AMATRICE - Ora è in montagna, Stefano, affonda i bastoncini nella neve e ci si appoggia con il corpo. È a Predazzo, in Trentino. Con la scuola. La quarta gita dell'anno. Il liceo scientifico, il suo liceo, è arrivato per ultimo nella spianata di San Cipriano, un chilometro sopra i resti del centro storico di Amatrice. A ridosso di Natale. Ma tutti, infanzia, elementari, medie della nuova scuola della nuova Amatrice, nei primi cinque mesi di lezioni hanno alternato settimane di studio a lunghe gite. "Aiuta a rilassarsi, non pensare", dice Stefano, 17 anni, che è al terzo scientifico, sezione A, l'unica che c'è. Stefano Rosati, fin qui sempre promosso. I ragazzi di Amatrice sono stati spesso in viaggio. Ventotene, la costa di Matera, poi le vacanze di Natale, il Terminillo, adesso le Dolomiti. Sono sei mesi dal 24 agosto 2016, le 3 e 36, e a quel giorno non si pensa: "Del terremoto tra noi ragazzi non parliamo mai". Da ovunque lo prendi, l'argomento, "è un guaio". In questo inverno caldo che in Centro Italia ha già sciolto tutta la neve scesa a gennaio, gli otto meli del ricordo - otto ragazzi morti nella notte nelle loro case, otto scolari dall'infanzia al liceo - sono già in fiore. Il giardino davanti al cortile. È pronta la mensa di Stefano Boeri, l'architetto, in vetro e legno, i lampadari infrangibili. "Io resto ad Amatrice, c'è mio padre, c'è mia nonna, e generazioni prima di noi", ti dice, e ogni parola gli sembra sprecata. Stefano è bravo in Matematica e Storia, non gli piace l'italiano ed è portato a guidare tutti i tipi di trattori con i rimorchi. Scarica balle di fieno per le bestie. Lavora molto, Stefano. Studia, studia sul serio, e aiuta la famiglia che vive nella frazione di San Benedetto, sette chilometri dalla Torre Civica di Amatrice venuta giù alla seconda botta, il 20 ottobre. Hanno un'azienda edile, ma soprattutto l'azienda agricola su a Torrita, altra frazione. "Produciamo latte, lo vendiamo, anche se tutti gli spostamenti sono difficili". Una gita della scuola, ricorda, l'ha saltata: era venuta giù la vecchia stalla "e la mia famiglia aveva bisogno di me".
FOTO. La scuola di Stefano
Due sorelle studiano all'università, Stefano non sa cosa sarà da grande: "È l'unica cosa a cui non penso, la terra, però, mi piace". La palazzina colonica dei Rosati, a San Benedetto, non ha una crepa. La famiglia vive tra le due frazioni - di 69 che Amatrice ne ha - e alcuni container sistemati nei terreni delle due case. "La mattina prendo il pullmino alle 7 e 40 e raggiungo scuola. Le aule sono belle, accoglienti, e abbiamo gli stessi professori dell'altr'anno. Non ci manca niente". In classe sono in tredici, il riferimento per tutti è la prof di Matematica. Tra le due scuole in plastica affiancate e colorate - il liceo a sinistra, infanzia- elementari-medie a destra - è cresciuto il campo da calcetto. Poi il cesto del basket. E in fondo, bianco, il centro di Save the Children, finalmente pronto. Hanno appena elaborato un dossier, dice che in tutto il cratere terremotato ci sono 84mila tra bambini e ragazzi toccati dalla distruzione. "Io lo so, ad Amatrice torneranno tutti, tutti quelli che oggi stanno sulla costa, sono andati dai parenti a Rieti, dagli amici a Roma. Torneranno ". Intorno il paesaggio muta ogni giorno e sembra abbracciare le speranze di Stefano. Dietro la mensa scolastica sta prendendo corpo l'area Food, si faranno salire qui - frazione di San Cipriano - botteghe artigiane, spacci, nuovi negozi. Tutto nei container. Tra San Cipriano, l'area degli atterraggi degli elicotteri e il campo di calcio, alla fine saranno 52 i negozi riaperti. L'edicola, la parrucchiera, varii alimentari. Tutti quelli che c'erano prima. Ci sta lavorando la Protezione civile del Friuli, dopo che quella di Trento a settembre aveva tirato su la scuola in tredici giorni.
LEGGI. A sei mesi dal sisma inagibile una casa su due
Oggi, in città, c'è un solo bar, stretto, ai piedi del moncone della Chiesa di Sant'Agostino. Una ragazza di Montecatini riscalda piadine per vigili del fuoco con le divise imbiancate e militari a controllo delle poche case in piedi, ancora preda degli sciacalli. Ma che la vita rinasce, oltre la messa domenicale - anche questa in container - sempre piena, si vede nell'ex campo Lazio, nel terreno sotto l'Istituto Padre Giovanni Minozzi. Hanno portato qui le prime tende e i primi senza casa, ora ci hanno appoggiato le casette giallo ocra. Due camere, due bagni, cucina, veranda, aria condizionata. Sono in corso gli allacci, due mesi e saranno abitate.
In città l'esercito spiana la caserma - inagibile - dei carabinieri, i pompieri portano via macerie, la procura dissequestra i primi terreni. E attorno rinasce un'altra città. Di plastica e legno, questa volta sicura. L'altra notte ci sono stati altri crolli in centro. All'Alberghiero, per esempio. Poi sono venute giù le capriate in legno della Chiesa di San Francesco. Cinque scosse, una di tre punto cinque. "In questi sei mesi non abbiamo mai smesso di tremare, ma cocciutamente guardiamo avanti", dice il sindaco Sergio Pirozzi. "A maggio la vita ripartirà, ma serve riportare qui lavoro. E serve, non solo per Amatrice, per tutti i cinquantadue comuni colpiti, un'esenzione totale di tasse e contributi. Una grande no tax area".
Stefano, lo studente lavoratore, è pronto a rientare dal Trentino. Domenica a Torrita, dove la famiglia ha l'azienda agricola, riapre uno storico bar-ristorante, "Barcollo", raso al suolo dai sismi in sequenza. È di nuovo in piedi, anche questo in legno. Amatrice aveva 2.632 residenti, anche di più i presenti la notte del terremoto. L'ultima conta autunnale ne certificava 920 nelle frazioni e in inverno sono scesi ancora. "La mia gente la conosco", dice Stefano, "uno dopo l'altro, pian piano, torneranno tutti".
FOTO. La scuola di Stefano
Due sorelle studiano all'università, Stefano non sa cosa sarà da grande: "È l'unica cosa a cui non penso, la terra, però, mi piace". La palazzina colonica dei Rosati, a San Benedetto, non ha una crepa. La famiglia vive tra le due frazioni - di 69 che Amatrice ne ha - e alcuni container sistemati nei terreni delle due case. "La mattina prendo il pullmino alle 7 e 40 e raggiungo scuola. Le aule sono belle, accoglienti, e abbiamo gli stessi professori dell'altr'anno. Non ci manca niente". In classe sono in tredici, il riferimento per tutti è la prof di Matematica. Tra le due scuole in plastica affiancate e colorate - il liceo a sinistra, infanzia- elementari-medie a destra - è cresciuto il campo da calcetto. Poi il cesto del basket. E in fondo, bianco, il centro di Save the Children, finalmente pronto. Hanno appena elaborato un dossier, dice che in tutto il cratere terremotato ci sono 84mila tra bambini e ragazzi toccati dalla distruzione. "Io lo so, ad Amatrice torneranno tutti, tutti quelli che oggi stanno sulla costa, sono andati dai parenti a Rieti, dagli amici a Roma. Torneranno ". Intorno il paesaggio muta ogni giorno e sembra abbracciare le speranze di Stefano. Dietro la mensa scolastica sta prendendo corpo l'area Food, si faranno salire qui - frazione di San Cipriano - botteghe artigiane, spacci, nuovi negozi. Tutto nei container. Tra San Cipriano, l'area degli atterraggi degli elicotteri e il campo di calcio, alla fine saranno 52 i negozi riaperti. L'edicola, la parrucchiera, varii alimentari. Tutti quelli che c'erano prima. Ci sta lavorando la Protezione civile del Friuli, dopo che quella di Trento a settembre aveva tirato su la scuola in tredici giorni.
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Oggi, in città, c'è un solo bar, stretto, ai piedi del moncone della Chiesa di Sant'Agostino. Una ragazza di Montecatini riscalda piadine per vigili del fuoco con le divise imbiancate e militari a controllo delle poche case in piedi, ancora preda degli sciacalli. Ma che la vita rinasce, oltre la messa domenicale - anche questa in container - sempre piena, si vede nell'ex campo Lazio, nel terreno sotto l'Istituto Padre Giovanni Minozzi. Hanno portato qui le prime tende e i primi senza casa, ora ci hanno appoggiato le casette giallo ocra. Due camere, due bagni, cucina, veranda, aria condizionata. Sono in corso gli allacci, due mesi e saranno abitate.
In città l'esercito spiana la caserma - inagibile - dei carabinieri, i pompieri portano via macerie, la procura dissequestra i primi terreni. E attorno rinasce un'altra città. Di plastica e legno, questa volta sicura. L'altra notte ci sono stati altri crolli in centro. All'Alberghiero, per esempio. Poi sono venute giù le capriate in legno della Chiesa di San Francesco. Cinque scosse, una di tre punto cinque. "In questi sei mesi non abbiamo mai smesso di tremare, ma cocciutamente guardiamo avanti", dice il sindaco Sergio Pirozzi. "A maggio la vita ripartirà, ma serve riportare qui lavoro. E serve, non solo per Amatrice, per tutti i cinquantadue comuni colpiti, un'esenzione totale di tasse e contributi. Una grande no tax area".
Stefano, lo studente lavoratore, è pronto a rientare dal Trentino. Domenica a Torrita, dove la famiglia ha l'azienda agricola, riapre uno storico bar-ristorante, "Barcollo", raso al suolo dai sismi in sequenza. È di nuovo in piedi, anche questo in legno. Amatrice aveva 2.632 residenti, anche di più i presenti la notte del terremoto. L'ultima conta autunnale ne certificava 920 nelle frazioni e in inverno sono scesi ancora. "La mia gente la conosco", dice Stefano, "uno dopo l'altro, pian piano, torneranno tutti".