MAI la degenerazione italiana del lavoro protetto e mai la parte peggiore della gloriosa Cgil, qui ridotta a sindacato del demerito e del privilegio spacciato per diritto, si erano manifestate così sgangheratamente come al teatro Petruzzelli di Bari, che sta per morire per troppa giustizia o se preferite per una sapiente ingiustizia perfettamente legale. Costretto dalla legge, dal comma, dal riferimento, dall'eccezione e dal rimando alla "Cassazione- sentenza-numero", il teatro dovrà infatti riassumere ben 181 orchestrali, non si sa quanto accordati, intonati e virtuosi, per avere dimenticato di allegare un certificato, una scartoffia che in burocratese da bacheca si chiama Dvr, "documento di valutazione del rischio", insomma un cavillo di Troia.
Bari, il teatro Petruzzelli tradito dal cavillo di Troia
Francesco Merlo, di FRANCESCO MERLOUna serie di vertenze, 21 delle quali già vinte dai ricorrenti, tutte in mano allo stesso avvocato della Cgil imporranno la riassunzione di 181 persone tra orchestrali e altre figure. Seguiranno i licenziamenti collettivi e la morte di un'istituzione storica
Le vertenze vinte sono già ventuno, le altre 160 sono in corso, tutte uguali, tutte in mano allo stesso avvocato della Cgil, Concetta Santochirico, 58 anni, una espertissima signora che gui…
MAI la degenerazione italiana del lavoro protetto e mai la parte peggiore della gloriosa Cgil, qui ridotta a sindacato del demerito e del privilegio spacciato per diritto, si erano manifestate così sgangheratamente come al teatro Petruzzelli di Bari, che sta per morire per troppa giustizia o se preferite per una sapiente ingiustizia perfettamente legale. Costretto dalla legge, dal comma, dal riferimento, dall'eccezione e dal rimando alla "Cassazione- sentenza-numero", il teatro dovrà infatti riassumere ben 181 orchestrali, non si sa quanto accordati, intonati e virtuosi, per avere dimenticato di allegare un certificato, una scartoffia che in burocratese da bacheca si chiama Dvr, "documento di valutazione del rischio", insomma un cavillo di Troia.
Le vertenze vinte sono già ventuno, le altre 160 sono in corso, tutte uguali, tutte in mano allo stesso avvocato della Cgil, Concetta Santochirico, 58 anni, una espertissima signora che guida questa specie di corsa all'oro degli orchestrali, un'Armata Brancaleone di legno e ottoni, di artisti sindacalizzati che scavano il filone come Paperone nel Klondike.
Ovviamente quando la vertenza seriale sarà completata e gli orchestrali saranno più che raddoppiati, il teatro Petruzzelli fallirà non solo economicamente ma anche artisticamente perché le orchestre selezionate e dirette da un giudice non producono musica ma stecche legali, cori d'assemblea applauditi dalla Suprema Corte e fischiati dal pubblico.
Il presidente Gianrico Carofiglio e il direttore artistico Massimo Biscardi hanno già detto che alle assunzioni forzate seguiranno i licenziamenti collettivi, a partire ovviamente dai più bravi, quelli assunti per concorso e dunque meno protetti.
Intanto il sindaco Antonio Decaro e il presidente della Regione Michele Emiliano domandano al ministero soldi pur sapendo che non arriveranno mai: la tecnica è quella del più odioso e coriaceo populismo meridionale, chiedere l'impossibile per accendere il collaudato e comprensibile rancore sudista. Il teatro ha calcolato in almeno 6 milioni di euro le spese legali, il pagamento di stipendi e previdenza arretrata, i costi delle eventuali transazioni, insomma il danaro che il giudice sta imponendo di pagare. L'avvocatessa della Cgil mi dice che "il contratto a termine era un'anomalia, il teatro ne fece abuso già prima del 2010 ricorrendo a tutte le tipologie possibili per sopperire alla cronica e strutturale carenza di organico ...". Non è facile capire il suo linguaggio, "i vizi moltepici", "la Rsa", "la ragione temporanea di carattere tecnico produttiva oppure organizzativa". Le dico che non riesco a seguirla. Mi risponde, sorridendo, che sta facendo del suo meglio per "tradurre la complessità delle questioni tecniche".
Capisco solo che nasce al teatro di Bari la class action all'italiana, l'orchestra del mucchio selvaggio, una sorta di giudizio di classe, un risarcimento uguale per tutti: l'assunzione a tempo indeterminato, un posto fisso per l'artista, quali che siano la competenza e la qualità, un po' come il 18 garantito negli atenei del sessantotto. E la Cgil, dimenticando il riformismo laburista del mercato del lavoro, ha fissato pure i danni chiesti e concessi dal giudice non si sa se come evoluzione o come naufragio del Diritto del Lavoro.
Rimane da capire perché la prova d'orchestra stia fallendo così clamorosamente proprio a Bari. Forse perché, tra tutti i pasticci della lirica italiana, questo è il più disgraziato, incendiato, commissariato, farcito di mazzette e di tangenti, corrotto e corruttore, senza identità artistica. Sicuramente con i 5 arresti del gennaio scorso (4 rei confessi dopo circa 5 mesi ai domiciliari), il Petruzzelli è diventato la Fondazione più manomessa dalla magistratura, dopo la famosa retata del 1976 quando finirono in prigione direttori e sovrintendenti di mezza Italia: Roma, Milano, Venezia, Genova, Catania... Ma le tangenti sugli appalti, la concussione e la corruzione sono la banalità del male rispetto alla vertenza seriale, al pataracchio legale delle riassunzioni di 70 professori d'orchestra, 57 artisti del coro, 8 custodi, 2 sarti, 2 addetti alle pulizie, 23 tecnici,12 amministrativi, un autista, un maestro, un collaboratore a progetto. Solo grazie alla tessera della Cgil furono assunti a tempo determinato perché il sindacato a quel tempo dominava il teatro al punto che l'allora commissario Carlo Fuortes, durante la prova di concorso, utilizzò un paravento tra il candidato musicista e la commissione esaminatrice per sfuggire alla clientela e al comparaggio travestiti da cultura: "Qui si giudica la musica, non l'appartenenza".
Ma i protetti della Cgil, espulsi dalla porta, hanno trovato appunto il cavillo di Troia perché la legge prevede che ai contratti a tempo determinato venga allegato quel documento di valutazione del rischio. Il teatro l'ha dimenticato, non si sa perché. E poiché la legge è legge e va in automatico, come in Cuore di Cane di Bulgakov l'eccesso di pianificazione spianifica, l'obbedienza cieca alla regola sregola. E la legge a favore del lavoro finisce con il discreditare e distruggere il lavoro.