'Ndrangheta, gli ulivi per dire no alla paura: la cooperativa sociale celebra la "festa della ripartenza"
Alessia Candito, ALESSIA CANDITOL'niziativa nelle campagne calabresi: il gruppo Goel Bio ha piantato ventisei alberi per rispondere alle intimidazioni delle mafie. Il presidente della cooperativa: "La nostra battaglia per fare da scudo ai produttori che spesso sono soli contro la prepotenza dei clan"
Ventisei ulivi per dire no alla paura. Ventisei alberi per rispondere con una nuova sfida alla prepotenza della ‘ndrangheta, che anche nelle campagne calabresi pretende di imporre il suo dominio e il suo modo di produrre. Così il gruppo cooperativo Goel Bio ha deciso oggi pomeriggio di rispondere alle intimidazioni recentemente subite da alcuni dei suoi soci, che hanno visto la propria produzione abbattuta o sradicata da mani ignote, ma che lasciano una firma precisa.
È successo nella notte tra il 25 e il 26 giugno, in contrada Tavoleria, a Stilo, in provincia di Reggio Calabria, dove sono stati tagliati tredici alberi di ulivi di appena vent’anni. È successo di nuovo la notte fra il 4 e il 5 luglio, a Briatico, dove un’intera produzione di cipolle biologiche è stata estirpata. Danneggiamenti che mandano in fumo anni di lavoro e in crisi intere cooperative o piccole aziende, ma cui il gruppo risponde con la forza di tutti i produtto…
È successo nella notte tra il 25 e il 26 giugno, in contrada Tavoleria, a Stilo, in provincia di Reggio Calabria, dove sono stati tagliati tredici alberi di ulivi di appena vent’anni. È successo di nuovo la notte fra il 4 e il 5 luglio, a Briatico, dove un’intera produzione di cipolle biologiche è stata estirpata. Danneggiamenti che mandano in fumo anni di lavoro e in crisi intere cooperative o piccole aziende, ma cui il gruppo risponde con la forza di tutti i produtto…
Ventisei ulivi per dire no alla paura. Ventisei alberi per rispondere con una nuova sfida alla prepotenza della ‘ndrangheta, che anche nelle campagne calabresi pretende di imporre il suo dominio e il suo modo di produrre. Così il gruppo cooperativo Goel Bio ha deciso oggi pomeriggio di rispondere alle intimidazioni recentemente subite da alcuni dei suoi soci, che hanno visto la propria produzione abbattuta o sradicata da mani ignote, ma che lasciano una firma precisa.
È successo nella notte tra il 25 e il 26 giugno, in contrada Tavoleria, a Stilo, in provincia di Reggio Calabria, dove sono stati tagliati tredici alberi di ulivi di appena vent’anni. È successo di nuovo la notte fra il 4 e il 5 luglio, a Briatico, dove un’intera produzione di cipolle biologiche è stata estirpata. Danneggiamenti che mandano in fumo anni di lavoro e in crisi intere cooperative o piccole aziende, ma cui il gruppo risponde con la forza di tutti i produttori e una “festa della ripartenza”.
“È proprio questa la chiave della nostra battaglia - dice il presidente di Goel, Vincenzo Linarello – In questo modo dimostriamo che il produttore non è solo di fronte alla ‘ndrangheta, ma dietro c’è un’intera organizzazione che reagisce e dice no”. Una sfida nella sfida per il piccolo gruppo cooperativo nato nel 2003 per iniziativa della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Locri-Gerace su iniziativa del vescovo dell’epoca, monsignor Bregantini. Un progetto pensato per combattere la disoccupazione endemica nella zona e con l’ambizione di costruire il cambiamento della Locride, mettendo insieme le vittime della prepotenza mafiosa. Gli agricoltori, in primo luogo, riuniti sotto il marchio Goel Bio. Ma anche gli operatori di turismo responsabile, la moda etica, le cooperative che si occupano di progetti sociali".
"Il nostro progetto - prosegue LInarello - vuole essere uno scudo per i produttori che spesso sono soli contro la prepotenza dei clan, dall’altra vuole eliminare l’iniquità sociale che è l’humus in cui la mentalità mafiosa genera e si radica”. Ecco perché tutte le aziende e le cooperative Goel se da una parte hanno detto no ai diktat della grande distribuzione, in modo da emancipare i produttori da costi e percorsi imposti, dall’altra sono rigidissime in tema di rispetto delle norme sul lavoro. “Tutti i nostri soci – continua il presidente – sono sottoposti a regolari ispezioni e controlli a sorpresa. Anche in caso di un solo operaio o bracciante impiegato a nero, è prevista l’espulsione dal gruppo, la denuncia alle autorità competenti e una sanzione per danno di immagine che va dai diecimila euro in su”.
Un modello che funziona. Se il marchio Cangiari, nato sotto l’ala protettiva della casa di moda Versace, ha già fatto il suo ingresso trionfale nel mondo dell’alta moda, i produttori di arance Goel Bio sono gli unici in Calabria che riescano a vendere i propri prodotti a 40 centesimi al chilo. Un lusso in una regione in cui il prezzo medio oscilla fra i 5 e i 10 centesimi. “Questa è la prova che stare dalla parte della legalità, delle produzioni sane e biologiche certificate, del lavoro degno, conviene. E la ‘ndrangheta – conclude Linarello – non lo sopporta, perché è un esempio”.
Per questo i soci del gruppo cooperativo Goel sono da anni vittime di intimidazioni. Ma non si arrendono. Anzi, puntano ancora più in alto. “Stiamo studiando la commercializzazione dei nostri prodotti anche all’estero, ma nel frattempo lavoriamo anche con la Dda di Reggio Calabria e l’Agenzia dei beni confiscati a un sistema che renda immediatamente leggibili i beni disponibili. Non sono immediatamente accessibili quindi non riusciamo a lavorare sui beni tolti ai clan, ma in futuro – conclude Linarello – chissà”.
È successo nella notte tra il 25 e il 26 giugno, in contrada Tavoleria, a Stilo, in provincia di Reggio Calabria, dove sono stati tagliati tredici alberi di ulivi di appena vent’anni. È successo di nuovo la notte fra il 4 e il 5 luglio, a Briatico, dove un’intera produzione di cipolle biologiche è stata estirpata. Danneggiamenti che mandano in fumo anni di lavoro e in crisi intere cooperative o piccole aziende, ma cui il gruppo risponde con la forza di tutti i produttori e una “festa della ripartenza”.
“È proprio questa la chiave della nostra battaglia - dice il presidente di Goel, Vincenzo Linarello – In questo modo dimostriamo che il produttore non è solo di fronte alla ‘ndrangheta, ma dietro c’è un’intera organizzazione che reagisce e dice no”. Una sfida nella sfida per il piccolo gruppo cooperativo nato nel 2003 per iniziativa della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Locri-Gerace su iniziativa del vescovo dell’epoca, monsignor Bregantini. Un progetto pensato per combattere la disoccupazione endemica nella zona e con l’ambizione di costruire il cambiamento della Locride, mettendo insieme le vittime della prepotenza mafiosa. Gli agricoltori, in primo luogo, riuniti sotto il marchio Goel Bio. Ma anche gli operatori di turismo responsabile, la moda etica, le cooperative che si occupano di progetti sociali".
"Il nostro progetto - prosegue LInarello - vuole essere uno scudo per i produttori che spesso sono soli contro la prepotenza dei clan, dall’altra vuole eliminare l’iniquità sociale che è l’humus in cui la mentalità mafiosa genera e si radica”. Ecco perché tutte le aziende e le cooperative Goel se da una parte hanno detto no ai diktat della grande distribuzione, in modo da emancipare i produttori da costi e percorsi imposti, dall’altra sono rigidissime in tema di rispetto delle norme sul lavoro. “Tutti i nostri soci – continua il presidente – sono sottoposti a regolari ispezioni e controlli a sorpresa. Anche in caso di un solo operaio o bracciante impiegato a nero, è prevista l’espulsione dal gruppo, la denuncia alle autorità competenti e una sanzione per danno di immagine che va dai diecimila euro in su”.
Un modello che funziona. Se il marchio Cangiari, nato sotto l’ala protettiva della casa di moda Versace, ha già fatto il suo ingresso trionfale nel mondo dell’alta moda, i produttori di arance Goel Bio sono gli unici in Calabria che riescano a vendere i propri prodotti a 40 centesimi al chilo. Un lusso in una regione in cui il prezzo medio oscilla fra i 5 e i 10 centesimi. “Questa è la prova che stare dalla parte della legalità, delle produzioni sane e biologiche certificate, del lavoro degno, conviene. E la ‘ndrangheta – conclude Linarello – non lo sopporta, perché è un esempio”.
Per questo i soci del gruppo cooperativo Goel sono da anni vittime di intimidazioni. Ma non si arrendono. Anzi, puntano ancora più in alto. “Stiamo studiando la commercializzazione dei nostri prodotti anche all’estero, ma nel frattempo lavoriamo anche con la Dda di Reggio Calabria e l’Agenzia dei beni confiscati a un sistema che renda immediatamente leggibili i beni disponibili. Non sono immediatamente accessibili quindi non riusciamo a lavorare sui beni tolti ai clan, ma in futuro – conclude Linarello – chissà”.