ROMA - Per la Corte di Cassazione, Vittorio Emanuele di Savoia "non è esente da responsabilità" per la morte del giovane tedesco Dirk Hamer. Il fatto che i giudici francesi lo abbiano assolto dall'accusa di omicidio volontario "non significa" che il 'principe' "sia esente da responsabilità sotto ogni altro profilo, giacchè assume pur sempre rilievo" "civilistico ed anche etico" che quella morte "avvenne nel corso di una sparatoria a cui partecipò Savoia, al di fuori di ogni ipotesi di legittima difesa". La Cassazione, inoltre, ricorda che Savoia intercettato "rese una confessione" sulla vicenda. Di conseguenza, la stessa Cassazione conferma l'assoluzione "dell'ex direttore di Repubblica Ezio Mauro e di un giornalista" dall'accusa di diffamazione.
Il giornalista era Maurizio Crosetti, che in un articolo pubblicato il 13 ottobre del 2007 dal titolo Inchini, auguri e ospiti illustri a Venaria la rivincita dei Savoia, riferendosi a Vittorio Emanuele e per chiarire al lettore di chi stesse scrivendo usò, tra parentesi, questa frase: "Quello che usò con disinvoltura il fucile all'isola di Cavallo, uccidendo un uomo". L'uomo era Dirk Hamer, che la notte del 18 agosto del 1978 ebbe la sfortuna di essere il vicino di barca di Vittorio Emanuele all'isola di Cavallo, in Corsica. Il giovane tedesco dormiva nel suo scafo quando fu raggiunto alla gamba destra da un proiettile esploso dal "principe" con una carabina, sparatoria scaturita dal furto di un gommone. Hamer morì il dicembre successivo, dopo una lunghissima agonia. Aveva 19 anni.
"Pertanto - scrive la Cassazione - se la conclusione, nel 1991, della vicenda giudiziaria, iniziata con l'accusa di omicidio volontario, non consentì alle autorità francesi di muovere contestazioni ad altro titolo (non è dato sapere se per il principio del ne bis in idem - ovvero per il principio che un giudice non può esprimersi due volte per lo stesso reato - o per lo spirare dei termini prescrizionali, oppure per l'irrilevanza penale della condotta), non per questo risulta illegittimo, e quindi diffamatorio, ogni collegamento" del Savoia con 'l'incidente' dell'isola di Cavallo dato che "questo collegamento è pacifico nella sua materialità". Dunque, è espressione di opinione critica "certamente legittima" l'articolo del 13 ottobre 2007 "ove si era voluto rimarcare che la partecipazione di Savoia alle celebrazioni per la riapertura della reggia di Venaria era, stanti i trascorsi del personaggio, quantomeno inopportuna".
Per la Cassazione, dunque, Vittorio Emanuele di Savoia non ha diritto all'oblìo. Perché, scrive la Corte, il diritto all'oblio "si deve confrontare col diritto della collettività a essere informata e aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione dei propri convincimenti, anche quando ne derivi discredito alla persona titolare di quel diritto, sicchè non può dolersi Savoia della riesumazione di un fatto certamente idoneo alla formazione della pubblica opinione". Tanto più, rincara la Cassazione, che Vittorio Emanuele "è figlio dell'ultimo re d'Italia e, secondo il suo dire, erede al trono".
Il giornalista era Maurizio Crosetti, che in un articolo pubblicato il 13 ottobre del 2007 dal titolo Inchini, auguri e ospiti illustri a Venaria la rivincita dei Savoia, riferendosi a Vittorio Emanuele e per chiarire al lettore di chi stesse scrivendo usò, tra parentesi, questa frase: "Quello che usò con disinvoltura il fucile all'isola di Cavallo, uccidendo un uomo". L'uomo era Dirk Hamer, che la notte del 18 agosto del 1978 ebbe la sfortuna di essere il vicino di barca di Vittorio Emanuele all'isola di Cavallo, in Corsica. Il giovane tedesco dormiva nel suo scafo quando fu raggiunto alla gamba destra da un proiettile esploso dal "principe" con una carabina, sparatoria scaturita dal furto di un gommone. Hamer morì il dicembre successivo, dopo una lunghissima agonia. Aveva 19 anni.
"Pertanto - scrive la Cassazione - se la conclusione, nel 1991, della vicenda giudiziaria, iniziata con l'accusa di omicidio volontario, non consentì alle autorità francesi di muovere contestazioni ad altro titolo (non è dato sapere se per il principio del ne bis in idem - ovvero per il principio che un giudice non può esprimersi due volte per lo stesso reato - o per lo spirare dei termini prescrizionali, oppure per l'irrilevanza penale della condotta), non per questo risulta illegittimo, e quindi diffamatorio, ogni collegamento" del Savoia con 'l'incidente' dell'isola di Cavallo dato che "questo collegamento è pacifico nella sua materialità". Dunque, è espressione di opinione critica "certamente legittima" l'articolo del 13 ottobre 2007 "ove si era voluto rimarcare che la partecipazione di Savoia alle celebrazioni per la riapertura della reggia di Venaria era, stanti i trascorsi del personaggio, quantomeno inopportuna".
Per la Cassazione, dunque, Vittorio Emanuele di Savoia non ha diritto all'oblìo. Perché, scrive la Corte, il diritto all'oblio "si deve confrontare col diritto della collettività a essere informata e aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione dei propri convincimenti, anche quando ne derivi discredito alla persona titolare di quel diritto, sicchè non può dolersi Savoia della riesumazione di un fatto certamente idoneo alla formazione della pubblica opinione". Tanto più, rincara la Cassazione, che Vittorio Emanuele "è figlio dell'ultimo re d'Italia e, secondo il suo dire, erede al trono".