Condannato all'ergastolo nel 1989, Mastini stava scontando la pena nel carcere di Fossano, nel cuneese, e dall'agosto del 2016 godeva del regime di semilibertà. Dallo scorso novembre tutti i giorni si recava a Cairo in treno e alla scuola svolgeva piccoli lavori di manutenzione. Finché, la mattina del 30 giugno, Johnny alla scuola non era mai arrivato. Ed erano scattate le ricerche. Una fuga sorprendente, per chi lo descriveva come una persona ormai tranquilla e cordiale. Tanto diversa da quella raccontata dal suo curriculum: un protagonista della Roma criminale degli anni Ottanta, una lunga serie di rapine e omicidi, l'amicizia con Pino Pelosi, morto qualche giorno fa, per la quale finì tra i sospettati dell'omicidio di Pier Paolo Pasolini.
Rapine, evasioni e omicidi: così Johnny lo Zingaro terrorizzò Roma negli anni '80
Tirato in ballo anche nella morte di Pasolini, Giuseppe Mastini - detto Johnny Lo Zingaro - finì in carcere ancora ragazzo per aver ucciso un tranviere. Dal penitenziario evase due volte: prima da quello di Casal del Marmo, poi da quello dell'isola di Pianosa. Nell' estate del 1983 fu arrestato di nuovo, dopo una sparatoria con la polizia. Quattro anni più tardi ottenne una licenza premio per buona condotta. Fu proprio durante questa licenza, nel febbraio 1987, che Mastini fu protagonista di sanguinose scorribande che si conclusero con la cattura anche della sua compagna, Zaira Pochetti, morta qualche anno dopo dopo una lunga malattia. In quella giornata, che impegnò le forze di polizia in una vera e propria caccia all'uomo, Mastini rubò diverse auto, rapinò benzinai, sequestrò una ragazza, Silvia Leonardi, sparò contro una pattuglia di agenti, uccidendo la guardia Michele Giraldi, ferì un brigadiere dei carabinieri, Bruno Nolfi. Si arrese nelle campagne di Mentana, ormai circondato da agenti e carabinieri. Condannato all'ergastolo nel 1989, da alcuni anni è detenuto nel carcere di Fossano. In semilibertà, lavora alla scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, dove questa mattina non si è presentato. Leggi l'articolo di MASSIMO LUGLI
Dopo l'evasione, le ultime tracce lasciate da Johnny lo Zingaro avevano portato da Fossano a Genova, dove Mastini si era fatto accompagnare da un taxi. Come si era dedotto dalla visione delle immagini delle telecamere della stazione di Fossano, che avevano ripreso l'evaso mentre saliva su un taxi, probabilmente quello che lo aveva portato fino a Genova. Una fuga preparata da tempo, secondo gli inquirenti, forse con la complicità di altre persone. Poi, il silenzio. Sembrava svanito nel nulla, Johnny lo Zingaro. Invece le indagini andavano avanti, sotto traccia e con il fondamentale aiuto delle nuove tecnologie. Gli uomini della Direzione centrale anticrimine erano riusciti a individuarlo a Pietrasanta, dove Giovanna Truzzi era ai domiciliari. Quindi, Johnny aveva ripreso la fuga con la compagna.
Johnny e la donna sono stati seguiti dai poliziotti e dagli uomini della Penitenziaria fino a quando non sono arrivati a Taverne d'Arbia. Qui, sempre secondo quanto si apprende da fonti qualificate, la coppia è stata ospitata da alcuni parenti di lei. Che in vista dell'arrivo dei due "ospiti" avevano ordinato un nuovo materasso. Ed è qui che i poliziotti hanno messo in atto lo stratagemma che ha consentito la cattura: gli agenti si sono sostituiti ai corrieri e, una volta all'interno dell'appartamento, hanno verificato e segnalato la presenza dell'uomo, facendo scattare il blitz coordinato dal Servizio centrale operativo.
Il ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha telefonato al capo della Polizia Franco Gabrielli per congratularsi dell'operazione. "Voglio ringraziare - ha sottolineato il ministro - la Polizia di Stato e la polizia Penitenziaria che, con alta professionalità e con un'articolata attività l'indagine sono riusciti ad assicurare alla giustizia un pericoloso latitante".