PALERMO - Non c'è ministro dell'Interno che negli ultimi cinque anni non abbia annunciato l'imminente cattura di Matteo Messina Denaro. E oggi che altri undici favoreggiatori del superlatitante sono finiti in carcere, anche Teresa Principato, il procuratore aggiunto che insieme ai sostituti Paolo Guido e Carlo Marzella, guida la caccia alla primula rossa, ammette: " Anch'io, un anno e mezzo fa quando abbiamo arrestato sua sorella Patrizia mi sono detta: "Ormai è fatta, uscirà allo scoperto". E invece mi sbagliavo. Aveva ragione il dichiarante Lorenzo Cimarosa che ci ha detto: "Quello è un parassita, che non si cura minimante di nessuno, neanche dei legami familiari, sfrutta tutti per garantirsi la latitanza". Ma è chiaro che non può essere solo questo".
E allora cosa? Com'è possibile che questo cerchio che si stringe ormai da anni non riesca a portare alla cattura dell'ultimo grande latitante di Cosa nostra?
"Non c'è dubbio che Messina Denaro goda a tutt'oggi di forti protezioni molto molto importanti, ad alto livello. Posso dire che questa è ormai una certezza e stiamo indagando a fondo anche su questo per capire come sia possibile che, nonostante l'eccellente lavoro che polizia e carabinieri finalmente insieme e in perfetto coordinamento stanno svolgendo sul territorio, riesca sempre a sfuggirci. Negli ultimi cinque anni abbiamo arrestato più di cento persone al suo "servizio", fondamentali per la sua catena di comando ma soprattutto per le sue comunicazioni, abbiamo sequestrato e confiscato beni per centinaia di milioni di euro, gli abbiamo fatto più volte terra bruciata attorno, arrestato familiari strettissimi su cui faceva grande affidamento. Eppure non riusciamo ancora a prenderlo".
Lei è convinta che, come successo per Riina e Provenzano, si nasconda qui nel suo territorio o che sia fuori dalla Sicilia?
"Quello che è certo è che si muove e pure parecchio, fuori dalla Sicilia e anche all'estero. Quando sente stringersi attorno a lui il cerchio taglia i contatti con i fedelissimi finiti sotto indagine e per almeno due anni non ha più alcun contatto con loro".
Gli uomini a cui sembra affidarsi sono i più diversi: dai pecorai ai professionisti. A che strategia risponde?
"Non facciamoci ingannare dai pecorai. Alla fine, come abbiamo visto, il circuito coinvolge persone di ogni genere che gestiscono le sue comunicazioni, ma anche i suoi affari e le sue finanze, come dimostrano i conti in Svizzera intestati ad alcuni prestanome che abbiamo individuato. E però non posso non sottolineare una particolarità ".
Quale?
"Quasi tutti i suoi favoreggiatori operavano già con una condanna o con un procedimento di prevenzione. Segno che o le pene sono troppo lievi o c'è un'aspettativa di lavoro o di guadagno molto alta che però va scemando ".
Lo prenderete?
"Mi sento di dire che siamo alle battute finali ".
E allora cosa? Com'è possibile che questo cerchio che si stringe ormai da anni non riesca a portare alla cattura dell'ultimo grande latitante di Cosa nostra?
"Non c'è dubbio che Messina Denaro goda a tutt'oggi di forti protezioni molto molto importanti, ad alto livello. Posso dire che questa è ormai una certezza e stiamo indagando a fondo anche su questo per capire come sia possibile che, nonostante l'eccellente lavoro che polizia e carabinieri finalmente insieme e in perfetto coordinamento stanno svolgendo sul territorio, riesca sempre a sfuggirci. Negli ultimi cinque anni abbiamo arrestato più di cento persone al suo "servizio", fondamentali per la sua catena di comando ma soprattutto per le sue comunicazioni, abbiamo sequestrato e confiscato beni per centinaia di milioni di euro, gli abbiamo fatto più volte terra bruciata attorno, arrestato familiari strettissimi su cui faceva grande affidamento. Eppure non riusciamo ancora a prenderlo".
Lei è convinta che, come successo per Riina e Provenzano, si nasconda qui nel suo territorio o che sia fuori dalla Sicilia?
"Quello che è certo è che si muove e pure parecchio, fuori dalla Sicilia e anche all'estero. Quando sente stringersi attorno a lui il cerchio taglia i contatti con i fedelissimi finiti sotto indagine e per almeno due anni non ha più alcun contatto con loro".
Gli uomini a cui sembra affidarsi sono i più diversi: dai pecorai ai professionisti. A che strategia risponde?
"Non facciamoci ingannare dai pecorai. Alla fine, come abbiamo visto, il circuito coinvolge persone di ogni genere che gestiscono le sue comunicazioni, ma anche i suoi affari e le sue finanze, come dimostrano i conti in Svizzera intestati ad alcuni prestanome che abbiamo individuato. E però non posso non sottolineare una particolarità ".
Quale?
"Quasi tutti i suoi favoreggiatori operavano già con una condanna o con un procedimento di prevenzione. Segno che o le pene sono troppo lievi o c'è un'aspettativa di lavoro o di guadagno molto alta che però va scemando ".
Lo prenderete?
"Mi sento di dire che siamo alle battute finali ".