✕

Figli unici, connessi e un po' impauriti. Per i giovani italiani il futuro è da inventare

Il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Vincenzo Spadafora, presenta la sua relazione annuale in Parlamento. "La crisi ha fatto sentire i suoi effetti: i governi che si sono succeduti in questi ultimi anni non hanno fatto che tagliare i fondi"
3 minuti di lettura
ROMA - Restano spesso all'interno della linea d'ombra. Invisibili: scavalcati dai sondaggi, messi agli ultimi posti dell'agenda che detta il dibattito pubblico. Eppure, il futuro è lì, nella minore età, in quegli undici milioni di residenti in Italia che non hanno ancora compiuto diciotto anni. Quali sono le sfide che hanno di fronte? Che senso hanno dello Stato e delle Istituzioni? Quanto la crisi ha influito sulle loro possibilità? A queste domande cerca di rispondere la relazione annuale che il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Vincenzo Spadafora, ha presentato in Parlamento, con il presidente del Senato Pietro Grasso. E la premessa farà discutere: "I governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno fatto che tagliare i fondi per l'infanzia".

Promossi in etica pubblica. La Relazione si apre con una prima sorpresa: la fiducia dei minorenni nello Stato è in media più alta di quella del …
ROMA - Restano spesso all'interno della linea d'ombra. Invisibili: scavalcati dai sondaggi, messi agli ultimi posti dell'agenda che detta il dibattito pubblico. Eppure, il futuro è lì, nella minore età, in quegli undici milioni di residenti in Italia che non hanno ancora compiuto diciotto anni. Quali sono le sfide che hanno di fronte? Che senso hanno dello Stato e delle Istituzioni? Quanto la crisi ha influito sulle loro possibilità? A queste domande cerca di rispondere la relazione annuale che il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Vincenzo Spadafora, ha presentato in Parlamento, con il presidente del Senato Pietro Grasso. E la premessa farà discutere: "I governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno fatto che tagliare i fondi per l'infanzia".

Promossi in etica pubblica. La Relazione si apre con una prima sorpresa: la fiducia dei minorenni nello Stato è in media più alta di quella del resto dei cittadini italiani. Soprattutto quando si tratta di etica pubblica: il 33% dei 14-15enni e il 40% del 16-17enni, infatti, alle domande poste da un sondaggio che il Garante ha commissionato a Swg, ha risposto "di aver avvertito, forte, la presenza dello Stato di fronte alle notizie che riguardano i politici e la corruzione". E la "fiducia" è universale: non erogata a una istituzione o a un organo in particolare. Ma all'intero complesso della macchina statale. Versante simbolico: il 42% dei 14-15enni, il 43% dei 16-17enni, il 41% dei giovani e il 36% degli adulti, alla domanda sulle sensazioni suscitate dall'ascolto dell'inno di Mameli dichiara di cantarlo spontaneamente.

Bocciati in welfare. Ma basta cambiare campo, osservare un altro piano, spostarsi in quello denotato come "mondo del lavoro" e l'ottimismo crolla. Qui le speranze per il futuro iniziano a diventare opache. Più del 25% dei minorenni - e per ampliare la platea anche del 37% dei giovani - ha dichiarato di provare "un senso di esclusione rispetto allo Stato" a causa della difficoltà che temono di incontrare nel momento in cui dovranno iniziare il percorso di inserimento all'interno del mondo del lavoro. Insomma: diventare indipendenti, diventare adulti, cittadini a tutto tondo, è un percorso percepito come difficile, arduo.

Non è un Paese per giovani. E il Garante ha anche cercato di fotografare, grazie alla collaborazione con l'Istat, l'Italia non ancora maggiorenne. Emergono alcune linee di fondo. La prima: l'Italia non è un Paese per ragazzi. Nella relazione si legge: "Al primo gennaio 2014 i residenti di età inferiore a 18 anni sono 10.158.005. La Liguria si connota come fanalino di coda con la più bassa percentuale di minorenni sul totale della popolazione residente (13,9%) mentre all'opposto troviamo la Campania (19,2%) che si colloca ben oltre la media nazionale (16,7%)".

Il ricambio impossibile. Ancora: nel 2014 le nascite "sono state 509 mila, il livello minimo dall'Unità d'Italia". Inoltre, il numero medio di figli per donna (TFT) è fermo a 1,4 come nel 2013, ancora distante dalla media dell'Unione europea (1,5 figli nel 2012). Insufficiente a garantire il ricambio generazionale. Il verdetto del Garante è da brividi: "La crisi economica che il Paese sta attraversando a partire dagli ultimi anni potrebbe avere influito sulla decisione di fare figli".

La famiglia ristretta. Seconda linea di fondo: le famiglie si stringono e si allungano. In minoranza chi vive in famiglie in cui ci sono anche i nonni (5,3%). Prevale ancora la famiglia con il padre, la madre e altri fratelli (62,4%), seguono quanti vivono solo con il padre e la madre (17,9%) e le famiglie "mono-genitore" solo con la madre (6,5%) mentre residuali sono tutte le altre. Insomma, il modello di famiglia con figlio unico si afferma sempre più. Più che raddoppiate, in quindici anni, le famiglie mono-genitoriali: passano da 535 mila nel 1999-2000 a 954 mila nel 2013-2014.

Gli effetti della crisi. E la crisi colpisce anche la tenuta economica della famiglia italiana: "La quota di bambini e ragazzi fino a 17 anni che hanno entrambi i genitori occupati scende, infatti, dal 43,8% nel 2008 al 37,7% attuale segnando un -13,9%". Inoltre, il Garante ha anche analizzato l'impatto di separazioni e divorzi su bambini e adolescenti. In termini assoluti il numero di figli minorenni che sono stati affidati nel 2012 è stato pari a 65.064 nelle separazioni e a 22.653 nei divorzi. E se nelle separazioni, il 54,5% dei figli affidati ha meno di 11 anni, in caso di divorzio i figli sono generalmente più grandi: la quota di quelli al di sotto degli 11 anni scende al 32,1% del totale.

Nativi digitali? Non tutti. Terza linea di fondo: le giovani generazioni hanno superato la barriera dell'accesso a Internet. Nel 2014 il 68,3% dei ragazzi in età 6-17 anni residenti in Italia ha usato Internet. Ancora dalla relazione: "L'uso di Internet interessa il 44,4% dei bambini tra 6 e 10 anni, la quota sale al 78% tra i giovanissimi di 11-13 anni e riguarda il 90,4% dei ragazzi 14-17enni". Detto questo, non manca chi è ancora escluso dalla Rete: si tratta di 2 milioni 106 mila giovani, il 30% dei bambini e dei ragazzi di 6-17 anni.

Come usano internet? Il 47% dei giovani utilizza il web per spedire o ricevere e-mail (il 68,4% dei 14-17enni), il 52,6% discute e si confronta attraverso la Rete tramite chat, blog, newsgroup, forum di discussione online (il 73,7% dei 15-17enni), il 57,8% partecipa a social network e invia messaggi su Facebook, Twitter (l'84,2% dei 14-17enni), il 53,1% usa Internet per inviare messaggi (il 71,5% dei 14-17enni). E gli internauti che usano la rete per diffondere prodotti "originali" - testi, fotografie, musica, video - sono il 30,3% nella fascia 6-17 anni e il 45,4% dei ragazzi 15-17enni. Infine, la relazione analizza l'uso pubblico dei social network: circa il 22% dei giovani di 15-17 anni ha espresso in rete opinioni su temi sociali o politici e il 5,2% ha partecipato a consultazioni o votazioni su tali temi.