LA LORO forza è nella semplicità delle loro vite. Soli contro la mafia. Conoscevamo quasi tutto di Peppino e quasi niente di Felicia, ma il tempo riesce sempre a restituire qualcosa a chi lascia certe tracce. Lo straordinario successo della fiction su RaiUno dedicata alla mamma del ragazzo che volevano far passare per terrorista, è il segno di come quarant'anni dopo intorno agli Impastato - figlio e madre - resista un sentimento popolare che difficilmente si perderà anche in quest'Italia che a volte ha paura di ricordare.
Felicia Impastato, una silenziosa ribellione all'indifferenza
Attilio Bolzoni, di ATTILIO BOLZONIIl grande successo della fiction di RaiUno ha riproposto due figure molto lontane dagli eroi di cartone e dai saltimbanchi dell'antimafia da avanspettacolo
Troppo veri i personaggi, sofferti, troppo drammaticamente sopraffatti dagli avvenimenti di quella Sicilia della metà degli anni 70, un mondo avvolto nell'omertà. Come si può dimenticare un ragazzo che in solitudine si è ribellato alla Cupola e agli indifferenti? Come si può smarrire nei labirinti della memoria una madre che ha difeso suo figlio quando era in vita - nel paese dove regn…
LA LORO forza è nella semplicità delle loro vite. Soli contro la mafia. Conoscevamo quasi tutto di Peppino e quasi niente di Felicia, ma il tempo riesce sempre a restituire qualcosa a chi lascia certe tracce. Lo straordinario successo della fiction su RaiUno dedicata alla mamma del ragazzo che volevano far passare per terrorista, è il segno di come quarant'anni dopo intorno agli Impastato - figlio e madre - resista un sentimento popolare che difficilmente si perderà anche in quest'Italia che a volte ha paura di ricordare.
Troppo veri i personaggi, sofferti, troppo drammaticamente sopraffatti dagli avvenimenti di quella Sicilia della metà degli anni 70, un mondo avvolto nell'omertà. Come si può dimenticare un ragazzo che in solitudine si è ribellato alla Cupola e agli indifferenti? Come si può smarrire nei labirinti della memoria una madre che ha difeso suo figlio quando era in vita - nel paese dove regnava don Tano Badalamenti, nella sua famiglia con accanto un marito mafioso - e lo ha difeso disperatamente da morto contro voci infamanti e depistaggi sbirreschi. Neanche la retorica più molesta potrà mai appropriarsi degli Impastato di Cinisi. Troppo lontane le loro esistenze dai contemporanei eroi di cartone e dai saltimbanchi di un'antimafia da avanspettacolo, troppo autentici Peppino e Felicia per confonderli con manager o predicatori della legalità. Lui che attaccava la mafia quando nessuno osava nemmeno pronunciare quella parola, lei che si è battuta sino alla fine dei suoi giorni - insieme ai compagni del figlio - per avere giustizia. Ecco perché quasi 7 milioni di italiani, quattro decenni dopo il ritrovamento dei resti del povero Peppino sui binari della linea ferroviaria Trapani-Palermo, si emozionano sempre agli Impastato di Cinisi. Non c'è trucco e non c'è inganno, non c'è stato mai bisogno di un solo spot per costruire intorno a loro miti e leggende. Bastava così com'erano. In questi ultimi giorni qualcuno ha vergognosamente accostato la figura di Peppino a quel Pino Maniaci accusato di estorsione, un urlatore televisivo "contro la mafia" che qualche anno fa ha anche tentato di sporcare la dignità e l'onore della famiglia Impastato. Un paragone che è l'ultima bestemmia di un'antimafia fasulla destinata al suicidio.