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Raffaele La Capria: "Dal Vesuvio a Roma, offesa la bellezza d'Italia"

Lo scrittore e intellettuale sui cancelli chiusi degli scavi vesuviani a causa di una riunione sindacale: "Ci vedo uno spirito aggressivo e confuso di antagonismo, che sovrasta ogni forma di cura per il Paese intero"
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ROMA - "Certo sindacalismo è fatto così, pur di avere ragione sarebbe capace di qualsiasi cosa. Ci vedo uno spirito aggressivo e confuso di antagonismo, che sovrasta ogni forma di cura per la bellezza: di una città antica come Pompei, ma in generale del Paese intero".

Raffaele La Capria, 93 anni il prossimo ottobre, scrittore e intellettuale proverbiale per la mitezza dell'argomentare e per il disdegno che nutre verso i toni eccessivi, di fronte ai cancelli chiusi degli scavi vesuviani, alza il tono di voce e diventa severo.

Che impressione le suscitano le immagini di migliaia di persone che vorrebbero e non possono entrare a Pompei?
"A Pompei è accaduto tante volte, tante volte queste manifestazioni si ripetono in altri luoghi come il Colosseo. Sono il sintomo di un atteggiamento che va oltre le rivendicazioni di chi lavora. Non le conosco e potrebbero essere le più giustificate. Queste proteste sono però il segnale della…
ROMA - "Certo sindacalismo è fatto così, pur di avere ragione sarebbe capace di qualsiasi cosa. Ci vedo uno spirito aggressivo e confuso di antagonismo, che sovrasta ogni forma di cura per la bellezza: di una città antica come Pompei, ma in generale del Paese intero".

Raffaele La Capria, 93 anni il prossimo ottobre, scrittore e intellettuale proverbiale per la mitezza dell'argomentare e per il disdegno che nutre verso i toni eccessivi, di fronte ai cancelli chiusi degli scavi vesuviani, alza il tono di voce e diventa severo.

Che impressione le suscitano le immagini di migliaia di persone che vorrebbero e non possono entrare a Pompei?
"A Pompei è accaduto tante volte, tante volte queste manifestazioni si ripetono in altri luoghi come il Colosseo. Sono il sintomo di un atteggiamento che va oltre le rivendicazioni di chi lavora. Non le conosco e potrebbero essere le più giustificate. Queste proteste sono però il segnale della scarsa considerazione che tutti noi italiani abbiamo del nostro territorio, dei pregi che esprime, insisto, della sua bellezza. Un americano, un inglese, un francese concepiscono questi valori ben al di là della convenienza nazionale. Li sentono propri e mai andrebbero contro un altissimo interesse nazionale".

Da che cosa dipende questa scarsa considerazione?
"Ragioni antiche, persino comprensibili. Invece della preoccupazione per le sorti di un bene che appartiene a tutti e che dovrebbe generare solo orgoglio, ci si concentra sull'interesse particolare, quello di guicciardiniana memoria. Ma d'altronde questo atteggiamento lo possiamo attribuire solo ai custodi di Pompei oppure appartiene a molte altre categorie? Possiamo escludere che si tratti di un attributo che riguarda il carattere nazionale? No, non possiamo escluderlo ".

Lei è un napoletano che da oltre cinquant'anni vive a Roma. Quei territori che abbracciano o soffocano Pompei li conosce. C'è in questa vicenda qualcosa di specificamente legato ad essi?
"Non lo so. Ma sarei tentato di dire "no". Immagini come quelle di ieri a Pompei si vedono anche altrove. Documentano un atteggiamento di desolante indifferenza nei confronti della bellezza che investe tutti noi".

Altre immagini, altri luoghi. Ha fatto impressione la foto dello stato d'abbandono di Roma sulla prima pagina dell'edizione internazionale del New York Times . Lei l'ha vista?
"Fa impressione l'occhio di uno straniero che guarda le stesse cose che guardi tu da tempo. Risalta con evidenza, ti mette con le spalle al muro, nonostante Roma sia sempre uguale: una città stupenda, severa e a misura d'uomo eppure la cui bellezza viene costantemente offesa e trascurata".

Offesa e trascurata da chi?
"Tanti ne sono responsabili. Come credo che accada a Pompei: non so se sia solo colpa dei custodi se la città sepolta è maltrattata. C'è sempre da noi un'antica complicità fra chi governa e chi è governato".

Quanto antica?
"Nelle stampe che raffigurano Roma nel Seicento si vedono piazze e strade affollate da una popolazione estranea che sembra le abbia invase senza avere alcun interesse per la bellezza che la circonda".

Lei vive nel centro storico di Roma, dove l'indifferenza per la bellezza di cui parla a proposito di Pompei è altrettanto vistosa e paradossale insieme.
"Non ne posso più di vedere le strade del centro storico ingolfate di macchine, macchine parcheggiate dovunque che offendono la più elementare forma di armonia.
Chi ha disegnato questi luoghi ha voluto che l'armonia dominasse, un'armonia non esibita, ma evidente. L'incuria la rende irriconoscibile. A Roma come a Pompei".