Cronaca

Owens: "L'attivismo serve anche all'immagine"

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"Capiremo se l'attivismo di Beyoncé è onesto dopo i Grammy. Se continuerà a far politica vuol dire che è sincera. Ma se cambierà look, messaggio, causa, i sospetti di opportunismo saranno confermati". Ernest Owens, il più giovane editorialista d'America - a 24 anni ha una rubrica sull'Huffington Post, un talk show radiofonico sulla cultura pop e una pellicola arrivata in finale al Tribeca Film Festival - non teme la sfida con le grandi star per il modo in cui affrontano la questione razziale. Grande conoscitore della cultura black, è infatti famoso per un'epica lite su Twitter con il cantante Justin Timberlake, da lui accusato di sfruttare i neri per meri motivi di successo.

Ha parlato di sfruttamento anche rispetto a Beyoncé. Pensa che non sia sincera?
"Difficile giudicare. È importante aver dato alle mamme dei ragazzi uccisi dalla polizia un'occasione di visibilità come quella degli Mtv Awards. Ma sul tappeto rosso mi sono sembrate accessori dell'artista. Un dettaglio estetico di cui la gente sta parlando nello stesso modo con cui di solito commenta i suoi vestiti".

Ha offerto alle madri un palcoscenico globale. Non è un modo per sostenerne la lotta?
"Mi chiedo quanto i fan abbiano davvero capito, quanti le abbiano riconosciute. E poi se anche Beyoncé è sincera - e probabilmente lo è - temo comunque che l'esibizione di attivismo sia frutto di un calcolo commerciale. Penso insomma che il messaggio sia giusto, ma sia sbagliato il modo in cui ha scelto di farlo passare".

Pensa che se ne serva per vendere più dischi? Non sembra ne abbia bisogno...
"A voler pensare male si può credere che la svolta impegnata sia parte di una strategia per vincere il Grammy per l'album dell'anno. Beyoncé non è un'artista che improvvisa nulla, anzi è considerata la più abile stratega del mondo della musica. Ha saputo trasformare se stessa in brand, sarebbe ingenuo pensare che il suo attivismo non sia parte di una meditata strategia d'immagine. Anche se sono convinto che condivide quei valori non escludo che li stia usando".

Cosa pensa degli altri artisti afroamericani che hanno preso posizioni dure contro il razzismo? Opportunisti anche loro?
"Ci sono diversi livelli d'impegno. Alcuni sono attivi da sempre, per loro parla un'intera vita in prima linea. Penso a John Legend, da sempre impegnato nel sociale. Ad Alicia Keys, che si è occupata per anni di Aids senza clamore. Poi ci sono altri che vedono l'impegno dei loro colleghi, il consenso che ne deriva e cercano di fare altrettanto ".

Ad esempio?
"Non escludo che l'album impegnato di Kendrick Lamar abbia dato una spinta alla svolta di Beyoncé, che invece fino a poco tempo fa era focalizzata sulla sua immagine. Insomma, non ha cominciato lei a parlare di questioni razziali: ci è saltata sopra, ma siccome ha abbastanza soldi e potere, le sta facendo proprie. Corre anche dei rischi: parlare a favore di certe cose ti mette anche alcune persone contro. E non dimentichiamo che sta per compiere 35 anni, vuole essere considerata un'artista matura. Beyoncé vuole distinguersi: ma non è una coincidenza. È parte del brand"