"c'è un treno che passa
la casa che trema
il cielo si piega su rovi d'attesa
un brivido corre
lungo tutta la schiena
sono anni di merda
forse un livido appena..."
Da sempre il treno ha ispirato grandi pensieri e infinite speranze in fuga su due rotaie che sembrano non avere fine.
Come le due rette parallele che, a scuola abbiamo imparato, non si incontreranno mai. Almeno così dicono...
Come il mare, che pensi sia infinito quando ti perdi nella linea dell'orizzonte lontana e speri che ci sia dell'altro oltre quel limite.
Come il cielo che immagini abbracci altri pianeti di cui non hai la ben che minima conoscenza o idea.
E come per questi tanti posti dell'universo, guardare il treno ti porta a pensare che c'è sempre un'altra possibilità: basta salirci, o cambiare direzione, basta guardare il binario accanto (quando c'è...) e compare come per magia la speranza di un altro modo di vivere la tua vita, un altro posto che ti cresca e ti adotti al di là di quel binario perché tutto vada come speravi.
Da sempre il treno ispira, o quasi... sicuramente almeno da quando quel Leonardo Da Vinci lì ebbe l'intuizione rivoluzionaria e semplice di due rette parallele su cui il mondo si sarebbe potuto muovere, con tranquillità assoluta, da quel "ciuf-ciuf " in poi.
"Ciuf-ciuf" è il suono felice e tanto onomatopeico che ogni bambino, nessuno escluso, ha sbuffato fuori dalla sua boccuccia, immaginando lunghi treni percorrere la propria infanzia, per poi ritrovarsi catapultati nell'adolescenza, con le mani sulle spalle di un altro bambino quasi adulto, simulando un trenino danzereccio, con il "ciuf-ciuf " trasformato per l'occorrenza festosa in un "Brigitte Bardot Bardot".
Ma resta pur sempre un treno umano.
Un simbolo di gioia e condivisione assoluti.
Sì, certo, a volte si è fatto odiare, quando ha portato via da noi persone care in posti lontanissimi o quando ha convinto il nostro amore a salirci su per salpare verso nuove avventure.
Quante lacrime ha asciugato?!
Ma quante speranze ci ha sempre restituito?!
Che fosse guardarlo arrivare da fuori o si trattasse di viverlo da dentro, con il mondo che viaggia in senso contrario alla tua direzione ammirato attraverso il finestrino, ha sempre portato con sé lunghe riflessioni sulla vita di ognuno di noi.
Vivevo con i miei cinque amici in una cascina in quel di Parma, la nostra casa 69.
Un treno che passava a gran velocità e tagliava in due perfettamente la finestra da cui si lasciava guardare, ha dato vita a tanta musica, tanti viaggi ancora, tante relazioni nuove, tanta felicità condivisa con migliaia di persone.
"c'è un treno che passa,
la casa che trema..
sono anni di merda,
forse un livido appena..."
Da sempre spunto di riflessione per grandi cose e verso quelle ci ha condotto.
Da ieri, esattamente dalle 11 e 30 del 12 luglio 2016, quel treno ha cambiato direzione.
Ci sta portando verso posti orrendi, che mai avremmo voluto visitare.
Ci sta mostrando il dolore in tutta la sua prepotenza che esclude qualsiasi tipo di immagine di speranza o sogno.
Solo tanta voglia di scappare via e sperare che, magicamente, compaia un altro binario accanto a questo morto, che sappia dove portarci per renderci ancora felici e soprattutto possa restituire alle famiglie i propri cari che hanno visto partire e non tornare più.
Una direzione contraria a quella che quelle povere anime innocenti hanno scelto ieri, prendendo quel treno.
E sembra che non voglia proprio farci scendere per mostrarci, in un viaggio di sola andata, tutto quello che il paese reale è davvero fuori dal sogno, fuori da quel finestrino da cui un ragazzo ieri sognava ad occhi aperti prima dello scontro, fuori da quel treno pieno di carne e pensieri semplici come semplici erano le loro vite, affidate con fiducia a sicurezza a due rotaie, soltanto due rotaie, che avrebbero potuto contenere solo un treno.
Sarà dura far ritornare indietro quel treno.
Ci vorranno tante immagini da ripulire del sangue di questi poveri eroi per tornare a pensare "serenamente" al treno come isola sicura in movimento verso altre mete.
Servirà tanto tempo perché la nostra fantasia da bambini elabori questo lutto inammissibile.
Servirà un binario nuovo accanto questo morto, per tornare a vivere.
"Ciuf-ciuf" e immagino di prendere i due treni con le mani per rimetterli in posizione corretta perché il mondo torni a girare bene.
"Ciuf- ciuf" e voglio tornare indietro al momento esatto in cui i passeggeri sognano fuori dal finestrino, stringono le mani della propria amata, dormono con la testa all'ingiù incuranti del pericolo, leggono un libro immaginando di scriverne uno un giorno, parlano al telefono avvisando che da lì a poco torneranno a casa.
"Ciuf-ciuf" e tutto tornerà al suo posto.
Ma loro no, non più!
Saranno via quando avremo dimenticato e saremo tornati ai nostri sogni su più rotaie.
Vedrete, cari fratelli e sorelle su quei due treni maledetti: saranno le vostre vite perse a farci tornare con forza sui nostri passi, a cambiare il mondo che vi ha uccisi, a cambiare noi stessi e a farci tornare bambini ancora una volta.
"Ciuf-ciuf" e penseremo a voi, che ce lo avete permesso.
Per sempre!
GIULIANO SANGIORGI
la casa che trema
il cielo si piega su rovi d'attesa
un brivido corre
lungo tutta la schiena
sono anni di merda
forse un livido appena..."
Da sempre il treno ha ispirato grandi pensieri e infinite speranze in fuga su due rotaie che sembrano non avere fine.
Come le due rette parallele che, a scuola abbiamo imparato, non si incontreranno mai. Almeno così dicono...
Come il mare, che pensi sia infinito quando ti perdi nella linea dell'orizzonte lontana e speri che ci sia dell'altro oltre quel limite.
Come il cielo che immagini abbracci altri pianeti di cui non hai la ben che minima conoscenza o idea.
E come per questi tanti posti dell'universo, guardare il treno ti porta a pensare che c'è sempre un'altra possibilità: basta salirci, o cambiare direzione, basta guardare il binario accanto (quando c'è...) e compare come per magia la speranza di un altro modo di vivere la tua vita, un altro posto che ti cresca e ti adotti al di là di quel binario perché tutto vada come speravi.
Da sempre il treno ispira, o quasi... sicuramente almeno da quando quel Leonardo Da Vinci lì ebbe l'intuizione rivoluzionaria e semplice di due rette parallele su cui il mondo si sarebbe potuto muovere, con tranquillità assoluta, da quel "ciuf-ciuf " in poi.
"Ciuf-ciuf" è il suono felice e tanto onomatopeico che ogni bambino, nessuno escluso, ha sbuffato fuori dalla sua boccuccia, immaginando lunghi treni percorrere la propria infanzia, per poi ritrovarsi catapultati nell'adolescenza, con le mani sulle spalle di un altro bambino quasi adulto, simulando un trenino danzereccio, con il "ciuf-ciuf " trasformato per l'occorrenza festosa in un "Brigitte Bardot Bardot".
Ma resta pur sempre un treno umano.
Un simbolo di gioia e condivisione assoluti.
Sì, certo, a volte si è fatto odiare, quando ha portato via da noi persone care in posti lontanissimi o quando ha convinto il nostro amore a salirci su per salpare verso nuove avventure.
Quante lacrime ha asciugato?!
Ma quante speranze ci ha sempre restituito?!
Che fosse guardarlo arrivare da fuori o si trattasse di viverlo da dentro, con il mondo che viaggia in senso contrario alla tua direzione ammirato attraverso il finestrino, ha sempre portato con sé lunghe riflessioni sulla vita di ognuno di noi.
Vivevo con i miei cinque amici in una cascina in quel di Parma, la nostra casa 69.
Un treno che passava a gran velocità e tagliava in due perfettamente la finestra da cui si lasciava guardare, ha dato vita a tanta musica, tanti viaggi ancora, tante relazioni nuove, tanta felicità condivisa con migliaia di persone.
"c'è un treno che passa,
la casa che trema..
sono anni di merda,
forse un livido appena..."
Da sempre spunto di riflessione per grandi cose e verso quelle ci ha condotto.
Da ieri, esattamente dalle 11 e 30 del 12 luglio 2016, quel treno ha cambiato direzione.
Ci sta portando verso posti orrendi, che mai avremmo voluto visitare.
Ci sta mostrando il dolore in tutta la sua prepotenza che esclude qualsiasi tipo di immagine di speranza o sogno.
Solo tanta voglia di scappare via e sperare che, magicamente, compaia un altro binario accanto a questo morto, che sappia dove portarci per renderci ancora felici e soprattutto possa restituire alle famiglie i propri cari che hanno visto partire e non tornare più.
Una direzione contraria a quella che quelle povere anime innocenti hanno scelto ieri, prendendo quel treno.
E sembra che non voglia proprio farci scendere per mostrarci, in un viaggio di sola andata, tutto quello che il paese reale è davvero fuori dal sogno, fuori da quel finestrino da cui un ragazzo ieri sognava ad occhi aperti prima dello scontro, fuori da quel treno pieno di carne e pensieri semplici come semplici erano le loro vite, affidate con fiducia a sicurezza a due rotaie, soltanto due rotaie, che avrebbero potuto contenere solo un treno.
Sarà dura far ritornare indietro quel treno.
Ci vorranno tante immagini da ripulire del sangue di questi poveri eroi per tornare a pensare "serenamente" al treno come isola sicura in movimento verso altre mete.
Servirà tanto tempo perché la nostra fantasia da bambini elabori questo lutto inammissibile.
Servirà un binario nuovo accanto questo morto, per tornare a vivere.
"Ciuf-ciuf" e immagino di prendere i due treni con le mani per rimetterli in posizione corretta perché il mondo torni a girare bene.
"Ciuf- ciuf" e voglio tornare indietro al momento esatto in cui i passeggeri sognano fuori dal finestrino, stringono le mani della propria amata, dormono con la testa all'ingiù incuranti del pericolo, leggono un libro immaginando di scriverne uno un giorno, parlano al telefono avvisando che da lì a poco torneranno a casa.
"Ciuf-ciuf" e tutto tornerà al suo posto.
Ma loro no, non più!
Saranno via quando avremo dimenticato e saremo tornati ai nostri sogni su più rotaie.
Vedrete, cari fratelli e sorelle su quei due treni maledetti: saranno le vostre vite perse a farci tornare con forza sui nostri passi, a cambiare il mondo che vi ha uccisi, a cambiare noi stessi e a farci tornare bambini ancora una volta.
"Ciuf-ciuf" e penseremo a voi, che ce lo avete permesso.
Per sempre!
GIULIANO SANGIORGI