A Norcia, in provincia di Perugia, Gentiloni è stato accolto dalla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, dal vice presidente Fabio Paparelli, dal sindaco Nicola Alemanno e dai monaci benedettini, tra cui il nuovo priore Padre Benedetto. Accompagnato dalla moglie, una volta a Norcia, devastata dal sisma il 30 ottobre scorso, Gentiloni si è subito recato all'interno del centro storico, per soffermarsi davanti ai resti della Basilica di San Benedetto. "La riapertura del centro storico di Norcia - ha dichiarato il presidente del Consiglio - è un segno di volontà di riprendere, di ricostruire e soprattutto di guardare al futuro. Mi fa piacere se posso incoraggiarla con l'impegno di tutte le Istituzioni". Dopo aver visionato lo stato dei lavori, Gentiloni si è congedato da Norcia commentando: "Tecnicamente è stato fatto un lavoro di grande qualità".
Gentiloni nelle zone colpite dal terremoto
NORCIA - "C'è un segno di volontà di riprendere, di ricostruire e soprattutto di guardare al futuro, fa molto piacere se posso incoraggiare questa volontà con l'impegno di tutte le istituzioni". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, iniziando a Norcia la visita nelle zone colpite dal terremoto.
"La piazza - ha sottolineato il premier - fa una doppia impressione: da una parte l'impatto delle distruzioni, dall'altra di come si stia lavorando, con la gabbia attorno alla chiesa, con la torre che è stata messa in sicurezza. Quindi l'impegno delle Forze dell'Ordine, dei Vigili del fuoco, di tutti i volontari, ma anche tecnicamente un lavoro di grandissima qualità". Gentiloni ha quindi espresso "l'incoraggiamento al sindaco, alla Regione, alle autorità locali. E poi l'augurio di buon Natale, che era la cosa principale da fare in questi giorni a tutti quanti".
Al termine della perlustrazione, Gentiloni ha voluto assicurare: "Le risorse per la ricostruzione dopo il terremoto ci sono, ma bisogna che ci sia anche l'impegno di tutti per superare strozzature burocratiche e per andare avanti molto rapidamente. Non è un problema di soldi - ha ribadito il premier -, il governo ha stanziato le risorse necessarie, è un problema di lavorare insieme. Per evitare che l'impegno dei cittadini per tornare e per rilanciare piccoli centri così importanti sia ostacolato da troppe resistenze burocratiche". Per Gentiloni, interventi prioritari devono riguardare scuole e beni culturali. E a San Ginesio, "città delle cento chiese" ha rimarcato l'esigenza "di mettere in sicurezza" quei "simboli di San Ginesio", una "grandissima attrazione turistica".
Stesso copione ad Amatrice, provincia di Rieti, rasa al suolo nella terribile notte del 24 agosto, dove il presidente del Consiglio è atterrato in tarda mattinata. Visitando la zona rossa, Gentiloni non ha nascosto di sentirsi particolarmente ancora "colpito", anche a distanza di quattro mesi dal terremoto. "Difficile non portare Amatrice nel cuore dopo le immagini terribili ma anche molto belle che ho visto oggi. La devastazione che si vede qui si vede dà il senso della tragedia - le parole del premier -. Entri qui e ti rendi conto di quanto la situazione sia difficile e complessa. Il colpo ad Amatrice è stato particolarmente pesante. Adesso bisogna ricostruire per ridare speranza in uno dei borghi più belli d'Italia".
Il presidente del Consiglio ha quindi visitato il cantiere dove sono in corso di realizzazione le prime 25 soluzioni abitative d'emergenza (Sae) presso l'ex campo Lazio. Un primo segnale di ripartenza, le "casette", che saranno pronte i primi giorni di gennaio e ospiteranno 25 famiglie senza casa dal 24 agosto. "Qui - ha ribadito Gentiloni - non pensiamo solo a
ricostruire, ma anche al futuro, valorizzando le vocazioni dei territori. Amatrice è ormai un simbolo nel mondo: ciò comporta grandi potenzialità ma anche grande responsabilità".
Al termine della visita, Gentiloni ha invitato a guardare con positivo realismo al domani. "C'è ottimismo da parte dei sindaci e delle popolazioni di ricostruire e ricominciare. È un'opera complessa, ma ricostruire vuol dire dare futuro. Dobbiamo avere la consapevolezza che ci aspetta un'opera complessa, la ricostruzione di un territorio vasto - ha osservato in conclusione il premier -. Ma allo stesso tempo dobbiamo restare ottimisti, perché nonostante ci sia ancora tanto da fare, ci sono la volontà e l'impegno per farlo, e per ridare all'Italia uno dei suoi territori più belli".
Prima di congedarsi, Gentiloni ha espresso l'orgoglio per "questo incredibile gioco di squadra che c'è stato tra le istituzioni. L'Italia - ha nuovamente sottolineato - non dimentica questi luoghi. E il governo, dopo l'impegno eccezionale di Matteo Renzi, manterrà il tema della ricostruzione al centro della sua agenda".