Cronaca

Banca Etruria, arriva la prima sentenza al processo per ostacolo alla vigilanza

Oggi il verdetto nei confronti di tre ex amministratori al vertice dell'istituto: una decisione che potrebbe avere ripercussioni su tutti gli altri filoni di indagine aperti dalla procura di Arezzo

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Il caso Banca Etruria approda alla sua prima sentenza. Questa mattina, davanti al Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Arezzo, si presentano i tre imputati del reato di ostacolo alla vigilanza: l'ex presidente del Consiglio di amministrazione (2011-2014) Giuseppe Fornasari, l'ex dg Luca Bronchi e uno dei direttori centrali tuttora in servizio, Davide Canestri.

E' uno snodo fondamentale, questo, il cui esito dirà molto sulla solidità dell'inchiesta della procura di Arezzo, che ha messo sotto accusa tutti gli ex vertici che hanno governato l'istituto dal 2011 fino al commissariamento imposto nel febbraio 2015.

Il procuratore capo Roberto Rossi e la pm Julia Maggiore chiedono 2 anni e 8 mesi di carcere per Fornasari e Bronchi e 2 anni per Canestri, ritenendoli responsabili di aver mascherato le reali condizioni economiche in cui si trovava la Popolare aretina tra il 2011 e il 2013. E di aver ostacolato, di conseguenza, il lavoro di vigilanza della Banca d'Italia (che ha chiesto un risarcimento danni di 320 mila euro) e della Consob. In particolare gli imputati avrebbero occultato nel bilancio 2012 crediti ormai deteriorati, facendoli passare come incagli, quindi come se fossero ancora recuperabili, causando l'errore di Bankitalia che pretese un aumento di capitale inferiore rispetto a quello necessario. Non solo. I magistrati sostengono anche che la vendita a un consorzio di imprese della società "Palazzo della Fonte", che racchiudeva la gran parte del patrimonio immobiliare dell'istituto, sia stata finanziata parzialmente dalla stessa Etruria, con prestiti per 10,2 milioni concessi agli acquirenti.

La versione della difesa è diametralmente opposta. Per quanto riguarda "Palazzo della Fonte", i legali sostengono che i loro assistiti avevano comunicato a Bankitalia tutti gli elementi fondamentali, e che l'operazione aveva avuto il via libera dalla Consob. "Sui crediti deteriorati - aggiungono - sono stati rispettati i criteri internazionali di contabilità e accantonamento".

La procura di Arezzo ha aperto diversi filoni di indagine, oltre a quello sul presunto ostacolo alla vigilanza: truffa, fatture false, bancarotta, conflitti di interesse. A parte la bancarotta, gli altri si basano, tra le altre cose, sull'assunto che gli ex manager fossero a conoscenza del dissesto e lo nascondessero volontariamente a Bankitalia. Se cadessero le accuse di ostacolo alla vigilanza per Fornasari, Bronchi e Canestri, la storia recente e meno recente di Banca Etruria rischia di dover essere riscritta.