprio sulla scorta degli ultimi avvenimenti.
In un'intervista all'agenzia Ansa nel febbraio scorso, Hashi aveva detto che probabilmente una volta scontata la pena tornerà in Somalia per "recuperare il tempo perduto". Non sarà la stessa Somalia che lasciò una ventina di anni fa ma rimane comunque il suo Paese, sebbene devastato dalle guerre che si sono succedute negli ultimi vent'anni e più. E aveva menzionato un'altra protagonista della vicenda, Luciana Alpi, la mamma di Ilaria: "Mi ha aiutato molto", aveva affermato.
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono freddati da un commando a Mogadiscio il 20 marzo 1994, mentre erano a bordo di un pick-up Toyota che attraversava la capitale somala, dopo essere tornati, da poco, da un incontro fuori Mogadiscio con il sultano del Bosaso. Una Land Rover tagliò loro la strada, ne scesero almeno sette persone armate che uccisero la giornalista del Tg3 e il cameraman.
Dopo una lunga serie di indagini e di processi, e una Commissione parlamentare, Hashi fu condannato dalla Cassazione a 26 anni di carcere. L'uomo, che oggi ha 41 anni, ha scontato in carcere 16 anni, ha ottenuto tre anni di sottrazione pena grazie all'indulto e la liberazione anticipata di quattro anni per buona condotta. Ora, con la destinazione ai servizi sociali, sta cercando anche un lavoro.
Il suo grande accusatore era un altro somalo, Ahmed Ali Rage, detto Jelle, il quale, però, di recente ha ritrattato tutte le sue dichiarazioni sostenendo di aver mentito volontariamente perché pagato per farlo. Una confessione che nell'interminabile storia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, e delle ragioni che portarono al duplice omicidio, potrebbe riaprire ancora una volta il versante giudiziario. L'avvocato che da sempre assiste Hashi, Douglas Douale, infatti, ha già annunciato che la settimana prossima depositerà "tutti gli atti alla Corte d'Appello di Perugia per chiedere la revisione del processo". Un atto questo, che appare sufficientemente fondato proprio sulla scorta degli ultimi avvenimenti.
In un'intervista all'agenzia Ansa nel febbraio scorso, Hashi aveva detto che probabilmente una volta scontata la pena tornerà in Somalia per "recuperare il tempo perduto". Non sarà la stessa Somalia che lasciò una ventina di anni fa ma rimane comunque il suo Paese, sebbene devastato dalle guerre che si sono succedute negli ultimi vent'anni e più. E aveva menzionato un'altra protagonista della vicenda, Luciana Alpi, la mamma di Ilaria: "Mi ha aiutato molto", aveva affermato.