ROMA - “Sono Mister Wolf e risolvo problemi”. L’indimenticabile protagonista del film Pulp Fiction ritorna. Questa volta per prendersi cura di aziende in difficoltà o in fase di ristrutturazione, di fusioni e di tagli. Non si chiama più Wolf ma genericamente “Temporary Manager”. Ed è a metà strada tra il medico e il consulente. In pratica un manager in affitto, rigorosamente esterno all’azienda, chiamato quando tira una brutta aria.
In Alto Adige il servizio di Temporary Management, a favore delle piccole e medie imprese altoatesine, è appena diventato ufficiale grazie ad un accordo di collaborazione tra Cna-Shv e Federmanager Bolzano. L’associazione di artigiani e piccole imprese promuoverà il servizio, mentre l’associazione dei dirigenti troverà i professionisti adeguati in base alle richieste delle aziende. Praticamente si potranno “affittare” dei manager per gestire progetti all’interno di piccole realtà che non avrebbero la forza di mantenere nel proprio staff un manager esperto a tempo pieno. Spiega Maurizio Riolfatti, presidente di Federmanager: «I tempi sono cambiati: la competizione internazionale ha imposto la necessità di profondi cambiamenti di carattere organizzativo e tecnologico, nelle metodologie informatiche e di processo, nei prodotti e nell’approccio al mercato. Le piccole aziende necessitano di competenze elevate, avvalendosi di figure manageriali a progetto pur senza perdere la caratteristica gestione familiare».
Comparso per la prima volta in Gran Bretagna verso la metà degli anni 80, quando la crisi Ict costrinse IBM a ridurre il personale, il T-Manager è stato importato dagli Usa pensando così di poter riciclare i funzionari IBM in eccesso. Dall'Inghilterra la moda è passata in altri paesi. Spesso la cosa difficile, da far accettare ai capi, è che al manager vanno conferiti deleghe e poteri. In cambio un buon temporary manager deve mettere insieme varie doti: competenza specifica sui problemi aziendali, rapidità di analisi e di valutazione, capacità di definire rapidamente piani operativi ma soprattutto il talento di creare un ambiente di lavoro motivante.
Una recente indagine internazionale promossa dal gruppo Senior Management Worldwide e da Leading Network fotografa le novità sull'argomento: il tasso di uso dei Temporary Manager è oggi salito al 16% complessivo, in particolare al 12% nella fascia 20-50 milioni e al 33% tra le grandi aziende. Ma il vero potenziale di crescita del mercato è nella fascia delle piccole e medie imprese che hanno un gran bisogno di competenze manageriali per competere in uno scenario globale. Per loro è lo strumento ideale per portare in casa competenze di alto livello. Quando si usano? Il 50% degli interventi riguarda operazioni di ristrutturazione aziendale, specialmente nelle aziende medie (20-100 milioni), con punte di oltre il 65%. Secondo lo studio le aree di maggior utilizzo dei manager potrebbero quindi essere: la gestione di progetti specifici (65%, con punte dell’80% trasversale sulle varie classi dimensionali), il passaggio generazionale (47%) e le tematiche di internazionalizzazione (37%).
In Alto Adige il servizio di Temporary Management, a favore delle piccole e medie imprese altoatesine, è appena diventato ufficiale grazie ad un accordo di collaborazione tra Cna-Shv e Federmanager Bolzano. L’associazione di artigiani e piccole imprese promuoverà il servizio, mentre l’associazione dei dirigenti troverà i professionisti adeguati in base alle richieste delle aziende. Praticamente si potranno “affittare” dei manager per gestire progetti all’interno di piccole realtà che non avrebbero la forza di mantenere nel proprio staff un manager esperto a tempo pieno. Spiega Maurizio Riolfatti, presidente di Federmanager: «I tempi sono cambiati: la competizione internazionale ha imposto la necessità di profondi cambiamenti di carattere organizzativo e tecnologico, nelle metodologie informatiche e di processo, nei prodotti e nell’approccio al mercato. Le piccole aziende necessitano di competenze elevate, avvalendosi di figure manageriali a progetto pur senza perdere la caratteristica gestione familiare».
Comparso per la prima volta in Gran Bretagna verso la metà degli anni 80, quando la crisi Ict costrinse IBM a ridurre il personale, il T-Manager è stato importato dagli Usa pensando così di poter riciclare i funzionari IBM in eccesso. Dall'Inghilterra la moda è passata in altri paesi. Spesso la cosa difficile, da far accettare ai capi, è che al manager vanno conferiti deleghe e poteri. In cambio un buon temporary manager deve mettere insieme varie doti: competenza specifica sui problemi aziendali, rapidità di analisi e di valutazione, capacità di definire rapidamente piani operativi ma soprattutto il talento di creare un ambiente di lavoro motivante.
Una recente indagine internazionale promossa dal gruppo Senior Management Worldwide e da Leading Network fotografa le novità sull'argomento: il tasso di uso dei Temporary Manager è oggi salito al 16% complessivo, in particolare al 12% nella fascia 20-50 milioni e al 33% tra le grandi aziende. Ma il vero potenziale di crescita del mercato è nella fascia delle piccole e medie imprese che hanno un gran bisogno di competenze manageriali per competere in uno scenario globale. Per loro è lo strumento ideale per portare in casa competenze di alto livello. Quando si usano? Il 50% degli interventi riguarda operazioni di ristrutturazione aziendale, specialmente nelle aziende medie (20-100 milioni), con punte di oltre il 65%. Secondo lo studio le aree di maggior utilizzo dei manager potrebbero quindi essere: la gestione di progetti specifici (65%, con punte dell’80% trasversale sulle varie classi dimensionali), il passaggio generazionale (47%) e le tematiche di internazionalizzazione (37%).