Cronaca

Omicidio Ancona, in carcere la 16enne. La madre uccisa da tre colpi di pistola

Slitta l'udienza del fidanzato Paolo Tagliata. La giovane si difende: "Non gli ho detto 'spara'". Il padre del ragazzo, da minorenne, uccise per gelosia

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ANCONA - Va in carcere la sedicenne accusata di concorso nell'omicidio della madre Roberta Pierini e nel ferimento del padre Fabio Giacconi, ora in coma irreversibile, in concorso con il fidanzato Paolo Tagliata. Il giudice delle Indagini preliminari del Tribunale Minorile di Ancona, Paola Mureddu, ha convalidato il suo fermo.
Secondo i suoi legali, lei è apparsa "provata, ma non ha pianto e ha ribadito la sua versione dei fatti". Secondo la ragazza, l'incontro tra Tagliata e i suoi genitori sarebbe stato fissato per un chiarimento. All'udienza, che si è svolta in una stanza del centro di prima accoglienza, nello stesso stabile del Tribunale minorile di Ancona, hanno assistito i difensori Paolo Sfrappini di Ancona e Augusto La Morgia di Pescara, il procuratore minorile Giovanna Lebboroni e il tutore provvisorio della sedicenne Anna Vittoria Banzi. Solo durante l'udienza, la 16enne ha saputo della versione dei fatti di quest'ultimo, che ha scaricato le responsabilità su di lei. "Lei non gli ha detto 'spara, spara" ha detto il legale della giovane Paolo Sfrappini. "Scaricare le responsabilità - ha aggiunto - mi sembra un'operazione non molto saggia quando si sono sparati otto colpi".  In udienza la ragazza si è difesa dicendo che pensava che l'arma impugnata da Tagliata fosse una pistola giocattolo. I difensori avevano chiesto al giudice la permanenza della sedicenne in una comunità protetta.

Stando alle prime indiscrezioni sull'autopsia sul corpo di Roberta Pierini, la vittima sarebbe stata raggiunta da tre colpi di pistola cal. 9X21: uno mortale alla testa, alla regione parietale destra, uno al fianco destro e uno di striscio al braccio sinistro. La donna è caduta a terra ed è morta subito. I colpi sono uno in più di quanto si era appreso in un primo momento. Solo quando saranno stati completati gli accertamenti del Ris e le perizie balistiche sarà possibile stabilire con certezza da quale distanza Antonio abbia fatto fuoco, e se, come sembra, abbia colpito prima la donna e poi il marito Fabio Giacconi, riducendolo in fin di vita. Tagliata sostiene di aver reagito ad un'aggressione del sottufficiale dell'Aeronautica, dopo un' accesa discussione: l'uomo e la moglie volevano che la ragazzina troncasse il rapporto con Tagliata. "Mi sono difeso" ha sostenuto il 18enne nel primo interrogatorio.
E' slittata invece l'udienza di convalida del fermo in carcere per il presunto omicida, che ha ricevuto la visita del suo avvocato. Stando a quanto riportato dal difensore del ragazzo, Luca Bartolini, il 28 ottobre scorso, la sedicenne era andata da sola nella stazione dei carabinieri di Brecce bianche ad Ancona chiedendo "aiuto" nei confronti dei genitori: "Voleva andare via da quella casa, e andare a vivere con Antonio, il fidanzato" osteggiato dalla famiglia. In quelle stesse ore, non sapendo dove la figlia fosse finita, Roberta Pierini e Fabio Giacconi si erano recati in Questura: è stato quel giorno che il maresciallo dell'Aeronautica militare e la moglie sono venuti a conoscenza dei trascorsi con la giustizia del padre di Antonio, Carlo Tagliata. Dal quel momento avrebbero cominciato a far pressione sulla figlia perché troncasse quella relazione sentimentale, in un primo tempo accettata. Il questore di Ancona Oreste Capocasa dice che comunque i genitori della ragazza "non presentarono alcuna denuncia o diffida nei confronti del 18enne". In quelle stesse ore, disperato per il precipitare della situazione, Antonio avrebbe tentato di buttarsi dalla finestra di casa sua.
Sempre secondo il legale di Tagliata, la convivenza fra i due fidanzatini in casa di Antonio, in corso Amendola ad Ancona, era iniziata a metà dello scorso settembre, ma si era interrotta dopo una ventina di giorni. Carlo Tagliata, il padre di Antonio, telefonò a Roberta Pierini, la madre della sedicenne, invitandola ad andare a riprendersi la figlia, perché il legame fra i due fidanzati stava diventando troppo ossessivo. Antonio avrebbe dato in escandescenze, mettendosi a dare testate contro lo stipite di metallo di una porta. Il padre di Antonio possiede una lettera scritta dalla ragazzina in cui la sedicenne descrive i pessimi rapporti con i propri familiari e dice di trovarsi bene invece con i genitori del fidanzato.
Andando al giorno dell'omicidio, il 7 novembre, Antonio ha detto agli inquirenti che si è incontrato con la fidanzata alle 12, alla fermata dell'autobus di piazzale Europa. Insieme sono andati in via Crivelli 9, l'abitazione dei Giacconi, e nell'atrio Antonio avrebbe tirato fuori la pistola porgendola dalla parte del calcio alla sedicenne, e dicendole "sparami tu...". Lei avrebbe allontanato l'arma e avrebbe detto "andiamo di sopra a chiarire con i miei".
Restano stabili, seppur gravissime le condizioni neurologiche del papà della ragazza, Fabio Giacconi.
Un particolare emerso dal passato durante l'indagine è che quando era ancora minorenne e viveva in Sicilia, nel 1987, Carlo Tagliata, il padre di Antonio, fu accusato a Siracusa di un delitto passionale, in concorso con altri. Fu processato dal Tribunale dei minori come esecutore materiale dell'omicidio di Salvatore Morale, assassinato a colpi di pistola: pensava insidiasse la sua fidanzatina.