La battaglia dei vaccini su Twitter. Così la rete si è schierata sul decreto del governo
Bocci, di MICHELE BOCCIUna ricerca fotografa il modo in cui gli italiani hanno vissuto l'introduzione dell'obbligo a scuola. Le parole più cliccate dal fronte del Sì e da quello del No. Oltre 100mila cinguettii dopo l'approvazione del provvedimento voluto dalla ministra Lorenzin
ROMA - Su Twitter non c'è partita, il decreto Lorenzin sulle vaccinazioni obbligatorie per entrare a scuola non piace. Dei 107mila tweet fatti a partire dal 19 maggio, giorno in cui il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha presentato il provvedimento, il 54% erano contrari, il 28% favorevoli e il 18% neutri. I dati sono di Twig, agenzia che raccoglie tra l'altro il flusso delle conversazioni degli utenti dei social media. Il tema vaccini tiene banco ormai da tempo in Italia. A parire dal settembre 2016 i tweet che lo hanno affrontato sono stati 400mila.
Basta fare un giro in rete per rendersi conto di quanto lo schieramento no-vax o comunque anti l'obbligo sia battagliero. Secondo Twig, i favorevoli al decreto citano ragioni scientifiche. Parlano di vaccini come unica soluzione razionale contro il rischio di epidemie e giustificano la necessita dell’obbligo come unica misura in grado di proteggere la salute pubblica dell’individualismo (e per…
Basta fare un giro in rete per rendersi conto di quanto lo schieramento no-vax o comunque anti l'obbligo sia battagliero. Secondo Twig, i favorevoli al decreto citano ragioni scientifiche. Parlano di vaccini come unica soluzione razionale contro il rischio di epidemie e giustificano la necessita dell’obbligo come unica misura in grado di proteggere la salute pubblica dell’individualismo (e per…
ROMA - Su Twitter non c'è partita, il decreto Lorenzin sulle vaccinazioni obbligatorie per entrare a scuola non piace. Dei 107mila tweet fatti a partire dal 19 maggio, giorno in cui il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha presentato il provvedimento, il 54% erano contrari, il 28% favorevoli e il 18% neutri. I dati sono di Twig, agenzia che raccoglie tra l'altro il flusso delle conversazioni degli utenti dei social media. Il tema vaccini tiene banco ormai da tempo in Italia. A parire dal settembre 2016 i tweet che lo hanno affrontato sono stati 400mila.
Basta fare un giro in rete per rendersi conto di quanto lo schieramento no-vax o comunque anti l'obbligo sia battagliero. Secondo Twig, i favorevoli al decreto citano ragioni scientifiche. Parlano di vaccini come unica soluzione razionale contro il rischio di epidemie e giustificano la necessita dell’obbligo come unica misura in grado di proteggere la salute pubblica dell’individualismo (e pericolosa "ignoranza") dei novax. Vengono spesso citate le malattie sconfitte grazie ai vaccini e il fatto che gli stessi abbiano allungato la durata della vita.
Chi invece è contro la norma ha posizioni differenziate. C'è "chi si oppone tout court ai vaccini - è scritto nello studio - a causa di una loro supposta pericolosità" e della paura di effetti collaterali permanenti". C'è poi chi seppur non contrario ai vaccini per se, è invece contrario al contenuto del decreto. Tra questi ultimi, un primo gruppo di utenti avversa il carattere coercitivo del decreto, che va contro la libertà di scelta di un genitore, ne mette in discussione la patria potestà e nega ai bambini non vaccinati il diritto all’istruzione. Una seconda motivazione riguarda invece "la preoccupazione 12 vaccini siano troppi e non necessari e l’idea che una misura di questa portata dovrebbe essere accompagnata da pre-test in grado di tener conto delle peculiarità di ogni bambino". Ad essere preoccupate sono soprattutto donne, molto probabilmente mamme. Dei 13.000 tweet contenenti l’hashtag #noobbligovaccinale, infatti, l’83% è stato inviato appunto da donne e solo il 17% da uomini. Poi c'è chi ritiene che il decreto sia un regalo alle case farmaceutiche perché non ci sono epidemie in corso. Anche questo è un punto che chi segue sui social network il tema vaccini incontra spesso.
Il fondatore di Twig, Aldo Cristadoro commenta così i risultati. “Questa analisi è paradigmatica di come sulla rete nascano e crescano movimenti di opinione anche molto velocemente. Sui social network possono coesistere in un unico flusso di protesta istanze differenti accumunate però da una generale sfiducia nelle istituzioni. In questo clima si assiste spesso a una semplificazione estrema dei problemi che riesce spesso ad avere la meglio sulla complessità dell'approccio scientifico".
Basta fare un giro in rete per rendersi conto di quanto lo schieramento no-vax o comunque anti l'obbligo sia battagliero. Secondo Twig, i favorevoli al decreto citano ragioni scientifiche. Parlano di vaccini come unica soluzione razionale contro il rischio di epidemie e giustificano la necessita dell’obbligo come unica misura in grado di proteggere la salute pubblica dell’individualismo (e pericolosa "ignoranza") dei novax. Vengono spesso citate le malattie sconfitte grazie ai vaccini e il fatto che gli stessi abbiano allungato la durata della vita.
Chi invece è contro la norma ha posizioni differenziate. C'è "chi si oppone tout court ai vaccini - è scritto nello studio - a causa di una loro supposta pericolosità" e della paura di effetti collaterali permanenti". C'è poi chi seppur non contrario ai vaccini per se, è invece contrario al contenuto del decreto. Tra questi ultimi, un primo gruppo di utenti avversa il carattere coercitivo del decreto, che va contro la libertà di scelta di un genitore, ne mette in discussione la patria potestà e nega ai bambini non vaccinati il diritto all’istruzione. Una seconda motivazione riguarda invece "la preoccupazione 12 vaccini siano troppi e non necessari e l’idea che una misura di questa portata dovrebbe essere accompagnata da pre-test in grado di tener conto delle peculiarità di ogni bambino". Ad essere preoccupate sono soprattutto donne, molto probabilmente mamme. Dei 13.000 tweet contenenti l’hashtag #noobbligovaccinale, infatti, l’83% è stato inviato appunto da donne e solo il 17% da uomini. Poi c'è chi ritiene che il decreto sia un regalo alle case farmaceutiche perché non ci sono epidemie in corso. Anche questo è un punto che chi segue sui social network il tema vaccini incontra spesso.
Il fondatore di Twig, Aldo Cristadoro commenta così i risultati. “Questa analisi è paradigmatica di come sulla rete nascano e crescano movimenti di opinione anche molto velocemente. Sui social network possono coesistere in un unico flusso di protesta istanze differenti accumunate però da una generale sfiducia nelle istituzioni. In questo clima si assiste spesso a una semplificazione estrema dei problemi che riesce spesso ad avere la meglio sulla complessità dell'approccio scientifico".