Cronaca

Morte Regeni, l'Egitto consegna il materiale chiesto dai magistrati italiani

Giulio Regeni 
La delegazione di magistrati del Cairo hanno messe nelle mani del procuratore Pignatone e del sostituto Colaiocco centinaia di documenti in arabo che nei giorni prossimi saranno analizzati da Sco e Ros
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ROMA - Qualcuno al Cairo ha continuato a indagare su Giulio Regeni anche quando l'inchiesta su di lui era già chiusa. Fino al 22 gennaio, infatti, qualche giorno prima della scomparsa, il capo del sindacato degli ambulanti, Mohamed Abdallah, ha informato la polizia dei suoi incontri con il ricercatore italiano. Incontri che in alcuni casi sono stati anche registrati. E' questa la novità principale che la delegazione di magistrati egiziani ha consegnato stamattina al procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone e al sostituto Sergio Colaiocco. Centinaia di documenti in arabo che nei giorni prossimi saranno analizzati dai poliziotti dello Sco e dai carabinieri del Ros che stanno coordinando le indagini.

Ancora nessuna novità definitiva, dunque, ma ancora dettagli a un puzzle che tarda a completarsi. "È stato consegnato" scrivono in un comunicato congiunto le due delegazioni di investigatori "il verbale delle dichiarazioni rese dal capo dei sindacati indipendenti da cui emerge come lo stesso abbia spontaneamente riferito alla polizia dei contatti da lui avuti con Giulio Regeni sino al 22 gennaio, ciò malgrado la polizia, come ribadito dal procuratore generale Sadek, avesse già concluso i propri accertamenti dopo aver escluso che vi fossero pericoli per la sicurezza nazionale".
I genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola, hanno incontrato il procuratore generale della repubblica d'Egitto Nabil Ahmed Sadek  (ansa)
L'Egitto, infatti, dopo aver negato pubblicamente, anche con il ministro degli Interni Magdy Abdel Ghaffar, di aver mai indagato su Regeni, è stata costretto ad ammettere che la polizia politica aveva aperto un procedimento su Giulio (poi chiuso nei primi giorni di gennaio) dopo la denuncia di Abdallah. Ora si scopre, in realtà, che l'inchiesta è andata avanti fino almeno al 22, seppur in maniera non ufficiale. Chi l'ha condotta? E perché? A queste due domande dovranno provare a rispondere i nostri inquirenti analizzando i documenti che sono stati loro consegnati. Compreso quel "breve video", di cui si parla nel comunicato congiunto, "relativo a un incontro avvenuto ai primi di gennaio tra Giulio e Abdallah e realizzato da quest'ultimi".

I magistrati del Cairo hanno anche riferito di "aver sentito il personale di polizia che ha proceduto agli accertamenti effettuati su Regeni nei primi giorni di gennaio 2016, sia di quello coinvolto nella sparatoria in cui sono morti i cinque componenti della banda criminale, nonché del personale di polizia coinvolto nel rinvenimento, che suscita interrogativi, dei documenti di Giulio il 24 marzo".Gli italiani hanno invece consegnato, così come richiesto, gli accertamenti sui conti correnti bancari di Giulio in Italia e nel Regno Unito.

La fine della storia, dunque, è ancora lontana. Ma "entrambe le parti - si legge ancora nel documento - hanno assicurato che la collaborazione continuerà attraverso lo scambio di atti fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato alla morte di Regeni".