ROMA – Roma batte Genova. Lodi surclassa Biella. Quali sono le città più attrattive d’Italia? E quali, invece, quelle che si spopolano di più? A deciderne la classifica sono due flussi principali: l’arrivo da fuori degli immigrati e il movimento interno dei giovani italiani. Il risultato? Le province del Centro-Nord hanno la meglio sul Sud e le isole.
Chi vince? A fotografare la crescita demografica delle province italiane negli ultimi 10 anni (2007-2016) è uno studio della Fondazione Leone Moressa. I risultati: tra le province con la crescita più forte, ai primi posti si piazzano due del Lazio: Latina (+8,5%) e Roma (+8,2%). Tra le prime 10, ben 3 sono in Emilia-Romagna (Reggio Emilia, Rimini e Parma), due in Lombardia (Lodi e Monza-Brianza). In graduatoria anche Bolzano, Trento e Olbia-Tempio, «probabilmente polo attrattivo grazie al comparto turistico».
Chi perde? Le province che si sono maggiormente spopolate nell’ultimo decennio sono in prevalenza al Sud. Ben 4 in Sardegna: Medio-Campidano è in assoluto quella con la diminuizione maggiore (-4,5%), ma entra in graduatoria tutta la Sardegna centrale (Carbonia-Iglesias, Oristano, Nuoro). Solo due province del Nord sono tra le più “spopolate”: Genova (-3,1%) e Biella (-4,3%).
Il caso di Roma. «Le province con la crescita maggiore – scrivono i ricercatori della Moressa – devono questo incremento soprattutto alla componente straniera, sia in termini di nuovi arrivi (saldo migratorio), che di nuovi nati (saldo naturale)». Il caso più significativo è Roma: qui il saldo naturale (cioè i nati meno i morti) per gli italiani è negativo di quasi 39mila persone, compensato però dal saldo naturale degli stranieri (+48mila) e dalle migrazioni. La capitale si conferma infatti un polo attrattivo sia per gli italiani (+40mila in 10 anni) che per gli immigrati (+264mila). E così negli ultimi dieci anni la crescita è di oltre 300mila abitanti nella provincia di Roma, pari ad un aumento dell’8,2%. Casi simili anche a Reggio Emilia, Parma e Trento, dove il saldo naturale negativo degli italiani è compensato dalle nascite degli immigrati e dall’attrazione di italiani e stranieri.
Il caso di Genova. In molte province, invece, il calo demografico non è compensato dalle migrazioni. A Genova, per esempio, si è registrato un saldo naturale negativo per gli italiani (-58mila persone). Nonostante il saldo naturale degli stranieri sia positivo (+8mila) e gli immigrati continuino ad arrivare (+35mila), gli italiani che vanno via sono più di quelli che arrivano da altre province (saldo migratorio italiani: -12mila). Questa situazione si ripresenta in tutte le province che si spopolano: tra gli stranieri il saldo naturale e il saldo migratorio sono positivi, ma sono tanti gli italiani che se ne vanno.
Dove vanno i giovani italiani? Lo studio prende in esame i giovani della fascia d’età 18-39 anni. Ebbene il tasso migratorio giovanile per l’Italia conferma la diversa attrattività delle province: positivo nelle grandi città (Roma, Reggio Emilia, Parma), fortemente negativo nelle province del Sud (Isernia, Potenza, e Sicilia e Sardegna).
Il ruolo degli stranieri. Secondo i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, «a livello generale, l’invecchiamento demografico della popolazione italiana è evidente in tutta la penisola, con un saldo naturale negativo ovunque (sono più i morti che i nati). Questo viene mitigato in parte dalla dinamica degli stranieri, che fanno più figli (saldo naturale positivo) e mantengono il saldo migratorio positivo (anche se prevalentemente grazie ai ricongiungimenti familiari)».
Chi vince? A fotografare la crescita demografica delle province italiane negli ultimi 10 anni (2007-2016) è uno studio della Fondazione Leone Moressa. I risultati: tra le province con la crescita più forte, ai primi posti si piazzano due del Lazio: Latina (+8,5%) e Roma (+8,2%). Tra le prime 10, ben 3 sono in Emilia-Romagna (Reggio Emilia, Rimini e Parma), due in Lombardia (Lodi e Monza-Brianza). In graduatoria anche Bolzano, Trento e Olbia-Tempio, «probabilmente polo attrattivo grazie al comparto turistico».
Chi perde? Le province che si sono maggiormente spopolate nell’ultimo decennio sono in prevalenza al Sud. Ben 4 in Sardegna: Medio-Campidano è in assoluto quella con la diminuizione maggiore (-4,5%), ma entra in graduatoria tutta la Sardegna centrale (Carbonia-Iglesias, Oristano, Nuoro). Solo due province del Nord sono tra le più “spopolate”: Genova (-3,1%) e Biella (-4,3%).
Il caso di Roma. «Le province con la crescita maggiore – scrivono i ricercatori della Moressa – devono questo incremento soprattutto alla componente straniera, sia in termini di nuovi arrivi (saldo migratorio), che di nuovi nati (saldo naturale)». Il caso più significativo è Roma: qui il saldo naturale (cioè i nati meno i morti) per gli italiani è negativo di quasi 39mila persone, compensato però dal saldo naturale degli stranieri (+48mila) e dalle migrazioni. La capitale si conferma infatti un polo attrattivo sia per gli italiani (+40mila in 10 anni) che per gli immigrati (+264mila). E così negli ultimi dieci anni la crescita è di oltre 300mila abitanti nella provincia di Roma, pari ad un aumento dell’8,2%. Casi simili anche a Reggio Emilia, Parma e Trento, dove il saldo naturale negativo degli italiani è compensato dalle nascite degli immigrati e dall’attrazione di italiani e stranieri.
Il caso di Genova. In molte province, invece, il calo demografico non è compensato dalle migrazioni. A Genova, per esempio, si è registrato un saldo naturale negativo per gli italiani (-58mila persone). Nonostante il saldo naturale degli stranieri sia positivo (+8mila) e gli immigrati continuino ad arrivare (+35mila), gli italiani che vanno via sono più di quelli che arrivano da altre province (saldo migratorio italiani: -12mila). Questa situazione si ripresenta in tutte le province che si spopolano: tra gli stranieri il saldo naturale e il saldo migratorio sono positivi, ma sono tanti gli italiani che se ne vanno.
Dove vanno i giovani italiani? Lo studio prende in esame i giovani della fascia d’età 18-39 anni. Ebbene il tasso migratorio giovanile per l’Italia conferma la diversa attrattività delle province: positivo nelle grandi città (Roma, Reggio Emilia, Parma), fortemente negativo nelle province del Sud (Isernia, Potenza, e Sicilia e Sardegna).
Il ruolo degli stranieri. Secondo i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, «a livello generale, l’invecchiamento demografico della popolazione italiana è evidente in tutta la penisola, con un saldo naturale negativo ovunque (sono più i morti che i nati). Questo viene mitigato in parte dalla dinamica degli stranieri, che fanno più figli (saldo naturale positivo) e mantengono il saldo migratorio positivo (anche se prevalentemente grazie ai ricongiungimenti familiari)».