Cronaca

Nuoro, studente ucciso e giovane scomparso: tre arresti a un anno dai delitti

Tra gli arrestati i due giovanissimi sospettati da subito di essere coinvolti nell'assassinio di Gianluca Monni, ucciso un anno fa a Orune mentre attendeva l'autobus per andare a scuola. Per entrambi anche l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere in merito alla scomparsa di Stefano Masala, il 29enne al quale era stata chiesta l'auto per compiere l'agguato; la madre si era ammalata nei giorni successivi alla sparizione del figlio ed è morta ieri. La procura: "Omertà paurosa"

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NUORO - Svolta nelle indagini per gli omicidi di Gianluca Monni, lo studente 19enne di Orune (Nuoro), ucciso l'8 maggio di un anno fa mentre aspettava il pullman per andare a scuola, e del 29enne Stefano Masala di Nule (Sassari) scomparso il giorno prima dell'agguato e mai ritrovato. I carabinieri all'alba hanno arrestato tre persone ed effettuato diverse perquisizioni.

Fra gli arrestati ci sono i sospettati della prima ora: Paolo Enrico Pinna, di Nule (Sassari), minorenne all'epoca dei fatti, e suo cugino Alberto Cubeddu, 21 anni, di Ozieri (Sassari), accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere in relazione alla sparizione del corpo di Masala. Il terzo arrestato è Antonio Zappareddu, di Ozieri, accusato solo per detenzione di armi (un fucile e una pistola che comunque non sono quelli usati nell'agguato di Orune). Gli inquirenti sono dunque arrivati a una svolta anche nelle indagini sulla scomparsa di Stefano Masala, il 29enne di Nule di cui si erano perse le tracce il giorno dell'omicidio. Proprio ieri è morta la madre di Stefano, che si era ammalata dopo la scomparsa del figlio e che col marito aveva lottato perché non si interrompessero le ricerche.

Per l'omicidio Monni, cui è strettamente legata la scomparsa di Masala, erano indagate almeno quattro persone, secondo quanto era trapelato nei mesi scorsi dal fitto riserbo degli inquirenti. Lo studente era stato ucciso, davanti ad altri coetanei, attorno alle 7.30 dell'8 maggio di un anno fa con tre colpi di fucile partiti da un'auto su cui viaggiavano almeno due persone a volto coperto. Probabilmente un'altra auto, con altre due persone, aveva fatto prima da apripista per preparare l'esecuzione, pianificata - e questo resta il movente sencondo la ricostruzione dell'accusa - per riparare a un presunto torto: durante la festa di 'Corte Apertas' a Orune, la notte tra il 13 e il 14 dicembre 2014, un gruppo di giovani di Nule, fra i quali Pinna, all'epoca minorenne e oggi principale indiziato del delitto, aveva rivolto pesanti apprezzamenti alla fidanzata della vittima, la quale aveva reagito. Ne era scaturita una lite in cui era poi spuntata una pistola che il minorenne avrebbe puntato contro Gianluca Monni, prima di essere disarmato e picchiato dagli amici di quest'ultimo.

L'auto di Masala. Una delle auto utilizzate per raggiungere Orune il giorno del delitto sarebbe stata quella di Stefano Masala, compaesano di Cubeddu, poi ritrovata bruciata a Pattada (Sassari) il giorno dopo l'omicidio. Del ragazzo, invece, non si è più saputo nulla. Gli inquirenti ritengono che alla vigilia dell'agguato, il 7 maggio 2015, il giovane sia stato sequestrato per essere rapinato dell'auto da utilizzare per l'omicidio del giorno dopo e poi ucciso e fatto sparire in modo che le responsabilità potessero ricadere su di lui.

Il terzo arresto. Zappareddu, 26 anni, allevatore di Ozieri, è finito in carcere con l'accusa di porto e detenzione illegali di un fucile di una pistola. Il fatto è emerso durante le indagini - hanno precisato gli inquirenti -, ma non ha alcuna attinenza con l'omicidio. Le armi non sono quelle utilizzate per uccidere Monni.

All'operazione di stamane hanno partecipato i carabinieri del Comando Provinciale di Sassari, del Ros, del Reparto Investigazioni Scientifiche (Ris) di Cagliari e dello Squadrone Eliportato 'Cacciatori di Sardegna' di Abbasanta (Oristano). Nel corso della conferenza stampa, i magistrati hanno sottolineato la "paurosa omertà" incontrata dagli investigatori durante le indagini per arrivare alla verità: "Devo dire che gli orunesi non hanno avuto amor proprio e nemmeno per il proprio paese - ha detto il capo della procura di Nuoro, Andrea Garau - . Sin dai momenti successivi al primo omicidio e in tutti questi mesi ci siamo scontrati con l'omertà. I ragazzi presenti sulla scena del delitto, che con Gian Luca aspettavano il pullman, hanno persino negato di essere stati lì. Così come tante altre persone hanno negato di aver assistito alla rissa del dicembre 2014. "In assenza di testimoni reali - ha ribadito il capo della Procura dei minori di Sassari, Elena Pitzorno - è stato difficilissimo indagare. L'omertà è stata paurosa, nessuno ha voluto dire niente. Per questo motivo le indagini si sono protratte più a lungo del previsto".