ROMA - "Avete diritto a tutto l'aiuto possibile, a tutto l'aiuto delle altre istituzioni, aiuto che si cerca di garantire in pieno". Con queste parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è rivolto ai sindaci dei comuni colpiti dal terremoto nel Rettorato dell'Università di Camerino.
L'incontro con Mattarella era stato chiesto in maniera ufficiale dal sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, che nei giorni scorsi ha scritto al presidente sottolineando l'urgenza di un confronto "riservato" per illustrargli la situazione "drammatica" della città, "le criticità con cui il tessuto sociale ed economico del territorio (di cui l'Università di Camerino è solo una parte fondamentale) fanno i conti". Nel suo discorso Mattarella ha poi continuato: "Una condizione così mette a dura prova la resistenza psicologica dei vostri concittadini e voi siete chiamati, pur essendo partecipi della loro sofferenza, del loro disagio, della loro difficoltà, a dare una risposta, a dar loro una prospettiva, a darla non verbalmente in maniera illusoria ma in concreto".
"Talvolta leggo sui giornali di rimpalli di responsabilità - ha proseguito Mattarella - ed è sempre utile quando vi siano confronti sulle responsabilità cui far fronte, ma io so che tra i sindaci alberga la ragione, il criterio che ciascuno, confrontandosi con gli altri, verifica anzitutto quello che in proprio si può fare. E quando i sindaci avvertono questa esigenza, hanno diritto al sostegno intenso, pieno, completo da parte delle altre istituzioni".
Prima dell'arrivo di Mattarella, il sindaco di Cingoli Filippo Saltamartini ha abbandonato il Rettorato in segno di protesta: "Pensavamo che ci potesse essere un dialogo con il presidente - ha spiegato Saltamartini - invece è ammesso a parlare soltanto un rappresentante dei sindaci e quindi ogni volta che ci sono questi incontri istituzionali siamo solo costretti ad ascoltare, mentre i problemi non vengono risolti. Non è possibile che i rapporti siano di questa natura e per questo ho deciso di andarmene". "Ho un ponte chiuso da tre mesi e delle imprese che stanno chiudendo - aggiunge - e non sappiamo con chi tenere i rapporti istituzionali per manifestare i nostri problemi".
Nei giorni scorsi erano montate le proteste soprattutto sulle scuole. In molti comuni, da L'Aquila a Teramo, sono ancora chiuse per il timore di nuove scosse. E i sindaci delle zone colpite hanno chiesto ai vertici del governo e della Protezione civile di avere indicazioni sul da farsi. Il sindaco di Rieti, Simone Petrangeli, sabato aveva sollecitato una "riunione urgente ed ai più alti livelli istituzionali affinché i sindaci possano essere messi nelle condizioni di prendere decisioni condivise con le autorità statali e non vengano lasciati soli a gestire un'emergenza che sembra non terminare. L'appello è rivolto anche alla comunità scientifica che continua ad esprimere, in sede di valutazione del fenomeno sismico, opinioni discordanti ed in alcuni casi contrapposte e che naturalmente non aiutano la comprensione e la gestione di una fase così complessa".
L'incontro con Mattarella era stato chiesto in maniera ufficiale dal sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, che nei giorni scorsi ha scritto al presidente sottolineando l'urgenza di un confronto "riservato" per illustrargli la situazione "drammatica" della città, "le criticità con cui il tessuto sociale ed economico del territorio (di cui l'Università di Camerino è solo una parte fondamentale) fanno i conti". Nel suo discorso Mattarella ha poi continuato: "Una condizione così mette a dura prova la resistenza psicologica dei vostri concittadini e voi siete chiamati, pur essendo partecipi della loro sofferenza, del loro disagio, della loro difficoltà, a dare una risposta, a dar loro una prospettiva, a darla non verbalmente in maniera illusoria ma in concreto".
"Talvolta leggo sui giornali di rimpalli di responsabilità - ha proseguito Mattarella - ed è sempre utile quando vi siano confronti sulle responsabilità cui far fronte, ma io so che tra i sindaci alberga la ragione, il criterio che ciascuno, confrontandosi con gli altri, verifica anzitutto quello che in proprio si può fare. E quando i sindaci avvertono questa esigenza, hanno diritto al sostegno intenso, pieno, completo da parte delle altre istituzioni".
Prima dell'arrivo di Mattarella, il sindaco di Cingoli Filippo Saltamartini ha abbandonato il Rettorato in segno di protesta: "Pensavamo che ci potesse essere un dialogo con il presidente - ha spiegato Saltamartini - invece è ammesso a parlare soltanto un rappresentante dei sindaci e quindi ogni volta che ci sono questi incontri istituzionali siamo solo costretti ad ascoltare, mentre i problemi non vengono risolti. Non è possibile che i rapporti siano di questa natura e per questo ho deciso di andarmene". "Ho un ponte chiuso da tre mesi e delle imprese che stanno chiudendo - aggiunge - e non sappiamo con chi tenere i rapporti istituzionali per manifestare i nostri problemi".
Nei giorni scorsi erano montate le proteste soprattutto sulle scuole. In molti comuni, da L'Aquila a Teramo, sono ancora chiuse per il timore di nuove scosse. E i sindaci delle zone colpite hanno chiesto ai vertici del governo e della Protezione civile di avere indicazioni sul da farsi. Il sindaco di Rieti, Simone Petrangeli, sabato aveva sollecitato una "riunione urgente ed ai più alti livelli istituzionali affinché i sindaci possano essere messi nelle condizioni di prendere decisioni condivise con le autorità statali e non vengano lasciati soli a gestire un'emergenza che sembra non terminare. L'appello è rivolto anche alla comunità scientifica che continua ad esprimere, in sede di valutazione del fenomeno sismico, opinioni discordanti ed in alcuni casi contrapposte e che naturalmente non aiutano la comprensione e la gestione di una fase così complessa".