"Ci vuole una legge sull'eutanasia. Per chi come Fabo è imprigionato da malattie e incidenti in esistenze insopportabili, ma non solo. Tutti devono poter decidere che fare della loro esistenza, essere padroni della loro vita dall'inizio alla fine, sino all'ultimo istante. Il diritto all'autodeterminazione, a disporre dei giorni fa parte integrante della propria libertà".
Ivan Scalfarotto, Pd, sottosegretario al Commercio internazionale al Ministero dello Sviluppo economico, da anni si batte per la libertà di scelta, in tutti i campi. Conosce bene, per vita vissuta, la fatica, il dolore, la comprensione che ci vuole ad accettare scelte definitive da parte di chi si ama. Ma qui parla come politico, legislatore che ha firmato come altri 100mila italiani la proposta di legge per l'eutanasia dell'Associazione Coscioni che giace da anni indiscussa in parlamento.
C'è un diritto a morire?
"C'è un diritto a condurre la propria vita in completa e piena libertà. Questo significa , secondo me, anche poter decidere quando è arrivato il momento di andarsene. Senza che nessuno intervenga ad impedirmelo, perché la mia libertà dovrebbe finire soltanto dove comincia quella degli altri".
Decido io della mia fine?
"Chi altri può sapere così bene, capire profondamente e soprattutto valutare cosa sia sopportabile o umiliante, quando la sofferenza è troppa. Siamo tutti diversi, differenti i valori, le esigenze, le sensibilità"
Suicidio assistito solo per i malati?
"Per chiunque lo chieda. Chi sono gli altri per sindacare? Io penso che chi vuole porre fine alla sua vita deve poterlo fare senza la violenza, l'umiliazione attraverso il quale è passato, ad esempio, il regista Monicelli: costretto a novantanni passati ad usare le poche forze per buttarsi giù dalla finestra di un ospedale sul marciapiede. Senza dover emigrare di nascosto come Fabo. Due sconfitte per lo stato italiano."
La morte di Fabo, una sconfitta per lo stato?
"Sì, quando un italiano come Fabo è costretto a ricorrere alle leggi di un altro paese per vedersi riconosciuto un diritto, è una sconfitta per lo stato e per la politica che non ha saputo rispondere ai bisogni dei suoi cittadini. L'antipolitica non nasce solo dalla corruzione o dal malaffare ma anche dall'esseere assenti sui grandi temi che la società le pone".
Perché lo stato dovrebbe aiutare chi vuole uccidersi?
"Chi decide di andarsene prima o poi lo fa comunque. E se ha le capacità, finisce a metterlo in pratica: costretto ad impiccarsi, a cercare un'arma, una finestra, pastiglie. Solo. Quello che vorrei è che per chi decide di smettere di vivere, non importa per quale motivo o malattia, ci fosse una qualche accoglienza. Un luogo, con medici psicologi che aiutino a capire se è una depressione, magari curabile se lo vuole, o se una decisione razionale, ferma e definitiva. E in questo caso lo aiutino come accade a Zurigo".
Vi accusano di istigare al suicidio
"E' l'esatto contrario. La libertà di scelta aiuta la vita: molta gente sapendo di essere aiutata a morire in Svizzera, ha rimandato l'assunzione del liquido, a volte ci ha addirittura rinunciato. Avendo un luogo con esperti che valutano, parlano, si chiarirebbero le situazioni dubbie, evitando casi di istigazione al suicidio, manipolazione".
Una legge sull'eutanasia aiuta a vivere?
"Si il proibizionismo lascia il cittadino solo ad arrangiarsi, quando la politica non regolamenta fa danni. Fare lo struzzo davanti ad argomenti di cui si ha timore crea solo disastri. Ignorare la realtà delle centinaia di persone che ogni anno chiedono di andare a morire per sofferenze insopportabili o per giorni che non considerano degni di essere vissuti, è un'abdicazione da parte dello stato delle proprie responsabilità".
Suo padre si è ucciso
"Sì, lo ha fatto in maniera lucida, razionale. Tempo prima, durante un dibattito sul mio blog mi ha scritto spiegandomi perché secondo lui il suicidio poteva essere una libera scelta per chi, arrivato sul finire di una vita vissuta pienamente e con soddisfazione, vuole andarsene prima della decadenza, prima di dover dipendere dagli altri. Pensavo fosse una discussione intellettuale. Invece qualche mese dopo si è ucciso, da solo, con una pistola. Ecco, io avrei voluto che ci fosse una legge, una struttura dove rivolgersi che lo aiutasse a morire, viste le sue convinzioni profonde.. Io sono un amante appassionato della vita, da laico ho un senso sacro dell'esistenza come l'aveva mio padre. Rispetto la sua decisione, anche se non è la mia"
Fabo accusava i politici di indifferenza
"Vorrei abbracciare la madre, la fidanzata Valeria e chiedere scusa a Fabo perché ha dovuto emigrare, andare all'estero quando sarebbe bastata un po' di pietas, di capacità di immedesimarsi, un po di simpatia, nel senso greco, per i propri simili".
Italia sotto accusa?
"E' assurdo uno stato che non legifera sull'eutanasia e si sente allo stesso tempo innocente quando un uomo si suicida buttandosi dalla finestra o va in Svizzera dovendo pagare per andarsene. Il peccato di omissione esiste, e lo stato invece lo compie ogni volta che gira lo sguardo e se ne lava le mani".
Ivan Scalfarotto, Pd, sottosegretario al Commercio internazionale al Ministero dello Sviluppo economico, da anni si batte per la libertà di scelta, in tutti i campi. Conosce bene, per vita vissuta, la fatica, il dolore, la comprensione che ci vuole ad accettare scelte definitive da parte di chi si ama. Ma qui parla come politico, legislatore che ha firmato come altri 100mila italiani la proposta di legge per l'eutanasia dell'Associazione Coscioni che giace da anni indiscussa in parlamento.
C'è un diritto a morire?
"C'è un diritto a condurre la propria vita in completa e piena libertà. Questo significa , secondo me, anche poter decidere quando è arrivato il momento di andarsene. Senza che nessuno intervenga ad impedirmelo, perché la mia libertà dovrebbe finire soltanto dove comincia quella degli altri".
Decido io della mia fine?
"Chi altri può sapere così bene, capire profondamente e soprattutto valutare cosa sia sopportabile o umiliante, quando la sofferenza è troppa. Siamo tutti diversi, differenti i valori, le esigenze, le sensibilità"
Suicidio assistito solo per i malati?
"Per chiunque lo chieda. Chi sono gli altri per sindacare? Io penso che chi vuole porre fine alla sua vita deve poterlo fare senza la violenza, l'umiliazione attraverso il quale è passato, ad esempio, il regista Monicelli: costretto a novantanni passati ad usare le poche forze per buttarsi giù dalla finestra di un ospedale sul marciapiede. Senza dover emigrare di nascosto come Fabo. Due sconfitte per lo stato italiano."
La morte di Fabo, una sconfitta per lo stato?
"Sì, quando un italiano come Fabo è costretto a ricorrere alle leggi di un altro paese per vedersi riconosciuto un diritto, è una sconfitta per lo stato e per la politica che non ha saputo rispondere ai bisogni dei suoi cittadini. L'antipolitica non nasce solo dalla corruzione o dal malaffare ma anche dall'esseere assenti sui grandi temi che la società le pone".
Perché lo stato dovrebbe aiutare chi vuole uccidersi?
"Chi decide di andarsene prima o poi lo fa comunque. E se ha le capacità, finisce a metterlo in pratica: costretto ad impiccarsi, a cercare un'arma, una finestra, pastiglie. Solo. Quello che vorrei è che per chi decide di smettere di vivere, non importa per quale motivo o malattia, ci fosse una qualche accoglienza. Un luogo, con medici psicologi che aiutino a capire se è una depressione, magari curabile se lo vuole, o se una decisione razionale, ferma e definitiva. E in questo caso lo aiutino come accade a Zurigo".
Vi accusano di istigare al suicidio
"E' l'esatto contrario. La libertà di scelta aiuta la vita: molta gente sapendo di essere aiutata a morire in Svizzera, ha rimandato l'assunzione del liquido, a volte ci ha addirittura rinunciato. Avendo un luogo con esperti che valutano, parlano, si chiarirebbero le situazioni dubbie, evitando casi di istigazione al suicidio, manipolazione".
Una legge sull'eutanasia aiuta a vivere?
"Si il proibizionismo lascia il cittadino solo ad arrangiarsi, quando la politica non regolamenta fa danni. Fare lo struzzo davanti ad argomenti di cui si ha timore crea solo disastri. Ignorare la realtà delle centinaia di persone che ogni anno chiedono di andare a morire per sofferenze insopportabili o per giorni che non considerano degni di essere vissuti, è un'abdicazione da parte dello stato delle proprie responsabilità".
Suo padre si è ucciso
"Sì, lo ha fatto in maniera lucida, razionale. Tempo prima, durante un dibattito sul mio blog mi ha scritto spiegandomi perché secondo lui il suicidio poteva essere una libera scelta per chi, arrivato sul finire di una vita vissuta pienamente e con soddisfazione, vuole andarsene prima della decadenza, prima di dover dipendere dagli altri. Pensavo fosse una discussione intellettuale. Invece qualche mese dopo si è ucciso, da solo, con una pistola. Ecco, io avrei voluto che ci fosse una legge, una struttura dove rivolgersi che lo aiutasse a morire, viste le sue convinzioni profonde.. Io sono un amante appassionato della vita, da laico ho un senso sacro dell'esistenza come l'aveva mio padre. Rispetto la sua decisione, anche se non è la mia"
Fabo accusava i politici di indifferenza
"Vorrei abbracciare la madre, la fidanzata Valeria e chiedere scusa a Fabo perché ha dovuto emigrare, andare all'estero quando sarebbe bastata un po' di pietas, di capacità di immedesimarsi, un po di simpatia, nel senso greco, per i propri simili".
Italia sotto accusa?
"E' assurdo uno stato che non legifera sull'eutanasia e si sente allo stesso tempo innocente quando un uomo si suicida buttandosi dalla finestra o va in Svizzera dovendo pagare per andarsene. Il peccato di omissione esiste, e lo stato invece lo compie ogni volta che gira lo sguardo e se ne lava le mani".