Terrorismo, proselitismo su web: condannato marocchino
di ALBERTO CUSTODEROSei anni due mesi e 20 giorni. La sentenza emessa dal gup romano arriva dopo la decisione opposta della Cassazione, che per gli stessi reati, il 14 luglio, aveva assolto 4 jihadisti della moschea di Andria
ROMA - Il gup di Roma condanna per proselitismo un marocchino dopo la sentenza della Cassazione che, il 14 luglio, aveva assolto quattro jihadisti della moschea di Andria anch'essi accusati di indottrinamento al jihad e al martirio. Ancora presto per capire il perchè di queste due decisioni diametralmente opposte. Occorre attendere la motivazione del gup, da confrontare con quella della Suprema Corte pubblicata il 14 novembre. Va detto che, al di là dei tecnicismi, incidono sulla valutazione dei giudici le loro diverse sensibilità. E i diversi elementi di prova che vengono valutati di volta in volta.
La condanna a Roma per proselitismo jihadista. Il giudice per l'udienza preliminare Monica Ciancio ha inflitto con rito abbreviato 6 anni, 2 mesi e 20 giorni di carcere al marocchino Abderrahim El Khalfi, pizzaiolo di 38 anni, arrestato a Roma l'1 luglio 2015 e ritenuto appartenente ad una presunta cellula terroristica. Secondo l'accusa, l'uomo, a…
La condanna a Roma per proselitismo jihadista. Il giudice per l'udienza preliminare Monica Ciancio ha inflitto con rito abbreviato 6 anni, 2 mesi e 20 giorni di carcere al marocchino Abderrahim El Khalfi, pizzaiolo di 38 anni, arrestato a Roma l'1 luglio 2015 e ritenuto appartenente ad una presunta cellula terroristica. Secondo l'accusa, l'uomo, a…
ROMA - Il gup di Roma condanna per proselitismo un marocchino dopo la sentenza della Cassazione che, il 14 luglio, aveva assolto quattro jihadisti della moschea di Andria anch'essi accusati di indottrinamento al jihad e al martirio. Ancora presto per capire il perchè di queste due decisioni diametralmente opposte. Occorre attendere la motivazione del gup, da confrontare con quella della Suprema Corte pubblicata il 14 novembre. Va detto che, al di là dei tecnicismi, incidono sulla valutazione dei giudici le loro diverse sensibilità. E i diversi elementi di prova che vengono valutati di volta in volta.
La condanna a Roma per proselitismo jihadista. Il giudice per l'udienza preliminare Monica Ciancio ha inflitto con rito abbreviato 6 anni, 2 mesi e 20 giorni di carcere al marocchino Abderrahim El Khalfi, pizzaiolo di 38 anni, arrestato a Roma l'1 luglio 2015 e ritenuto appartenente ad una presunta cellula terroristica. Secondo l'accusa, l'uomo, attraverso un'attività di proselitismo su web, si proponeva anche la pianificazione e l'esecuzione di atti terroristici in Italia e in Nord Africa. Il pm Elisabetta Ceniccola aveva chiesto la condanna dell'imputato a 12 anni. Il capo di imputazione era di associazione con finalità di terrorismo aggravata dal carattere transnazionale.
Le indagini. El Khalfi fu catturato dai carabinieri del Ros nelle indagini che coinvolgono anche il tunisino Ahmed Masseoudi, 30 anni, latitante, ed il marocchino Mohammed Majene, di 28 anni. Nei confronti di questi ultimi pendono mandati di arresto europei. La cellula era dedita al proselitismo, all'indottrinamento e all'addestramento attraverso l'apertura e l'amministrazione del sito web di matrice jihadista www.I7ur.com - amministrato da Ahmed Masseoudi - attivo "nella propaganda, nell'arruolamento e nell'addestramento di chiunque volesse partecipare". Abderrahim El Khalfi gestiva specifiche sezioni del sito e le spese di finanziamento. Majene, per l'accusa, era di fatto l'ideologo del forum e l'autore di documenti molto noti tra i simpatizzanti di al Qaeda, pubblicati in altri siti jihadisti. Abderrahim El Khalfi nell'interrogatorio di garanzia spiegò di essere estraneo dalle accuse e di non aver mai avuto l'intenzione di compiere un attentato in italia.
L'assoluzione della Cassazione per proselitismo jihadista. Il 14 novembre la Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza di assoluzione dei quattro jihadisti della moschea di Andria anch'essi accusati di proselitismo. Secondo le accuse, gli imputati erano impegnati in attività di indottrinamento e proselitismo "finalizzata a indurre una generica disponibilità a unirsi ai combattenti per la causa islamica e a immolarsi per la stessa". Ma questo, per i giudici della Cassazione, non configura reato se la "formazione teorica" degli aspiranti kamikaze non è affiancata anche con "l'addestramento al martirio di adepti da inviare nei luoghi di combattimento".
La condanna a Roma per proselitismo jihadista. Il giudice per l'udienza preliminare Monica Ciancio ha inflitto con rito abbreviato 6 anni, 2 mesi e 20 giorni di carcere al marocchino Abderrahim El Khalfi, pizzaiolo di 38 anni, arrestato a Roma l'1 luglio 2015 e ritenuto appartenente ad una presunta cellula terroristica. Secondo l'accusa, l'uomo, attraverso un'attività di proselitismo su web, si proponeva anche la pianificazione e l'esecuzione di atti terroristici in Italia e in Nord Africa. Il pm Elisabetta Ceniccola aveva chiesto la condanna dell'imputato a 12 anni. Il capo di imputazione era di associazione con finalità di terrorismo aggravata dal carattere transnazionale.
Le indagini. El Khalfi fu catturato dai carabinieri del Ros nelle indagini che coinvolgono anche il tunisino Ahmed Masseoudi, 30 anni, latitante, ed il marocchino Mohammed Majene, di 28 anni. Nei confronti di questi ultimi pendono mandati di arresto europei. La cellula era dedita al proselitismo, all'indottrinamento e all'addestramento attraverso l'apertura e l'amministrazione del sito web di matrice jihadista www.I7ur.com - amministrato da Ahmed Masseoudi - attivo "nella propaganda, nell'arruolamento e nell'addestramento di chiunque volesse partecipare". Abderrahim El Khalfi gestiva specifiche sezioni del sito e le spese di finanziamento. Majene, per l'accusa, era di fatto l'ideologo del forum e l'autore di documenti molto noti tra i simpatizzanti di al Qaeda, pubblicati in altri siti jihadisti. Abderrahim El Khalfi nell'interrogatorio di garanzia spiegò di essere estraneo dalle accuse e di non aver mai avuto l'intenzione di compiere un attentato in italia.
L'assoluzione della Cassazione per proselitismo jihadista. Il 14 novembre la Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza di assoluzione dei quattro jihadisti della moschea di Andria anch'essi accusati di proselitismo. Secondo le accuse, gli imputati erano impegnati in attività di indottrinamento e proselitismo "finalizzata a indurre una generica disponibilità a unirsi ai combattenti per la causa islamica e a immolarsi per la stessa". Ma questo, per i giudici della Cassazione, non configura reato se la "formazione teorica" degli aspiranti kamikaze non è affiancata anche con "l'addestramento al martirio di adepti da inviare nei luoghi di combattimento".