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Italiani: dottori fai da te Vogliono decidere loro quali esami e medicine prendere

Indagine di Altroconsumo racconta un popolo che stabilisce da solo come curarsi, spesso infischiandosene dei consigli del medico. Pronto però a tempestarlo di richieste o a cambiare professionista se non gli prescrive i test clinici e i farmaci desiderati
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Roma. Siamo un popolo di autarchici e aspiranti medici senza laurea, convinti di sapere quali esami abbiamo bisogno di fare meglio del dottore, quali medicine prendere anche se sconsigliate dal camice bianco e quali cure rifiutare a prescindere. Anche se a prescriverle è stato proprio il nostro professore o specialista di fiducia. A fotografare quelli della salute fai da te è  un’indagine di Altroconsumo svolta in collaborazione con l'Istituto Mario Negri che ha intervistato un campione di oltre mille pazienti tra i 30 e i 74 anni.
 
Lo studio. Il 93% è andato almeno una volta dal dottore o dallo specialista nell’ultimo anno a chiedere la prescrizione di un farmaco o di un esame. Non sempre si trat­tava di una richiesta corretta per il medico che, nel 61% dei casi, almeno una volta ha ri­sposto di non ritenere necessaria la prescri­zione richiesta. E qui  arrivano le novità. Una grande maggioranza delle persone (75…
Roma. Siamo un popolo di autarchici e aspiranti medici senza laurea, convinti di sapere quali esami abbiamo bisogno di fare meglio del dottore, quali medicine prendere anche se sconsigliate dal camice bianco e quali cure rifiutare a prescindere. Anche se a prescriverle è stato proprio il nostro professore o specialista di fiducia. A fotografare quelli della salute fai da te è  un’indagine di Altroconsumo svolta in collaborazione con l'Istituto Mario Negri che ha intervistato un campione di oltre mille pazienti tra i 30 e i 74 anni.
 
Lo studio. Il 93% è andato almeno una volta dal dottore o dallo specialista nell’ultimo anno a chiedere la prescrizione di un farmaco o di un esame. Non sempre si trat­tava di una richiesta corretta per il medico che, nel 61% dei casi, almeno una volta ha ri­sposto di non ritenere necessaria la prescri­zione richiesta. E qui  arrivano le novità. Una grande maggioranza delle persone (75%), a questo punto segue le sue indicazioni, si fida e quindi rinuncia; mentre un 19 per cento insiste per fare l'esame o ricevere il farmaco finché il medico non lo accontenta. Chi poi non riesce a ottenere quel test o medicinale a cui è convinto è legato il suo benessere e la sua salute, apre la porta e si rivolge, 6% dei casi, a un altro dottore.

Uno su tre non prende le medicine prescritte. E se un 25 per cento insiste perché è persuaso di dover fare un test, c’è anche all’opposto un 38% che non fa un esame o non prende un farmaco che il medico gli prescrive perché lo considera assolutamente inutile. Della serie fidarsi sì ma non troppo.E così alla fine emerge un quadro che vede il 54 % decidere assieme al medico la cura, terapia esami necessari, un 26% che lascia l’ultima parola al dottore mentre un bel 20 % di pazienti alla fine decide da solo il da farsi,  infischiandosene dei consigli dello specialista.U

Un medico su tre fa fare esami ritenuti inutili solo per insistenza del paziente  E se il 19 % degli italiani insiste col proprio dottore perché gli faccia fare quel determinato esame e un altro 6 % deluso dal no bussa ad altri professionisti, da una recente indagine della Federazione naziona­le degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri emerge che il 36% dei dottori ha prescritto un esame richiesto con insistenza dal paziente anche se lo riteneva inutile. Esasperato dalla continua richiesta del malato, ma forse anche per paura che gli vengano imputati di errori futuri. "A volte si fanno fare esami in nome della "medicina difensiva", che da un lato genera sprechi di denaro pubblico di 10 miliardi di euro, circa il 10% della spesa sanitaria , in un sistema già messo alla prova da tagli, inefficienze e da casi di corruzione, sottolinea il Paolo Martinello presidente della fondazione Altronconsumo.
 
Cosa pensano dei test inutili gli italiani. E a proposito di esami inutili, evidentemente chiesti da altri, pensano gli intervistati al sondaggio visto che l’80 % pensa che le prescrizioni non necessarie siano un problema e un danno al servizi sanitario nazionale, perché per il 57% è uno spreco di denaro , per il 18 % può essere un rischio per i pazienti, e per il 26 % allunga le liste di attesa e quindi i tempi. Il 27 per cento dei pazienti ha raccontato che il medico gli ha prescritto almeno una volta un farmaco che lui non riteneva utile. Nel 38% dei casi non lo ha preso, nel 17 % è andato da un altro medico,  nel 45% dei casi ha seguito ugualmente l’indicazione terapeutica. Meno percepito, invece, è il fatto che un esame inutile possa essere anche un rischio per la salute (18%): le radiografie , per esempio, comportano l'esposizione a radiazioni ionizzanti, qualcosa a cui non è il caso di sottoporre l'organismo se non c'è un motivo valido.
 
Il decreto Lorenzin e le proteste. Per intervenire sui così detti esami inutili, a febbraio è arrivato il  decreto del ministro Lorenzin sull’appropriatezza che prevede  una lista di malattie e casistiche che dice ai medici  quando il paziente ha diritto ad avere un esame rimborsato e quando no. Sono state individuate 203 prestazioni, escluse le visite specialistiche, per ognuna delle quali sono indicati i casi in cui possono essere in carico al sistema sanitario. Ex i trigliceridi puo essere prescritto solo a chi ha più di quarant’anni e nei pazienti con malattia o fattori di rischio o familiarità, altrimenti si deve fare privatamente. Tra analisi di laboratorio risonanze, interventi odontoiatrici, test genetici e per le allergie di tocca il 10 % delle duemila prestazioni  del sistema sanitario.  "Un provvedimento taglia esami inutili giusto nell’intento, ma non nel metodo e che ha scatenato proteste dei medici che lo hanno considerato calato dall’alto, difficile da applicare e che può minare il rapporto di fiducia col paziente. Il problema è che si è deciso che molte prestazioni, ad esempio quelle odontoiatriche debbano essere a carico del pubblico solo fino ai 14 anni. Questo è un razionamento del servizio  pubblico, si tagliano anche esami utili col rischio che le prestazioni ricadano sul cittadino e queti senza soldi ci rinunci". Questo denunciano ad Altroconsumo dove aggiungono che dalla corte dei conti arrivano denunce sul rischio che il servizio pubblico stia portandosi a rivolgersi sempre di più ai privati, a causa dei tagli sbagliati, degli sprechi, della corruzione delle liste di attesa dei costi dei ticket sempre più alti.

Il 13 % degli italiani chiede prestiti per pagare le spese sanitarie. Nel 2015 una inchiesta di Altroconsumo ha sottolineato come  il 13 % degli italiani doveva chiedere un prestito per pagarsi le spese sanitarie e in alcuni casi era costretto a rinunciarvi. Ora la situazione è peggiorata ancora. Non solo, l’associazione in difesa dei consumatori sottolinea che, secondo gli analisti, c'è in Italia un trend  a finanziare sempre meno il servizio sanitario, che nel 2019 scenderà al 6,5% del Pil, collocando il nostro paese in fondo ai paesi Ocse.