Nella fattoria degli asini superstar, dove i bambini vanno a scuola di serenità
Massimo Calandri
In Liguria il centro di pet therapy da record: il video di Pedro, Domenico e Oreste visto milioni di volte in tutto il mondo. Gli animali quasi scomparsi dopo la meccanizzazione agraria tornano a moltiplicarsi. E sono decine i centri dove aiutano grandi e piccini a diventare come loro: intelligenti, pazienti e socievoli
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BUSALLA (GENOVA). Oreste, il più furbo della banda, invece di saltare la staccionata come gli altri afferra delicatamente con la bocca il palo di legno e lo fa cadere a terra, prima di passare oltre con aria di superiorità.Asini, il video girato nella campagna alle spalle di Genova, in pochi giorni ha fatto 42 milioni di visualizzazioni. E le storie brevi di Oreste e dei suoi compagni di stalla – Domenico, Umberto, Pedro, Molly, Brigitte: occhioni dolci, musi morbidi e umidi – hanno cominciato ad essere seguite in tutto il pianeta. Solo a San Paolo, Brasile, la pagina Facebook di Paradase – piccola onlus che come motto ha: “Il mondo a passo d’asino” – ha 9.000 follower. Decine di migliaia di fan anche negli Usa, Europa e Cina. Un fenomeno raccontato dalla Cnn, dal Times, dalla televisione francese e del Giappone.
Ma la “banda” genovese di Oreste è solo una delle tante in Italia, dove negli anni Ottanta gli asini erano in grave pericolo di estinzione per colpa della meccanizzazione agraria, però oggi – complice soprattutto il successo dell’onoterapia, la cura dei disagi psichici attraverso la relazione con questi animali straordinariamente empatici - stanno tornando a camminare a fianco dell’uomo. Tranquilli e curiosi, docili e intelligenti. Semplici, frugali. Pazienti. Camminano piano, prudenti, cercando di riportare il loro antico “amico” coi piedi per terra: ad un ritmo più naturale, in un altro mondo possibile. Come seimila anni fa.
Gli asini "maestri" di Busalla che hanno fatto 42 milioni di visualizzazioni su Fb
Nell’entroterra ligure, tra Busalla e Ronco Scrivia, sono addirittura diventati materia di studio per circa 400 scolari. Il progetto si chiama “Ragliando s’impara, l’asino educatore”. La letteratura, la storia, la religione spiegate attraverso loro. Video, libri e incontri. Sembra un paradosso, i bambini che in classe apprendono dal ciuchino. Funziona alla grande. “Perché questi animali possono dare tanto in termini di amore, comprensione. Sono intelligenti, gentili, misurati. Sobri. Un esempio”. Giacomo Mantero prima di andare in pensione era manager di una grande azienda, poi 10 anni fa ha cominciato quasi per caso con Oreste. Adesso nel suo piccolo terreno scosceso circondato dai castagni c’è tutta la “banda”. Insieme alla moglie, Luisella, organizza passeggiate, merende, settimane di trekking. Lo fa solo per amicizia, “perché quando ci siamo resi conto di quanta serenità trasmettevano questi animali, abbiamo capito che era giusto condividerla con tutti”. Insieme ad alcuni amici ha fondato Paradase – che sta per paradiso e ase: in genovese, asino -, quasi duecento soci che ci mettono 10 euro l’anno. Lo seguivano già in tanti e poi con quel video è arrivato il boom. Ma il programma con Sandro Clavarino, dirigente scolastico della zona, è cominciato da tempo e coinvolge sempre più piccoli coi loro genitori.
Millenari e mediterranei, fondamentali nella storia rurale dell’uomo.
All’inizio del Novecento in Italia c’era almeno un milione di capi, negli anni Cinquanta il calo verticale e poi il rischio di vederli sparire per sempre. Di 15 razze, restano 8: l’esemplare più bello e alto è quello di Martinafranca (ne erano rimasti solo 18, ora sono quasi mille), poi il ragusano, il pantesco perché viene da Pantelleria e vive in una riserva ad Erice, il miccio amiantino della Toscana, il romagnolo che è stato recuperato da poco, il sardo che non è alto più di un metro ed ha quella bella croce nera sul dorso grigio (il ciuchino di Pinocchio, proprio lui), quello dell’Asinara e il viterbese. Il numero è andato di nuovo crescendo negli ultimi 20 anni e all’anagrafe equina se ne contano ufficialmente 77.096, altrettanti meticci e non registrati. Ci sono alcune decine di allevamenti, il più grande d’Europa è in provincia di Reggio Emilia, 800 esemplari: il latte d’asina è molto indicato per i neonati e chi ha problemi di allergia. Perché è il più simile a quello umano.
L’onoterapia l’ha introdotta in Italia uno psicologo di origine abruzzese, Eugenio Milonis. Era il ’94. “L’asino è un animale di compagnia perfetto”, spiega. “Io allora ne avevo presi due quasi per caso, salvandoli dalla macellazione – si chiamavano Romeo e Giulietta -, poi mi sono reso conto di quanto avrebbero potuto dare: così equilibrati, accoglienti. Forti e morbidi al tatto. Ideali per lavorare sulla disabilità psichica, di bambini ed anziani”. Milonis, presidente della Rete Italiana Interventi Assistiti (da più di un anno c’è una normativa che disciplina le attività con gli animali: cane, cavallo, asino) parla di co-terapia.
“Non può essere una cura alternativa. Va gestita con medici e specialisti”. Persone ipercinetiche, autistiche, down, con problemi di socializzazione, anaffettività, depressione, ansia, alzhaimer, utenti psichiatrici. In Basilicata li usano con i soggetti che soffrono di disturbi alimentari, e poi in alcune prigioni. Anche Andrea Lo Cicero, il campione di rugby, con la sorella psicologa ha fondato una onlus (la Terra dei Bambini) e nella sua tenuta di Nepi, nella zona di Bracciano, ha 7 asini ragusani: “Sono come dei rugbisti: generosi, sinceri. Robusti, ma affamati di coccole. Tipi di cui si si può fidare. Amici veri”.