VIBO VALENTIA - Il vibonese è scosso da un caso di prostituzione minorile che vede implicato anche un sacerdote. Si tratta di don Felice La Rosa, 41 anni, originario di Calimera, frazione di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, per 11 anni parrocco di Zungri e dall'ottobre 2015 in provvisoria pausa dall’esercizio delle sacre funzioni religiose. Don La Rosa è stato arrestato dalla polizia assieme ad altre due persone, un cittadino bulgaro, M.I., e un pensionato, F.A, di Briatico. Sono tutti accusati, a vario titolo, dalla Procura di Catanzaro di prostituzione minorile e corruzione di minore. Secondo gli inquirenti, il bulgaro avrebbe offerto per denaro al pensionato e al sacerdote le prestazioni sessuali di un 15enne, anch'egli straniero.
L'operazione, battezzata "Settimo Cerchio", è scaturita da una serie di intercettazioni attuate nell'ambito delle indagini sull'omicidio del 45enne Francesco Fiorillo, precedenti per reati connessi alla droga, avvenuto nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, i cui autori non sono stati identificati. Dalle conversazioni delle persone vicine alla vittima tracciate da chi indagava sull'assassinio è incidentalmente affiorata la trattativa compromettente: il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali del 15enne. La somma sarebbe quindi stata ripartita tra il minore e il bulgaro, nella misura di 20 euro per il ragazzo e 30 per l'intermediario. E l'indagine va avanti perché altri minori sarebbero rimasti avvolti in una sordida trama sviluppatasi fra Briatico, Vibo Valentia e Mileto.
Il caso ha inevitabilmente riportato di attualità un episodio controverso del passato di don La Rosa: nell'agosto del 2014 qualcuno bucò con un punteruolo le gomme della sua auto. Il sacerdote fece la scoperta al termine di una funzione religiosa celebrata nella frazione di Papaglionti. I carabinieri avviarono un'indagine ma nessuno sembrò aver visto o sentito nulla. Si parlò allora di intimidazione, di una possibile ritorsione per alcune prese di posizione del parroco in ordine al corretto svolgimento delle manifestazioni religiose in paese.
Se le accuse che oggi gli vengono mosse risultassero puntualmente riscontrate e confermate, don La Rosa sarebbe dunque caduto nella tentazione di fare sesso a pagamento con un ragazzino straniero dopo aver trattato con un adulto straniero. E qui bisogna ricordare come nel dicembre 2009 monsignor Luigi Renzo, vescovo della Diocesi di di Mileto-Nicotera-Tropea, affidò al sacerdote di Zungri proprio la direzione dell’Ufficio per la pastorale migrazioni. Incarico, raccontano le cronache, che don La Rosa accolse con "entusiasmo e soddisfazione".
"Il mio impegno tanto per gli emigrati della diocesi all’estero, quanto per gli immigrati sarà dispiegato con dedizione e costanza - promise all'epoca -. Considero questa nomina un privilegio, perché mi offre la possibilità di impegnarmi fattivamente, moralmente e spiritualmente in favore di chi, tradizionalmente, viene considerato ultimo dalle consolidate gerarchie sociali, culturali ed economiche. Il mio pensiero corre a Sant’Agostino: Me servire cogit libera caritas, un amore che è libero mi costringe a servire".
Sette anni dopo, monsignor Renzo ha sospeso don Felice La Rosa "a divinis". Come riferisce una nota diramata dalla Diocesi, in cui si aggiunge che il vescovo "ha espresso tutto il suo rammarico e il suo profondo dolore per i gravi fatti contestati al sacerdote che hanno portato al provvedimento restrittivo" ed "esprime, altresì piena fiducia nella magistratura perché i fatti siano acclarati nella giusta dimensione". "A tal fine" monsignor Luigi Renzo "dichiara la sua piena disponibilità e collaborazione".
"Il presule, dopo avere disposto la sospensione del sacerdote - si legge ancora nel comunicato -, avvierà immediatamente tutte le procedure previste dal Diritto canonico e dalle direttive emanate dalla Santa Sede. Il vescovo, infine invita paternamente la comunità ecclesiale diocesana, ferita dalla notizia, alla preghiera per le persone coinvolte, in primo luogo per le vittime minorenni, cui esprime vicinanza e solidarietà, e per il sacerdote stesso. Si esorta la comunità diocesana a rimanere salda nella fede, consapevole che solo un cammino di grazia e santità può vincere il male".
L'operazione, battezzata "Settimo Cerchio", è scaturita da una serie di intercettazioni attuate nell'ambito delle indagini sull'omicidio del 45enne Francesco Fiorillo, precedenti per reati connessi alla droga, avvenuto nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, i cui autori non sono stati identificati. Dalle conversazioni delle persone vicine alla vittima tracciate da chi indagava sull'assassinio è incidentalmente affiorata la trattativa compromettente: il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali del 15enne. La somma sarebbe quindi stata ripartita tra il minore e il bulgaro, nella misura di 20 euro per il ragazzo e 30 per l'intermediario. E l'indagine va avanti perché altri minori sarebbero rimasti avvolti in una sordida trama sviluppatasi fra Briatico, Vibo Valentia e Mileto.
Il caso ha inevitabilmente riportato di attualità un episodio controverso del passato di don La Rosa: nell'agosto del 2014 qualcuno bucò con un punteruolo le gomme della sua auto. Il sacerdote fece la scoperta al termine di una funzione religiosa celebrata nella frazione di Papaglionti. I carabinieri avviarono un'indagine ma nessuno sembrò aver visto o sentito nulla. Si parlò allora di intimidazione, di una possibile ritorsione per alcune prese di posizione del parroco in ordine al corretto svolgimento delle manifestazioni religiose in paese.
Se le accuse che oggi gli vengono mosse risultassero puntualmente riscontrate e confermate, don La Rosa sarebbe dunque caduto nella tentazione di fare sesso a pagamento con un ragazzino straniero dopo aver trattato con un adulto straniero. E qui bisogna ricordare come nel dicembre 2009 monsignor Luigi Renzo, vescovo della Diocesi di di Mileto-Nicotera-Tropea, affidò al sacerdote di Zungri proprio la direzione dell’Ufficio per la pastorale migrazioni. Incarico, raccontano le cronache, che don La Rosa accolse con "entusiasmo e soddisfazione".
"Il mio impegno tanto per gli emigrati della diocesi all’estero, quanto per gli immigrati sarà dispiegato con dedizione e costanza - promise all'epoca -. Considero questa nomina un privilegio, perché mi offre la possibilità di impegnarmi fattivamente, moralmente e spiritualmente in favore di chi, tradizionalmente, viene considerato ultimo dalle consolidate gerarchie sociali, culturali ed economiche. Il mio pensiero corre a Sant’Agostino: Me servire cogit libera caritas, un amore che è libero mi costringe a servire".
Sette anni dopo, monsignor Renzo ha sospeso don Felice La Rosa "a divinis". Come riferisce una nota diramata dalla Diocesi, in cui si aggiunge che il vescovo "ha espresso tutto il suo rammarico e il suo profondo dolore per i gravi fatti contestati al sacerdote che hanno portato al provvedimento restrittivo" ed "esprime, altresì piena fiducia nella magistratura perché i fatti siano acclarati nella giusta dimensione". "A tal fine" monsignor Luigi Renzo "dichiara la sua piena disponibilità e collaborazione".
"Il presule, dopo avere disposto la sospensione del sacerdote - si legge ancora nel comunicato -, avvierà immediatamente tutte le procedure previste dal Diritto canonico e dalle direttive emanate dalla Santa Sede. Il vescovo, infine invita paternamente la comunità ecclesiale diocesana, ferita dalla notizia, alla preghiera per le persone coinvolte, in primo luogo per le vittime minorenni, cui esprime vicinanza e solidarietà, e per il sacerdote stesso. Si esorta la comunità diocesana a rimanere salda nella fede, consapevole che solo un cammino di grazia e santità può vincere il male".