Diciassette minuti di auto se c’è tempo normale, nove chilometri di salita separano la maledizione di ghiaccio dell’hotel Rigopiano da questo nuovo inizio col caldo e col sole. Cercando di non rimuginare troppo lassù.“Il modo migliore per ricordare? Fare ogni giorno col sorriso sulle labbra, la voglia nelle mani, una lacrima nella tasca e nel cuore” è stampato sulla targa-ricordo delle vittime scoperta durante l’inaugurazione.
Dalle ceneri della splendida struttura seppellita da una valanga il 18 gennaio scorso, inaugura, a Farindola, “La Cuccumella”, un piccolo albergo con ristorante e piscina e vista su un Gran Sasso che in questi giorni risplende di vita: il nome, dal sapore messicano, è una parola del dialetto abruzzese che sta per “recipiente”. E a realizzarlo in appena quattro mesi, col supporto economico della Cei e della Caritas sono stati sette ex dipendenti del resort spazzato via da una slavina. Paolo e Alice Misero, Grazia e Federica Colangeli, Giovanni Nebbioso, Fiorella Costantini, Alessandro Iezzi. Sette ragazzi dai 24 ai 30 anni che si sono uniti in cooperativa.
Lavoravano tutti al Rigopiano, erano barman, addetti alla sistemazione delle camere e al centro benessere e si sono salvati solo perché quel 18 gennaio non erano di turno. Undici loro compagni di lavoro non ci sono più. Vivi per miracolo, come quello capitato a Giovanni Nebbioso, 39 anni, che sul braccio si è tatuato il numero 215, era la stanza dei camerieri, sua e degli altri che non ci sono più.“Quella mattina dovevo risalire in hotel, ma con la neve pesante e acquosa non ce l’ho fatta a uscire con la macchina – racconta Giovanni a Repubblica -. Sono stati gli stessi clienti ad avvisarmi della slavina, della tragedia in atto. Non riesco tuttora a crederci. Ho perso una famiglia”.
Paolo Misero, 24enne, era il receptionist della Spa, vi lavorava da cinque anni al momento dell’apocalisse secondo molti annunciata. “È stato incredibilmente emozionante inaugurare la nostra “Cuccumela”, tutto rimandava all’ambiente di lavoro che vivevamo”. Quel giorno non lavorava e non se ne capacita, non trova le parole. “Spero che quest’apertura esorcizzi un po’ il dolore e rilanci, nel nome del turismo, la nostra terra offesa – ci dice ancora -. C’è molto entusiasmo, sono già parecchie le prenotazioni. Noi ce la metteremo tutta: ci abbiamo creduto subito nonostante gli ovvi dubbi, perplessità e i momenti di sconforto atroce. Dobbiamo ringraziare, per questo, il team di psicologi che ci ha seguito. Anche i nostri genitori ne sono felici. A chi dedichiamo il nuovo locale? Alle vittime, e a noi stessi”.
L’idea de “La Cuccumella” è venuta, verso la fine del suo inverno più lungo, a Massimiliano Giancaterino, vicecomandante della polizia locale di Fermo: al Rigopiano ha perso suo fratello Alessandro, il capocameriere. “È un’iniziativa nata da me e da un mio amico, Emiliano Mezzanotte, imprenditore locale. Preoccupati per quei giovani padri di famiglia rimasti senza lavoro oltre che sotto choc, abbiamo pensato che le loro professionalità non dovevano essere dilapidate. I ragazzi hanno accettato con entusiasmo.
La coop vede impegnati sette superstiti e la società Wolftour che li affianca. Questo progetto, poi, possiede una forte valenza simbolica: il risveglio di un’intera comunità dopo la sciagura immane che l’ha colpita”. Massimiliano ci confida che l’avere contribuito al varo di una struttura ricettiva proprio qui, alle pendici della montagna che ha mescolato la neve col sangue di ventinove innocenti, compreso suo fratello “ha rappresentato una commozione enorme, erano tutti colleghi di Alessandro. E provo orgoglio per averli aiutati. Il nuovo luogo è un recipiente di speranza”.
Dalle ceneri della splendida struttura seppellita da una valanga il 18 gennaio scorso, inaugura, a Farindola, “La Cuccumella”, un piccolo albergo con ristorante e piscina e vista su un Gran Sasso che in questi giorni risplende di vita: il nome, dal sapore messicano, è una parola del dialetto abruzzese che sta per “recipiente”. E a realizzarlo in appena quattro mesi, col supporto economico della Cei e della Caritas sono stati sette ex dipendenti del resort spazzato via da una slavina. Paolo e Alice Misero, Grazia e Federica Colangeli, Giovanni Nebbioso, Fiorella Costantini, Alessandro Iezzi. Sette ragazzi dai 24 ai 30 anni che si sono uniti in cooperativa.
Lavoravano tutti al Rigopiano, erano barman, addetti alla sistemazione delle camere e al centro benessere e si sono salvati solo perché quel 18 gennaio non erano di turno. Undici loro compagni di lavoro non ci sono più. Vivi per miracolo, come quello capitato a Giovanni Nebbioso, 39 anni, che sul braccio si è tatuato il numero 215, era la stanza dei camerieri, sua e degli altri che non ci sono più.“Quella mattina dovevo risalire in hotel, ma con la neve pesante e acquosa non ce l’ho fatta a uscire con la macchina – racconta Giovanni a Repubblica -. Sono stati gli stessi clienti ad avvisarmi della slavina, della tragedia in atto. Non riesco tuttora a crederci. Ho perso una famiglia”.
Paolo Misero, 24enne, era il receptionist della Spa, vi lavorava da cinque anni al momento dell’apocalisse secondo molti annunciata. “È stato incredibilmente emozionante inaugurare la nostra “Cuccumela”, tutto rimandava all’ambiente di lavoro che vivevamo”. Quel giorno non lavorava e non se ne capacita, non trova le parole. “Spero che quest’apertura esorcizzi un po’ il dolore e rilanci, nel nome del turismo, la nostra terra offesa – ci dice ancora -. C’è molto entusiasmo, sono già parecchie le prenotazioni. Noi ce la metteremo tutta: ci abbiamo creduto subito nonostante gli ovvi dubbi, perplessità e i momenti di sconforto atroce. Dobbiamo ringraziare, per questo, il team di psicologi che ci ha seguito. Anche i nostri genitori ne sono felici. A chi dedichiamo il nuovo locale? Alle vittime, e a noi stessi”.
L’idea de “La Cuccumella” è venuta, verso la fine del suo inverno più lungo, a Massimiliano Giancaterino, vicecomandante della polizia locale di Fermo: al Rigopiano ha perso suo fratello Alessandro, il capocameriere. “È un’iniziativa nata da me e da un mio amico, Emiliano Mezzanotte, imprenditore locale. Preoccupati per quei giovani padri di famiglia rimasti senza lavoro oltre che sotto choc, abbiamo pensato che le loro professionalità non dovevano essere dilapidate. I ragazzi hanno accettato con entusiasmo.
La coop vede impegnati sette superstiti e la società Wolftour che li affianca. Questo progetto, poi, possiede una forte valenza simbolica: il risveglio di un’intera comunità dopo la sciagura immane che l’ha colpita”. Massimiliano ci confida che l’avere contribuito al varo di una struttura ricettiva proprio qui, alle pendici della montagna che ha mescolato la neve col sangue di ventinove innocenti, compreso suo fratello “ha rappresentato una commozione enorme, erano tutti colleghi di Alessandro. E provo orgoglio per averli aiutati. Il nuovo luogo è un recipiente di speranza”.
“Non riesco ad accettare una vita senza quel posto, la mia seconda casa, una vita senza quelle undici persone. Luana, Ilaria, Emanuele, Alessandro, Gabriele, Ale, Faye Dame, Linda, Marinella, Cecilia e tu, Robert, mi mancate ogni secondo di più. Come faccio a riuscire a credere che sia vero? Come faccio a non vedervi più? Come faccio a non pensarvi? Come faccio ad andare avanti dopo tutto questo?” aveva scritto a febbraio sulla sua pagina Facebook Grazia Colangeli, ex dipendente del Rigopiano adesso in forza alla Cuccumela. E aveva aggiunto: Ci sono persone che ti mancheranno per sempre. Sono persone che, una volta perdute, sai già che senza di loro non vivrai con la stessa pienezza, non riuscirai più a essere veramente felice. Il primo pensiero andrà a loro quando qualcosa di bello capiterà nella tua vita, perché è con loro che avresti voluto condividerlo”. Ecco, sostengono oggi i ragazzi sopravvissuti al Rigopiano, quel giorno è arrivato.