ROMA. Per Carlo Verdone le norme approvate alla Camera "finalmente definiscono il nostro cinema in senso industriale, sburocratizzano le pratiche, premiano i nuovi talenti".
Una buona legge, quindi.
"Sì. Dario Franceschini è stato un ministro serio che ha preso a cuore i problemi del cinema. Soprattutto ha cercato di abbattere la burocrazia, snellendo le pratiche per i produttori italiani e stranieri. Cifre importanti che vanno direttamente al cinema: anche questo intendo, quando parlo di sburocratizzazione. Un'operazione che il ministro aveva iniziato con gli sgravi che hanno riportato le major in Italia: Inferno, Beh- Hur, Zoolander, Wonder Woman, 007".
La grande novità?
"Questa legge crea una vera industria, andando un passo oltre il cinema d'autore. Anche se mantiene un occhio di riguardo verso i giovani autori e le opere prime. Ed è importante che sia stata realizzata con il contributo di tutti gli operatori del cinema, produttori, distributori, registi, autori".
Il cinema entra a scuola.
"Una cosa che già auspicava mio padre Mario trent'anni fa, su questo ha anche scritto un libro. E nel liceo di Guidonia, 1.300 studenti, io ho contribuito a trasformare l'Aula Magna in Auditorium. Dopo le lezioni i ragazzi vanno al cinema".
L'abolizione della censura?
"Una cosa profondamente giusta. Sta all'autore mantenere buon senso ed equilibrio".
Cosa manca a questa legge?
"Sono attaccato alle sale storiche, quelle nel centro città. Buona l'idea di poterle dichiarare di interesse culturale, ma vorrei che il vincolo di destinazione d'uso fosse automatico. Di monosale ne sono rimaste poche. Il cinema Capranica a Roma era un gioiello, un teatro dell'800 con i velluti rossi... non vorrei che sale come queste diventassero spazi espositivi di gioielli. C'è un pubblico anziano che va al cinema e fa la differenza nei giorni feriali, mantenendo il film in sala. Non può essere costretto ad attraversare la città per andare in un multiplex".
Una buona legge, quindi.
"Sì. Dario Franceschini è stato un ministro serio che ha preso a cuore i problemi del cinema. Soprattutto ha cercato di abbattere la burocrazia, snellendo le pratiche per i produttori italiani e stranieri. Cifre importanti che vanno direttamente al cinema: anche questo intendo, quando parlo di sburocratizzazione. Un'operazione che il ministro aveva iniziato con gli sgravi che hanno riportato le major in Italia: Inferno, Beh- Hur, Zoolander, Wonder Woman, 007".
La grande novità?
"Questa legge crea una vera industria, andando un passo oltre il cinema d'autore. Anche se mantiene un occhio di riguardo verso i giovani autori e le opere prime. Ed è importante che sia stata realizzata con il contributo di tutti gli operatori del cinema, produttori, distributori, registi, autori".
Il cinema entra a scuola.
"Una cosa che già auspicava mio padre Mario trent'anni fa, su questo ha anche scritto un libro. E nel liceo di Guidonia, 1.300 studenti, io ho contribuito a trasformare l'Aula Magna in Auditorium. Dopo le lezioni i ragazzi vanno al cinema".
L'abolizione della censura?
"Una cosa profondamente giusta. Sta all'autore mantenere buon senso ed equilibrio".
Cosa manca a questa legge?
"Sono attaccato alle sale storiche, quelle nel centro città. Buona l'idea di poterle dichiarare di interesse culturale, ma vorrei che il vincolo di destinazione d'uso fosse automatico. Di monosale ne sono rimaste poche. Il cinema Capranica a Roma era un gioiello, un teatro dell'800 con i velluti rossi... non vorrei che sale come queste diventassero spazi espositivi di gioielli. C'è un pubblico anziano che va al cinema e fa la differenza nei giorni feriali, mantenendo il film in sala. Non può essere costretto ad attraversare la città per andare in un multiplex".