REGGIO CALABRIA - Era nascosto in due borsoni e ordinatamente diviso in panetti il nuovo carico di cocaina intercettato dalla Guardia di Finanza al porto di Gioia Tauro. Occultati in un container di caffè spedito da Puertocortes, in Honduras, e diretto ad Istanbul, in Turchia, c'erano 28 chili di cocaina, del valore di 5,6 milioni di euro, pronti per essere prelevati dagli uomini dei clan che durante il viaggio aprono i container segnalati per prelevare lo stupefacente. La tecnica - chiamata rip off - è sempre la stessa. Dietro il portellone dei container vengono messi borsoni o trolley da viaggio, pronti per essere prelevati. Generalmente, i trafficanti prediligono le spedizioni di caffè o spezie, per ingannare il fiuto dei cani, o quelle di frutta, che meno spesso vengono aperte e controllate per evitare di far rovinare la merce. Ma la fantasia dei trafficanti non ha limiti e nel tempo sono state intercettate spedizioni di coca nascoste tra i sacchi di carbone, fra fogli e rulli di plastica e persino tra blocchi di marmo.
In poco più di due mesi, si tratta del settimo carico intercettato dai militari che tentano di presidiare lo scalo di Gioia Tauro, trasformato dai clan nella principale porta d'ingresso per la cocaina in Europa. Un business milionario con numeri da capogiro. Un chilo di foglie di coca viene infatti venduto dai coltivatori ad appena 0,78 centesimi di euro e tra lavorazione e raffinazione, al produttore servono circa 1800 euro per raffinare un chilo di cocaina. Sul mercato all'ingrosso in cui carteles della droga e broker dei clan si incontrano, quella stessa quantità di sostanza viene venduta a 25-30 mila euro, ma per le mafie il guadagno è esponenziale. Quella comprata in America Latina è cocaina purissima, che può essere tagliata fino ad aumentarne il peso di quattro volte, e sul mercato al minuto arriva a costare fino a 100 euro al grammo. Traduzione, ai clan un chilo di cocaina arriva a fruttare fino a 40mila euro. E trattano partite di quintali. Solo da agosto ad oggi, i finanzieri hanno sequestrato circa 1077 chili di cocaina.
Una perdita pesante per la 'ndrangheta calabrese, sia in termini di capitali investiti, sia di potenziali guadagni, che arrivano non solo dallo spaccio. Il denaro della coca finisce per drogare anche il circuito legale dell'economia, dalle banche alle imprese, usate solo come gigantesche lavatrici di capitali sporchi. La cocaina - spiegano i tecnici - diventa dunque una minaccia per l'economia legale, ma ha un costo sociale anche per la collettività in generale. "Basti pensare - sottolinea la Guardia di Finanza - alle enormi ricadute, in termini di costi per la società, in tema di sforzi volti a garantire la sicurezza pubblica, la cura e la riabilitazione dei soggetti tossicodipendenti o al finanziamento degli interventi di prevenzione e di assistenza sociale".
In poco più di due mesi, si tratta del settimo carico intercettato dai militari che tentano di presidiare lo scalo di Gioia Tauro, trasformato dai clan nella principale porta d'ingresso per la cocaina in Europa. Un business milionario con numeri da capogiro. Un chilo di foglie di coca viene infatti venduto dai coltivatori ad appena 0,78 centesimi di euro e tra lavorazione e raffinazione, al produttore servono circa 1800 euro per raffinare un chilo di cocaina. Sul mercato all'ingrosso in cui carteles della droga e broker dei clan si incontrano, quella stessa quantità di sostanza viene venduta a 25-30 mila euro, ma per le mafie il guadagno è esponenziale. Quella comprata in America Latina è cocaina purissima, che può essere tagliata fino ad aumentarne il peso di quattro volte, e sul mercato al minuto arriva a costare fino a 100 euro al grammo. Traduzione, ai clan un chilo di cocaina arriva a fruttare fino a 40mila euro. E trattano partite di quintali. Solo da agosto ad oggi, i finanzieri hanno sequestrato circa 1077 chili di cocaina.
Una perdita pesante per la 'ndrangheta calabrese, sia in termini di capitali investiti, sia di potenziali guadagni, che arrivano non solo dallo spaccio. Il denaro della coca finisce per drogare anche il circuito legale dell'economia, dalle banche alle imprese, usate solo come gigantesche lavatrici di capitali sporchi. La cocaina - spiegano i tecnici - diventa dunque una minaccia per l'economia legale, ma ha un costo sociale anche per la collettività in generale. "Basti pensare - sottolinea la Guardia di Finanza - alle enormi ricadute, in termini di costi per la società, in tema di sforzi volti a garantire la sicurezza pubblica, la cura e la riabilitazione dei soggetti tossicodipendenti o al finanziamento degli interventi di prevenzione e di assistenza sociale".