Base jumping, nel mito di Icaro: ecco come è cambiata la passione per la tuta alare
di LEONARDO BIZZAROIl primo a sperimentare l'ebbrezza del volo - senza paracadute, o deltaplano, o parapendio - fu Patrick de Gayardon. Dopo la sua morte, furono sperimentate tecniche più sicure. Ma il rischio è tutt'altro che azzerato. Lo prova la lunga serie di incidenti tragici in questa disciplina
Il riferimento più ovvio è a Icaro, alle sue ali incollate con la cera e alla sfida al sole, finita come sappiamo. Ma più concretamente la tuta alare ha un padre reale, molto più vicino a noi. E' stato Patrick de Gayardon, uomo copertina dei rotocalchi francesi degli anni Novanta, a provare per primo l'ebbrezza del volo non più o non solo con il paracadute o con il deltaplano e il parapendio, ma grazie all'aiuto di una tuta che fosse essa stessa un sistema di sospensione nel vuoto. L'intuizione gli venne osservando le ali dei pipistrelli, costituite da una membrana detta patagio, caratteristica anche di altri mammiferi e, nell'antichità, degli pterosauri. E dunque, più che Icaro, il nume tutelare dei "wingsuiter" è Batman. Ma il rischio è che molto più facilmente si faccia la fine del primo, più che del secondo.
De Gayardon ufficializzò la nascita della tuta alare n…
De Gayardon ufficializzò la nascita della tuta alare n…
Il riferimento più ovvio è a Icaro, alle sue ali incollate con la cera e alla sfida al sole, finita come sappiamo. Ma più concretamente la tuta alare ha un padre reale, molto più vicino a noi. E' stato Patrick de Gayardon, uomo copertina dei rotocalchi francesi degli anni Novanta, a provare per primo l'ebbrezza del volo non più o non solo con il paracadute o con il deltaplano e il parapendio, ma grazie all'aiuto di una tuta che fosse essa stessa un sistema di sospensione nel vuoto. L'intuizione gli venne osservando le ali dei pipistrelli, costituite da una membrana detta patagio, caratteristica anche di altri mammiferi e, nell'antichità, degli pterosauri. E dunque, più che Icaro, il nume tutelare dei "wingsuiter" è Batman. Ma il rischio è che molto più facilmente si faccia la fine del primo, più che del secondo.
De Gayardon ufficializzò la nascita della tuta alare nell'autunno 1997, lanciandosi da un elicottero a 6mila metri e scendendo fra le "aiguilles" del Monte Bianco. Sei mesi più tardi il paracadute che avrebbe dovuto depositarlo a terra non si aprì e per lui fu la fine. I suoi imitatori capirono però che quella era la via giusta perché l'avanzamento nell'aria riuscisse a superare la caduta verticale, sia pur frenata. Nacquero le prime aziende che svilupparono tute sempre più sicure - per quanto sia possibile in una disciplina ad altissima tasso di pericolosità - ma soprattutto, di lì a pochi anni, si comprese che la "wingsuit" poteva essere un'evoluzione del "base jump", il salto con il paracadute da una struttura fissa - gru, impianti di risalita, fabbricati - o dalle rocce. Anziché precipitare in verticale si sarebbe potuto allontanarsi dalla parete, fino a scendere zigzagando lungo una valle, come mostrano i numerosissimi video postati regolarmente su youtube.
Lo "sport", se così può essere definito, attrae un numero piuttosto ampio di appassionati, che arrivano dal mondo del paracadutismo come da quello dell'alpinismo, ma ci sono anche tanti stuntmen a praticarlo. Per chi è in cerca di scariche di adrenalina, non c'è in effetti una pratica più indicata. Soprattutto se, come si può vedere nei video più raccapriccianti, la tecnica adottata è quella del "proximity flying", il volo radente a sfiorare cime degli alberi e costoni rocciosi. O addirittura penetrare, a 200 chilometri orari, dentro a fori nelle rocce larghi non più di un paio di metri, come accade nel video girato da Uli Emanuele nella Lauterbrunnental, in Svizzera. Ma nel 2011 lo statunitense Jeb Corliss ha fatto la stessa cosa prima attraverso una cascata, poi nel buco famoso del monte Tianmen in Cina.
Il prezzo di una tuta alare è di circa 1400 euro, cui va aggiunto però il paracadute, il necessario corso di perfezionamento e i relativi salti - con il solo paracadute, all'inizio - i trasporti: cominciare a volare non costa meno di 13mila euro. Coperti in gran parte con l'aiuti degli sponsor.
Altro capitolo è la pericolosità della tuta alare. A metà giugno si è schiantato nel gruppo del Bianco Dario Zanon, trentratreenne padovano. Il 2015 ha visto la scomparsa di Johnny Strange, star degli sport estremi, e, nello Yosemite, del notissimo Dean Potter, caduto con l'amico Graham Hunt. Morti cui vanno aggiunte quelli dei base jumper che non facevano uso della wingsuit. Fino alla notizia di oggi: il base jumper altoatesino Uli Emanuele, 29 anni, morto mentre si trovava in Svizzera sulle montagne di Lauterbrunnen per le riprese di uno di quei video che lo avevano consacrato come star su internet. Difficile che un patito della tuta alare se ne vada sulla sua poltrona.
De Gayardon ufficializzò la nascita della tuta alare nell'autunno 1997, lanciandosi da un elicottero a 6mila metri e scendendo fra le "aiguilles" del Monte Bianco. Sei mesi più tardi il paracadute che avrebbe dovuto depositarlo a terra non si aprì e per lui fu la fine. I suoi imitatori capirono però che quella era la via giusta perché l'avanzamento nell'aria riuscisse a superare la caduta verticale, sia pur frenata. Nacquero le prime aziende che svilupparono tute sempre più sicure - per quanto sia possibile in una disciplina ad altissima tasso di pericolosità - ma soprattutto, di lì a pochi anni, si comprese che la "wingsuit" poteva essere un'evoluzione del "base jump", il salto con il paracadute da una struttura fissa - gru, impianti di risalita, fabbricati - o dalle rocce. Anziché precipitare in verticale si sarebbe potuto allontanarsi dalla parete, fino a scendere zigzagando lungo una valle, come mostrano i numerosissimi video postati regolarmente su youtube.
Lo "sport", se così può essere definito, attrae un numero piuttosto ampio di appassionati, che arrivano dal mondo del paracadutismo come da quello dell'alpinismo, ma ci sono anche tanti stuntmen a praticarlo. Per chi è in cerca di scariche di adrenalina, non c'è in effetti una pratica più indicata. Soprattutto se, come si può vedere nei video più raccapriccianti, la tecnica adottata è quella del "proximity flying", il volo radente a sfiorare cime degli alberi e costoni rocciosi. O addirittura penetrare, a 200 chilometri orari, dentro a fori nelle rocce larghi non più di un paio di metri, come accade nel video girato da Uli Emanuele nella Lauterbrunnental, in Svizzera. Ma nel 2011 lo statunitense Jeb Corliss ha fatto la stessa cosa prima attraverso una cascata, poi nel buco famoso del monte Tianmen in Cina.
Il prezzo di una tuta alare è di circa 1400 euro, cui va aggiunto però il paracadute, il necessario corso di perfezionamento e i relativi salti - con il solo paracadute, all'inizio - i trasporti: cominciare a volare non costa meno di 13mila euro. Coperti in gran parte con l'aiuti degli sponsor.
Altro capitolo è la pericolosità della tuta alare. A metà giugno si è schiantato nel gruppo del Bianco Dario Zanon, trentratreenne padovano. Il 2015 ha visto la scomparsa di Johnny Strange, star degli sport estremi, e, nello Yosemite, del notissimo Dean Potter, caduto con l'amico Graham Hunt. Morti cui vanno aggiunte quelli dei base jumper che non facevano uso della wingsuit. Fino alla notizia di oggi: il base jumper altoatesino Uli Emanuele, 29 anni, morto mentre si trovava in Svizzera sulle montagne di Lauterbrunnen per le riprese di uno di quei video che lo avevano consacrato come star su internet. Difficile che un patito della tuta alare se ne vada sulla sua poltrona.