GORIZIA - La scuola non aveva informato suo padre dei brutti voti ricevuti: il Tar annulla la bocciatura di uno studente di seconda media, che ora potrà iscriversi in terza. Succede in Friuli, dove il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso di un papà contro la bocciatura del figlio, decisa a giugno dall'Istituto comprensivo Gorizia 1.
Nel frattempo, il ragazzo sta frequentando la seconda in una altro istituto. Ma la decisione dei giudici amministrativi - anticipata da "Il Piccolo" e "Messaggero Veneto" - è stata già notificata al Gorizia 1 dall'avvocato dell'uomo, l'avvocato Alessandro Tudor, che spiega: "Se la scuola non dovesse tenerne conto, presenterò un nuovo ricorso chiedendo la nomina di un commissario ad acta per l'esecuzione della sentenza e l'iscrizione del ragazzo in terza media".
LA BIGENITORIALITA' IN CLASSE
Secondo la sentenza del Tar, pubblicata il 12 ottobre scorso, l'Istituto Gorizia 1 ha "violato le precise indicazioni contenute nella circolare ministeriale prot. n. 5336/2015, volta tutelare la bigenitorialità in ambito scolastico". Infatti del fatto che il ragazzo andasse male a scuola gli insegnanti avevano "relazionato esclusivamente alla madre", pur sapendo - rilevano i giudici amministrativi - che era stato disposto l'affidamento congiunto del figlio a entrambi i genitori.
LA SOFFERENZA PER LA SEPARAZIONE
La scuola, inoltre, spiegano i giudici, era "ben consapevole delle difficoltà" che il ragazzo "incontrava in dipendenza dalla difficile separazione dei genitori, sfociata in una situazione fortemente conflittuale tra i coniugi". I giudici ricordano che il ragazzo è stato bocciato con una motivazione secondo la quale la sua situazione "è peggiorata nel corso dell'anno poiché - scrive la scuola stessa - ha manifestato poco impegno, scarso interesse e atteggiamenti poco collaborativi". E "nonostante gli interventi mirati degli insegnanti", non si è mostrato "disponibile a concretizzare positivamente con risultati adeguati, aggravando la sua posizione con reiterate assenze".
"COL PADRE AVREBBE POTUTO RECUPERARE"
Secondo il Tar, "il comportamento omissivo della scuola ha impedito al padre dello studente, ove tempestivamente informato della situazione scolastica del figlio, di adottare una serie di rimedi", come era successo in un precedente anno scolastico, concluso con "esito più che positivo" in una scuola di Trieste, quando il ragazzo era stato seguito dal padre e aveva evidenziato buone capacità di recupero.
Nel frattempo, il ragazzo sta frequentando la seconda in una altro istituto. Ma la decisione dei giudici amministrativi - anticipata da "Il Piccolo" e "Messaggero Veneto" - è stata già notificata al Gorizia 1 dall'avvocato dell'uomo, l'avvocato Alessandro Tudor, che spiega: "Se la scuola non dovesse tenerne conto, presenterò un nuovo ricorso chiedendo la nomina di un commissario ad acta per l'esecuzione della sentenza e l'iscrizione del ragazzo in terza media".
LA BIGENITORIALITA' IN CLASSE
Secondo la sentenza del Tar, pubblicata il 12 ottobre scorso, l'Istituto Gorizia 1 ha "violato le precise indicazioni contenute nella circolare ministeriale prot. n. 5336/2015, volta tutelare la bigenitorialità in ambito scolastico". Infatti del fatto che il ragazzo andasse male a scuola gli insegnanti avevano "relazionato esclusivamente alla madre", pur sapendo - rilevano i giudici amministrativi - che era stato disposto l'affidamento congiunto del figlio a entrambi i genitori.
LA SOFFERENZA PER LA SEPARAZIONE
La scuola, inoltre, spiegano i giudici, era "ben consapevole delle difficoltà" che il ragazzo "incontrava in dipendenza dalla difficile separazione dei genitori, sfociata in una situazione fortemente conflittuale tra i coniugi". I giudici ricordano che il ragazzo è stato bocciato con una motivazione secondo la quale la sua situazione "è peggiorata nel corso dell'anno poiché - scrive la scuola stessa - ha manifestato poco impegno, scarso interesse e atteggiamenti poco collaborativi". E "nonostante gli interventi mirati degli insegnanti", non si è mostrato "disponibile a concretizzare positivamente con risultati adeguati, aggravando la sua posizione con reiterate assenze".
"COL PADRE AVREBBE POTUTO RECUPERARE"
Secondo il Tar, "il comportamento omissivo della scuola ha impedito al padre dello studente, ove tempestivamente informato della situazione scolastica del figlio, di adottare una serie di rimedi", come era successo in un precedente anno scolastico, concluso con "esito più che positivo" in una scuola di Trieste, quando il ragazzo era stato seguito dal padre e aveva evidenziato buone capacità di recupero.