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Ndrangheta, 14 fermi: gestivano una "agenzia" per l'organizzazione delle latitanze

Operazione dello Sco e della Squadra mobile di Reggio Calabria contro giovani leve e affiliati storici dei clan Alvaro, Facchineri, Crea. Lavoravano affinché i boss potessero sotttarsi alla cattura
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REGGIO CALABRIA - Una filiera criminale, specializzata nella gestione delle latitanze. Un'agenzia di servizi, che per decenni ha permesso a pezzi da novanta dei clan della Piana di Gioia Tauro di sottrarsi alla cattura. È questa la rete smantellata all'alba dagli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, che per ordine dei magistrati della Distrettuale reggina hanno arrestato 11 persone, tutte accusate a vario titolo di associazione mafiosa, favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena.

Altri tre, destinatari di un mandato di cattura per i medesimi reati, sono invece riusciti a fuggire e sono attivamente ricercati. Si tratta di Francesco Antonio Crea (54 anni), Mario Luciano Crea (27 anni) e Girolamo Facchineri (50 anni).

Tutti uomini di peso degli omonimi clan, che insieme a giovani leve e affiliati storici degli Alvaro, dei Crea, dei Facchineri - famiglie che hanno scritto di proprio p…
REGGIO CALABRIA - Una filiera criminale, specializzata nella gestione delle latitanze. Un'agenzia di servizi, che per decenni ha permesso a pezzi da novanta dei clan della Piana di Gioia Tauro di sottrarsi alla cattura. È questa la rete smantellata all'alba dagli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, che per ordine dei magistrati della Distrettuale reggina hanno arrestato 11 persone, tutte accusate a vario titolo di associazione mafiosa, favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena.

Altri tre, destinatari di un mandato di cattura per i medesimi reati, sono invece riusciti a fuggire e sono attivamente ricercati. Si tratta di Francesco Antonio Crea (54 anni), Mario Luciano Crea (27 anni) e Girolamo Facchineri (50 anni).

Tutti uomini di peso degli omonimi clan, che insieme a giovani leve e affiliati storici degli Alvaro, dei Crea, dei Facchineri - famiglie che hanno scritto di proprio pugno la storia della 'ndrangheta nella Piana di Gioia Tauro- avevano un ruolo specifico e definito nella struttura forgiata per rendere vani gli sforzi di inquirenti e investigatori.  

Una 'macchina' che per lungo tempo ha funzionato alla perfezione. Per vent'anni, fino al 29 gennaio scorso, i boss Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro, sono riusciti infatti a sottrarsi alla cattura, grazie ad una rete fitta di fiancheggiatori e sodali che ha permesso loro di diventare ombre, senza perdere un grammo del loro potere, come della facoltà di comando. Un meccanismo che si è messo rapidamente in moto anche quando Antonio Ciliona, esponente del clan Santaiti, ha deciso di sparire dopo la conferma della condanna all'ergastolo, rimediata in secondo grado nel processo Cosa Mia.  
 
"Risultati importati, soprattutto in un territorio così ostile, così nemico come quello in cui ci ritroviamo ad operare" ha commentato il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, sottolineando gli sforzi di investigatori ed inquirenti in una terra in cui "siamo ostacolati o quanto meno rallentati da un'omertà diffusa. Nella migliore delle ipotesi ci troviamo di fronte ad omertosi, se non a collusi". Di certo, erano pienamente parte di una rete solida, strutturata, pronta a dissolversi e rinnovarsi quando le indagini la lambivano, quella smantellata oggi dagli investigatori.
 
È successo, ad esempio, nel dicembre del 2014, quando gli uomini della Mobile e dello Sco sono arrivati tanto vicini a Giuseppe Crea, da farlo mormorare, qualche ora dopo il fallito blitz, "mi sono passati di sopra". Poi, su quelle utenze intercettate è sceso il silenzio, i presunti fiancheggiatori si sono fermati.  A sostituirli c'è stata subito un'altra filiera di uomini del clan, che ha rilevato senza scossone alcuno la gestione dei latitanti. "Si trattava di una rete estremamente eterogenea, anche per l'età anagrafica e la diversa caratura criminale dei suoi componenti" ha evidenziato Andrea Grassi, capo della prima sezione dello Sco, "anche per questo di difficile individuazione".
 
"In molti poi, hanno dimostrato di essere esperti nell'uso della tecnologia", ha aggiunto il procuratore Gaetano Paci, ricordando come per la rete non sia stato difficile cambiare metodo di comunicazione, quando ha iniziato a percepire il fiato degli investigatori sul collo. Per dribblare le intercettazioni - hanno scoperto poi gli investigatori - hanno posato i cellulari per tornare alle vecchie comunicazioni via radio. In questo modo "Alberto" e "Ciccio" - i due nomi in codice usati da Crea e Ferraro - potevano comunicare necessità ed esigenze, cui la rete rispondeva in modo più che solerte. Al momento della cattura, nel loro covo sono stati trovati anche i resti di una cena a base di ostriche .