Era l'ennesima volta, la terza dicono i ritagli dei giornali dell'epoca, ma erano trent'anni che non provava più a scappare. Questa volta infatti era diverso: Johnny non era fuggito per la libertà, ma per l'amore. In uno dei suoi permessi lavorativi, concessi dall'istituto penitenziario di Fossano per svolgere attività nella scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, ha incontrato alcuni vecchi amici sinti romani. Gente che non vedeva da quando era ragazzino. Non hanno ricordato i tempi delle rapine, dei colpi nelle ville, di quegli omicidi che gli sono costati l'ergastolo. Ha fatto loro soltanto un nome: "Giovanna, ve la ricordate Giovanna?". Se la ricordavano. Di più avevano il suo numero di telefono: viveva in Toscana da anni, aveva quattro figli grandi. Johnny il bandito non ha resistito. L'ha chiamata: "Ti ricordi?" le ha detto. "Non ti ho mai dimenticato" gli ha risposto. Così hanno organizzato la fuga, lui da Fossano lei da Pietrasanta, dove era agli arresti domiciliari. Il 30 giugno Johnny lo Zingaro è salito su un taxi che lo ha portato alla stazione di Genova. Ha preso un treno che lo ha portato a Viareggio, dove ha trovato lei che lo aspettava. A casa Giovanna aveva lasciato una lettera per i suoi figli: "Scusate, ma scappo con l'amore della mia vita".
La dichiarazione di Johnny lo Zingaro alla campagna: "T'amo più della vita mia"
Rapine, evasioni e omicidi: così Johnny lo Zingaro terrorizzò Roma negli anni '80
Tirato in ballo anche nella morte di Pasolini, Giuseppe Mastini - detto Johnny Lo Zingaro - finì in carcere ancora ragazzo per aver ucciso un tranviere. Dal penitenziario evase due volte: prima da quello di Casal del Marmo, poi da quello dell'isola di Pianosa. Nell' estate del 1983 fu arrestato di nuovo, dopo una sparatoria con la polizia. Quattro anni più tardi ottenne una licenza premio per buona condotta. Fu proprio durante questa licenza, nel febbraio 1987, che Mastini fu protagonista di sanguinose scorribande che si conclusero con la cattura anche della sua compagna, Zaira Pochetti, morta qualche anno dopo dopo una lunga malattia. In quella giornata, che impegnò le forze di polizia in una vera e propria caccia all'uomo, Mastini rubò diverse auto, rapinò benzinai, sequestrò una ragazza, Silvia Leonardi, sparò contro una pattuglia di agenti, uccidendo la guardia Michele Giraldi, ferì un brigadiere dei carabinieri, Bruno Nolfi. Si arrese nelle campagne di Mentana, ormai circondato da agenti e carabinieri. Condannato all'ergastolo nel 1989, da alcuni anni è detenuto nel carcere di Fossano. In semilibertà, lavora alla scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, dove questa mattina non si è presentato. Leggi l'articolo di MASSIMO LUGLI
Sono le cinque del pomeriggio, in due ore sono in casa. Fabbrocini entra, "l'ho preso mentre si stava arrampicando al muro. Lui era al secondo piano della casa, all'interno di una mansarda. Johnny lo Zingaro è per certi versi un personaggio romanzesco ma non deve passare solo come un personaggio della letteratura criminale, per scrivere quelle pagine qualcuno ne ha pagato e paga tuttora le conseguenze". Lo Zingaro ha ammazzato un poliziotto, il 24 marzo del 1987, Michele Giraldi, alla cui memoria il capo dello Sco, Alessandro Giuliano, ha dedicato l'operazione. Ha ucciso altre due persone, ferito un carabiniere nel corso delle sue fughe. Questa volta, però, era diverso. "Non credo volesse fuggire ancora. Si sentiva protetto, pensava che nessuno avrebbe potuto riconoscerlo. Quando l'ho bloccato - dice Fabbrocini - gli ho detto: "La tua fuga d'amore è finita". "E lui: sì, sono Johnny Lo Zingaro".
Siena, l'arresto di Johnny lo Zingaro: gli agenti si fingono corrieri e fanno scattare il blitz