Cronaca

Minniti: "Controlli rafforzati in aree affollate". Smantellata cellula del proselitismo jihadista

Il ministro dell'Interno Marco Minniti (lapresse)
Dopo l'attentato di Londra, il ministro dell'Interno ha riunito il Comitato antiterrorismo al Viminale, a cui ha preso parte anche l'ufficiale di collegamento con Scotland Yard. Innalzata la soglia di attenzione attorno alle celebrazioni dei trattati di Roma. Quattro arresti tra Perugia, Milano e la Germania: tre tunisini e un marocchino che su Facebook inneggiavano all'Isis
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ROMA - "Rafforzare ulteriormente i controlli nelle aree di maggiore afflusso di persone" anche in vista delle celebrazioni dei Trattati di Roma di sabato, "nonché verso i luoghi che notoriamente registrano particolare afflusso di visitatori". Lo ha chiesto il ministro dell'Interno, Marco Minniti, al termine della riunione del Casa, il comitato di analisi strategica antiterrorismo, convocato dopo l'attacco di ieri a Londra.

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Alla riunione hanno partecipato i vertici nazionali delle forze di polizia e dei servizi di intelligence e l'ufficiale di collegamento di Scotland Yard a Roma. Il comitato ha deciso di intensificare le misure di vigilanza e di sicurezza a protezione degli obiettivi ritenuti più a rischio. Minniti ha chiesto ai vertici della sicurezza una maggiore attenzione attorno alle cerimonie celebrative del "60° anniversario della firma dei trattati di Roma", con un rafforzamento ulteriore dei controlli nelle aree di maggiore afflusso di visitatori.

Tutte le forze di polizia e la rete dei servizi di intelligence saranno impegnati senza sosta sul fronte antiterrorismo per individuare ogni fonte di possibile rischio e pericolo. Infine, ancora su indicazione del ministro, il Comitato antiterrorismo resterà riunito in seduta permanente.

"Siamo di fronte a una minaccia che sempre di più si caratterizza per la assoluta imprevedibilità - ha dichiarato il il ministro dell'Interno parlando al plenum straordinario del Csm -. Occore riflettere di più sulla capacità di mettere in campo una strategia che sia all'altezza della minaccia, riflettere su come affiancare la capacità di intelligence, che è preventiva, al controllo del territorio". Esprimendo il suo cordoglio al popolo britannico, Minniti ha voluto sottolineare ancora una volta la partecipazione alla riunione del Comitato antiterrorismo, "per la prima volta, di un ufficiale di coordinamento in Italia di Scotland Yard. Questo dimostra che la sfida del terrorismo prende forme di collaborazione inimmaginabili nel passato".

L'azione antiterrorismo in Italia intanto mette a segno un'importante operazione. Battezzata "Da'Wa", ha portato la polizia a battere le vie telematiche del jihad e infine a smantellare una cellula terroristica che faceva proselitismo sul web. Un'indagine complessa, svolta dagli agenti del Compartimento Polizia Postale di Perugia, coadiuvati dai colleghi del Compartimento Polizia Postale di Milano, sotto il coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, insieme al personale della Digos e dell'Ufficio Immigrazione della Questura di Milano, del Servizio Polizia Scientifica di Roma e di quello del Reparto Prevenzione Crimine Lombardia.

Quattro le persone arrestate, tre tunisini e un marocchino, orbitanti tra Perugia, Milano e la Germania. Eseguite anche due perquisizioni a carico di altri due extracomunitari di provenienza tunisina e algerina. Un terzo soggetto, cittadino tunisino, regolarmente soggiornante, residente a Perugia, è al momento irreperibile sul territorio nazionale.

Ad eccezione di un cittadino tunisino, regolarmente soggiornante e che svolgeva saltuaria attività lavorativa come pizzaiolo, tutti gli altri indagati si trovano in posizione irregolare sul territorio nazionale, sostanzialmente senza fissa dimora e dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti.A tutti gli indagati è stata contestata l'istigazione a delinquere con l'aggravante di aver commesso il fatto attraverso l'uso del mezzo informatico con finalità di terrorismo. A loro sono ricondotte e vengono contestate le centinaia di post dove, anche con foto e video, si manifestava una espressa condivisione dell'ideologia fondamentalista delle frange estreme dell'islamismo, nonché delle azioni armate delle milizie appartenenti all'Isis degli attentati terroristici di matrice jihadista.

I post dell'odio jihadista sono emersi dal monitoraggio del web condotto dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Perugia nell'ambito delle attività di prevenzione. Un'attività che ha immediatamente rilevato l'interesse di alcuni account Facebook i cui titolari apparivano collegati con l'Italia. Dall'analisi dei file di log dei profili e da ulteriori accertamenti tecnici si arrivava all'identificazione dei soggetti utilizzatori e la loro localizzazione sul territorio nazionale, in particolare a Milano. In alcuni casi è stato accertato che gli indagati usavano più profili Facebook, tutti a loro riconducibili e che quasi sempre le connessioni avvenivano agganciandosi a reti "wireless" che ne assicuravano l'anonimato. Profili che raccoglievano centinaia di "amici". Dalle attività di intercettazione telefonica e telematica si è osservato anche come nel corso del tempo i soggetti abbiano modificato le modalità di accesso ai loro molteplici profili personali, passando da modalità pubblica a modalità visibile solo agli "amici".