ROMA - Un provvedimento che punta a proteggere le donne vittime di violenza con un "codice rosa" in pronto soccorso. Ma l'emendamento proposto dalla deputata del Pd Fabrizia Giuliani alla legge di stabilità, approvato dalla commissione bilancio della Camera il 15 dicembre, divide le associazioni. Non tutte sono favorevoli all'iniziativa e c'è qualcuno che parla di "trappola". "Ricorreremo al Consiglio d'Europa per violazione della Convenzione di Istanbul. Assisteremo le vittime di violenza presso la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo qualora si sentano lese nei loro diritti dalle procedure dello Stato italiano", attacca Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, nel corso di una conferenza stampa contro l'emendamento.
Un codice rosa che identifichi subito, all'arrivo al pronto soccorso, le vittime di violenza sessuale, offrendo non solo le cure sanitarie, ma anche la possibilità di denunciare già in ospedale i loro aguzzini. Un aiuto per le donne che l'emendamento della deputata Pd Giuliani vorrebbe estendere a tutti gli ospedali d'Italia e che si rifà all'esperienza della Asl 9 di Grosseto. Un'iniziativa che ha suscitato le proteste di molte associazioni tra cui Donne in Rete contro la violenza (Dire), Be Free, Telefono Rosa e altre che hanno lanciato un appello per evitarene l'approvazione. Scende in campo contro il "codice rosa" la presidente dell'associazione Dire che raggruppa 73 centri antiviolenza, Titti Carrano e Vittoria Tola, presidente dell'Udi. "Chi ha scritto questo emendamento - ha detto Carrano - non sa nulla del fenomeno, perchè è impossibile assimilare le vittime della violenza maschile alle altre fasce 'deboli o vulnerabili'. Le vittime della violenza maschile, come prescrive la convenzione di Istanbul, hanno bisogno di un percorso individuale e specializzato".
LEGGI Michela Marzano: "Codice rosa, un errore lo Stato che decide al posto tuo"
Non condivide l'emendamento neanche Oria Gargano, della associazione Be Free che lavora al Pronto Soccorso dell'ospedale San Camillo di Roma. "Dal 2009 ad oggi abbiamo seguito tremila donne, ma abbiamo proceduto all'inverso rispetto a quanto previsto nell'emendamento Giuliani. Siamo partite dalla collaborazione con l'ospedale e abbiamo formato il personale del Pronto Soccorso per un anno - ha detto Gargano - . Gli abbiamo insegnato che le donne che hanno appena subito violenza non pensano affatto a denunciare, ma a proteggere se stesse e i figli e spesso sperano di salvare ancora la relazione con l'abusante. E, soprattutto, ci vuole un rigoroso follow up, proprio quello che l'emendamento non prevede e che può salvare la vita delle donne. Non dimentichiamoci che alcune di quelle che hanno denunciato, talvolta purtroppo sono state uccise".
Risponde alla polemica e parla di "disinformazione" sul tema la promotrice dell'emendamento Giuliani. "Finalmente si fa un altro passo per contrastare la violenza partendo dalle migliori pratiche territoriali - spiega - . La strategia vincente è organzzare e coordinare gli attori che sono in prima linea nel contrastare il fenomeno. L'emendamento non parla di coercizione delle donne che vanno al pronto soccorso. Si garantisce la privacy della donna che si rivolge ai sanitari e che si misura con questo dramma. In questa fase verrà tutelata e rafforzata la sua posizione perché possa scegliere la soluzione migliore".
"L'emendamentoè ispirato a un principio giustissimo di tutela per le persone deboli. Tuttavia una materia così delicata, che tratta un fenomeno sociale di tale rilevanza, non dovrebbe entrare nella legge di stabilità ma necessiterebbe di risposte organiche, di azioni coordinate e di politiche integrate", dichiarano in una nota le senatrici del Pd Josefa Idem e Monica Cirinnà. Sul tema sono intervenuti parlamentari, tra cui Pippo Civati, Roberta Agostini, Marisa Nicchi, Giovanna Martelli, Delia Murer. Tutti si sono augurati che sull'emendamento non venga posta la fiducia, in modo che possa essere discusso in aula "dal momento che - ha detto Roberta Agostini, responsabile donne Pd - nasce da un metodo completamente sbagliato e inaccettabile ed è stato scritto senza nessun confronto con chi si occupa di violenza di genere e sa bene cosa serve e come funzionano le cose". Il gruppo di Sinistra italiana ha presentato un emendamento soppressivo all'introduzione del "codice rosa" così come previsto nella legge di stabilità. "Il codice rosa, così come previsto nell’emendamento affronta la violenza in chiave poliziesca e repressiva nei confronti degli aggressori, tralasciando l’aspetto sociale e difensivo verso le donne e tagliando fuori i centri antiviolenza, che non vengono coinvolti in questo percorso di pronto soccorso", ha detto Nicchi.
Un codice rosa che identifichi subito, all'arrivo al pronto soccorso, le vittime di violenza sessuale, offrendo non solo le cure sanitarie, ma anche la possibilità di denunciare già in ospedale i loro aguzzini. Un aiuto per le donne che l'emendamento della deputata Pd Giuliani vorrebbe estendere a tutti gli ospedali d'Italia e che si rifà all'esperienza della Asl 9 di Grosseto. Un'iniziativa che ha suscitato le proteste di molte associazioni tra cui Donne in Rete contro la violenza (Dire), Be Free, Telefono Rosa e altre che hanno lanciato un appello per evitarene l'approvazione. Scende in campo contro il "codice rosa" la presidente dell'associazione Dire che raggruppa 73 centri antiviolenza, Titti Carrano e Vittoria Tola, presidente dell'Udi. "Chi ha scritto questo emendamento - ha detto Carrano - non sa nulla del fenomeno, perchè è impossibile assimilare le vittime della violenza maschile alle altre fasce 'deboli o vulnerabili'. Le vittime della violenza maschile, come prescrive la convenzione di Istanbul, hanno bisogno di un percorso individuale e specializzato".
LEGGI Michela Marzano: "Codice rosa, un errore lo Stato che decide al posto tuo"
Non condivide l'emendamento neanche Oria Gargano, della associazione Be Free che lavora al Pronto Soccorso dell'ospedale San Camillo di Roma. "Dal 2009 ad oggi abbiamo seguito tremila donne, ma abbiamo proceduto all'inverso rispetto a quanto previsto nell'emendamento Giuliani. Siamo partite dalla collaborazione con l'ospedale e abbiamo formato il personale del Pronto Soccorso per un anno - ha detto Gargano - . Gli abbiamo insegnato che le donne che hanno appena subito violenza non pensano affatto a denunciare, ma a proteggere se stesse e i figli e spesso sperano di salvare ancora la relazione con l'abusante. E, soprattutto, ci vuole un rigoroso follow up, proprio quello che l'emendamento non prevede e che può salvare la vita delle donne. Non dimentichiamoci che alcune di quelle che hanno denunciato, talvolta purtroppo sono state uccise".
Risponde alla polemica e parla di "disinformazione" sul tema la promotrice dell'emendamento Giuliani. "Finalmente si fa un altro passo per contrastare la violenza partendo dalle migliori pratiche territoriali - spiega - . La strategia vincente è organzzare e coordinare gli attori che sono in prima linea nel contrastare il fenomeno. L'emendamento non parla di coercizione delle donne che vanno al pronto soccorso. Si garantisce la privacy della donna che si rivolge ai sanitari e che si misura con questo dramma. In questa fase verrà tutelata e rafforzata la sua posizione perché possa scegliere la soluzione migliore".
"L'emendamentoè ispirato a un principio giustissimo di tutela per le persone deboli. Tuttavia una materia così delicata, che tratta un fenomeno sociale di tale rilevanza, non dovrebbe entrare nella legge di stabilità ma necessiterebbe di risposte organiche, di azioni coordinate e di politiche integrate", dichiarano in una nota le senatrici del Pd Josefa Idem e Monica Cirinnà. Sul tema sono intervenuti parlamentari, tra cui Pippo Civati, Roberta Agostini, Marisa Nicchi, Giovanna Martelli, Delia Murer. Tutti si sono augurati che sull'emendamento non venga posta la fiducia, in modo che possa essere discusso in aula "dal momento che - ha detto Roberta Agostini, responsabile donne Pd - nasce da un metodo completamente sbagliato e inaccettabile ed è stato scritto senza nessun confronto con chi si occupa di violenza di genere e sa bene cosa serve e come funzionano le cose". Il gruppo di Sinistra italiana ha presentato un emendamento soppressivo all'introduzione del "codice rosa" così come previsto nella legge di stabilità. "Il codice rosa, così come previsto nell’emendamento affronta la violenza in chiave poliziesca e repressiva nei confronti degli aggressori, tralasciando l’aspetto sociale e difensivo verso le donne e tagliando fuori i centri antiviolenza, che non vengono coinvolti in questo percorso di pronto soccorso", ha detto Nicchi.