Bollette di luce e gas, la truffa telefonica per il cambio di gestore
Corinna Spirito
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Valeria Teodonio
Si spaccia per un'operatrice di Acea e tenta di ottenere dati personali ed estremi della bolletta: la telefonata arrivata in redazione fa parte della truffa già segnalata dalla polizia postale. Ecco in cosa consiste
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''Chiamo dall’area commerciale di Acea. Ho bisogno di verificare se ti hanno aggiornato la nuova tariffa. Mi devi solo confermare il tuo nome. Mica posso perdere il lavoro per te''. Questa telefonata arriva mentre siamo in redazione, a un telefono cellulare. Non sappiamo chi ci sia dall’altra parte. Di certo c'è solo che a parlare è una donna. Che dice di chiamare per conto di Acea. Anche se sul display leggiamo: numero sconosciuto. Vuole i nostri dati e il nostro POD (ossia il codice identificativo dell'utenza elettrica, che serve, tra le altre cose, per effettuare il cambio di gestore). Ci spiega che ha bisogno di verificare il nostro nome e cognome per poter fare un cambio di tariffa. Sostiene che questo cambio diventerà presto obbligatorio e che avrà un costo. Ma che se fatto con lei al telefono non ci costerà nulla. Le rispondiamo che abbiamo dei dubbi, ma ci tranquillizza: “Una truffa? No, assolutissimamente”. Poi insiste con forza. E sostiene che non può perdere il posto a causa nostra. Prova in tutti i modi, con toni a tratti aggressivi, a registrare un nostro assenso. Assenso che sarebbe servito - secondo gli esperti che poi abbiamo interpellato - a provare che vogliamo firmare un nuovo contratto per l'elettricità.
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Insomma, una truffa. Confermata proprio dalla stessa Acea. L’azienda ci scrive infatti di essere totalmente estranea: ''Vi informiamo - spiega in una nota - che il numero 338(…) non figura nel database di Acea per i contatti commerciali avvenuti in questi giorni. L'azienda è da considerarsi estranea e all'oscuro di comportamenti fraudolenti da parte di (presunte) società commerciali che non fanno capo ai propri servizi''.
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Questo tipo di raggiro è sempre più diffuso: da inizio 2016 solo l'Adoc (L'Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori) ha registrato 900 segnalazioni di truffe telefoniche riguardanti le bollette di luce e gas, e prevede che entro la fine dell'anno saranno 1200. Tre volte di più rispetto a quelle registrate nel 2015. Tanto che anche la polizia postale ha deciso di mettere in guardia gli utenti. All'inizio della telefonata viene solitamente chiesto: "È lei il Signor..?" e il nostro "sì" viene registrato e poi illecitamente usato come consenso a un cambio di contratto che non abbiamo mai chiesto.
Una pratica che viola, tra l’altro, la normativa del codice di consumo e le direttive comunitarie secondo le quali il cambio di gestore non può avvenire telefonicamente: è sempre necessaria una conferma scritta da parte dell’utente. Illegale ma efficace. Perché il conto da pagare arriva. E non capita di rado che ci si ritrovi con bollette doppie: una della compagnia con cui la persona aveva effettivamente firmato il contratto e la seconda della società che con l’inganno ha legato a sé il consumatore.
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A vigilare su queste truffe è l’Antitrust, il garante per la concorrenza. ''Una società che si spaccia per un’altra - spiega Iacopo Berti, responsabile della tutela del consumatore di Agcm - commette una pratica commerciale scorretta, visto che chi risponde al telefono viene ingannato sull'identità del professionista e quindi indebitamente condizionato ad accettare un nuovo contratto''. Ma cosa rischia l’azienda che truffa? “Prima di tutto - continua Berti - reclami, contratti non validi o con elevati tassi di ripensamento. Quindi un'attività di acquisizione debole e con poco profitto, oltre che sanzioni da parte dell'Autorità”. Infatti l’Antitrust può sanzionare le condotte sleali e aggressive. “Abbiamo concluso recentemente sette procedimenti con l’applicazione di sanzioni importanti, oltre sei milioni di euro. E quattro nuovi procedimenti sono tuttora in corso”. Ma esistono degli strumenti per difendersi. "Va ricordato - aggiunge Berti - che in caso di attivazione non richiesta il consumatore non deve pagare alcun corrispettivo al professionista ai sensi dell'art. 66 bis del Codice del Consumo”. L’utente che si sente truffato può dunque fare una segnalazione all'Antitrust, ma anche chiedere l'assistenza di associazioni di consumatori ed esercitare in ogni momento il diritto di recesso.
Pratiche valide, che richiedono però del tempo. Per questo è sempre meglio proteggersi preventivamente e stare in guardia quando ci vengono richieste delle informazioni al telefono. Ma cos’è che deve far attivare in noi un campanello d’allarme? “Solitamente - spiega Gaia Pinto, responsabile dell’ufficio legale di Adoc Frosinone - queste aziende non si identificano mai chiaramente, chiedono insistentemente i dati personali e i dati sensibili delle fatture”. Informazioni che non vanno date, neanche nel caso in cui l’azienda si identifichi. “Se l’operatore telefonico sta realmente chiamando dalla società che fornisce luce e gas a quell’utente - chiarisce Gaia Pinto - conosce già gli estremi delle bollette. Consiglio di attaccare il telefono quando vengono chiesti codici Pod o dati personali”. Non solo. Il sospetto deve scattare anche quando il numero del gestore di luce e gas non appare sullo schermo. “Chi ci propone un contratto deve sempre qualificarsi - spiega Giuseppe Busia, segretario generale del Garante per la Privacy - e il numero da cui chiama deve essere in chiaro. È illegale camuffarlo”.
E come faceva la sedicente operatrice di Acea ad avere il nostro numero di telefono? Spesso siamo proprio noi - a volte senza neanche rendercene conto - a dare il consenso a diffondere il nostro nome, cognome, data di nascita e numero di telefono. Basta, per esempio, fare una tessera fedeltà al supermercato. Perché per usufruire di sconti e promozioni, bisogna sottoscrivere dei moduli, nei quali a volte accettiamo di concedere a terzi il trattamento dei nostri dati personali.
La voce al telefono insiste fino all’ultimo: “Facciamo così, visto che hai dei dubbi: inserisco al terminale che non vuoi aderire subito. Mi confermi soltanto i tuoi dati e metto che non vuoi essere più chiamata. Ma io questa cosa la devo fare”. Abbiamo attaccato.