ROMA - Altro che frigoriferi abbandonati. Siamo sommersi da duecento milioni di piccoli elettrodomestici fuori uso che affollano le nostre case invece di essere regolarmente smaltiti. Dal telefonino al vecchio phone, da radiolina, telecomandi, frullatori e telecamere, al tostapane fulminato passando per la tastiera rotta del computer. Occupano cassetti, armadi, invadono gli spazi già limitati delle nostre abitazioni: sono infatti almeno otto in media per ogni famiglia. Dovrebbero e potrebbero essere smaltiti senza inquinare, cosa che accadrebbe se non si buttassero nella normale spazzatura venendo bruciati e producendo così fumi tossici.
COSA PREVEDE LA LEGGE. Una legge approvata a luglio prevede infatti che i piccoli apparecchi elettronici o elettrici, lunghi al massimo 25 centimetri, si possano consegnare nei negozi di elettrodomestici, senza obbligo di acquistare altri articoli in cambio, mentre per quelli più grandi vale la regola dell'uno contro uno, uno consegno e uno compro. La scoperta, fatta dall'associazione Altroconsumo che ha messo alla prova 55 punti vendita in tutt'Italia, è che solo la metà degli esercenti rispetta la norma. Solo il 51 per centro alla domanda se si poteva consegnare il telefonino rotto e vecchio, ha risposto correttamente: ovvero sì e gratuitamente. Quelli che non rispettano la legge si dividono equamente: tra chi al malcapitato ha risposto semplicemente no senza dare spiegazioni (25%) e chi invece ha accettato di ritirare il piccolo elettrodomestico ma solo a patto che ne venisse acquistato uno nuovo.
I PUNTI DI RACCOLTA. E se molti negozi devono ancora mettersi in regola, si moltiplicano i consorzi per la raccolta e riciclo dei piccoli elettrodomestici, chiamati Raee (rifiuti da apparecchi elettronici elettrici) dal loro acronimo. Sono ad esempio già 44 le ecoisole, cassonetti di dimensioni contenute posizionate dal consorzio ecoolight fuori dai centri commerciali in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto- toscana, Lazio. Nelle strade e piazze milanesi si trovano invece i container itineranti di Ecolight ed Ecodom, progetti sostenuti dal comune e dalla municipalizzata Amsa, per evitare che i cittadini siano costretti a giri estenuanti per liberarsi dei piccoli elettrodomestici, finendo per cedere alla pigrizia e rischiando di provocare cosi nuovi inquinamenti.
LA MAPPA DELLE REGIONI: CHI BUTTA E DOVE Ma qual è la fotografia della situazione in Italia? A oggi mediamente ogni italiano si libera in maniera corretta di circa 4,1 chili di piccoli elettrodomestici, i più virtuosi sono in Valle d'Aosta con 8,2 kg, mentre Puglia, Sicilia e Campania stanno ancora sotto i 2,5 chili. In particolare la Campania è l'unica regione che nel 2015 ha visto diminuire la raccolta dei Raee mentre Calabria segna un più 60% e il Molise, più 31%. Nel complesso si parla del 36 % dei piccoli apparecchi raccolti rispetto a quelli immessi sul mercato. Ben al di sotto dell'obiettivo europeo fissato per quest'anno che parla di circa il 45% e del 65% entro il 2019. In totale si parla di circa 250 milioni di tonnellate di piccoli elettrodomestici gestiti dai sistemi collettivi l'anno scorso con un incremento dell''8%.
COSA PREVEDE LA LEGGE. Una legge approvata a luglio prevede infatti che i piccoli apparecchi elettronici o elettrici, lunghi al massimo 25 centimetri, si possano consegnare nei negozi di elettrodomestici, senza obbligo di acquistare altri articoli in cambio, mentre per quelli più grandi vale la regola dell'uno contro uno, uno consegno e uno compro. La scoperta, fatta dall'associazione Altroconsumo che ha messo alla prova 55 punti vendita in tutt'Italia, è che solo la metà degli esercenti rispetta la norma. Solo il 51 per centro alla domanda se si poteva consegnare il telefonino rotto e vecchio, ha risposto correttamente: ovvero sì e gratuitamente. Quelli che non rispettano la legge si dividono equamente: tra chi al malcapitato ha risposto semplicemente no senza dare spiegazioni (25%) e chi invece ha accettato di ritirare il piccolo elettrodomestico ma solo a patto che ne venisse acquistato uno nuovo.
I PUNTI DI RACCOLTA. E se molti negozi devono ancora mettersi in regola, si moltiplicano i consorzi per la raccolta e riciclo dei piccoli elettrodomestici, chiamati Raee (rifiuti da apparecchi elettronici elettrici) dal loro acronimo. Sono ad esempio già 44 le ecoisole, cassonetti di dimensioni contenute posizionate dal consorzio ecoolight fuori dai centri commerciali in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto- toscana, Lazio. Nelle strade e piazze milanesi si trovano invece i container itineranti di Ecolight ed Ecodom, progetti sostenuti dal comune e dalla municipalizzata Amsa, per evitare che i cittadini siano costretti a giri estenuanti per liberarsi dei piccoli elettrodomestici, finendo per cedere alla pigrizia e rischiando di provocare cosi nuovi inquinamenti.
LA MAPPA DELLE REGIONI: CHI BUTTA E DOVE Ma qual è la fotografia della situazione in Italia? A oggi mediamente ogni italiano si libera in maniera corretta di circa 4,1 chili di piccoli elettrodomestici, i più virtuosi sono in Valle d'Aosta con 8,2 kg, mentre Puglia, Sicilia e Campania stanno ancora sotto i 2,5 chili. In particolare la Campania è l'unica regione che nel 2015 ha visto diminuire la raccolta dei Raee mentre Calabria segna un più 60% e il Molise, più 31%. Nel complesso si parla del 36 % dei piccoli apparecchi raccolti rispetto a quelli immessi sul mercato. Ben al di sotto dell'obiettivo europeo fissato per quest'anno che parla di circa il 45% e del 65% entro il 2019. In totale si parla di circa 250 milioni di tonnellate di piccoli elettrodomestici gestiti dai sistemi collettivi l'anno scorso con un incremento dell''8%.