La Crepa, viaggio a fumetti al termine di questa Europa
Fabrizio Gatti
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di FABRIZIO GATTI
Tra graphic novel e reportage, Spottorno e Abril raccontano la tragedia dei migranti con nuova forza
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Alla fine della lettura e della visione, resta dentro l'impronta indelebile di una forte esperienza. La crepa di Carlos Spottorno e Guillermo Abril (Add Editore, pagg. 175, euro 28) non è soltanto un libro. E non è nemmeno un racconto fotografico trasformato in graphic novel. È invece un viaggio sensoriale che, arrivato in fondo, ti insegue per il resto della giornata e non ti lascia più. Svela l'anima oscura dell'Europa visitandone i confini. Ma allo stesso tempo supera un confine inedito della narrazione, un punto da cui non si torna indietro: l'unione tra l'efficacia dei testi brevi e il trattamento cromatico delle immagini estrae i fatti dall'oscenità del mondo per consegnarli all'estetica di un'opera d'arte. L'effetto è proprio quello delle foto ritoccate a pennello: sembrano gli anni Trenta, invece siamo noi.
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Alla fine della lettura e della visione, resta dentro l'impronta indelebile di una forte esperienza. La crepa di Carlos Spottorno e Guillermo Abril (Add Editore, pagg. 175, euro 28) non è soltanto un libro. E non è nemmeno un racconto fotografico trasformato in graphic novel. È invece un viaggio sensoriale che, arrivato in fondo, ti insegue per il resto della giornata e non ti lascia più. Svela l'anima oscura dell'Europa visitandone i confini. Ma allo stesso tempo supera un confine inedito della narrazione, un punto da cui non si torna indietro: l'unione tra l'efficacia dei testi brevi e il trattamento cromatico delle immagini estrae i fatti dall'oscenità del mondo per consegnarli all'estetica di un'opera d'arte. L'effetto è proprio quello delle foto ritoccate a pennello: sembrano gli anni Trenta, invece siamo noi.
È questo il grande risultato del lavoro di Spottorno, fotografo nato a Budapest nel 1971, e Abril, giornalista di Madrid, classe 1981 che, con un cortometraggio, insieme nel 2015 hanno già vinto il prestigioso "World Press Photo", ambito Nobel per i narratori del presente.
Dopo tre anni sul campo, Spottorno e Abril si sono spinti oltre la scrittura di un libro e la scontata rassegna di belle immagini. Hanno così creato qualcosa di nuovo: una sintesi che contiene la ricchezza umana del reportage e l'immediatezza visiva di un film. Qualcosa che si legge e si guarda, ma anche si sfoglia e si stringe nelle mani. I luoghi, i volti, i fatti prendono vita, movimento. Tanto da rendere concrete le sensazioni. Dalla canicola dell'enclave spagnola di Melilla in Africa ai trenta sotto zero di Ivalo, estrema frontiera settentrionale dell'Unione Europea in Finlandia. Dalla percezione dell'umidità del mare a sud di Lampedusa all'odore della vodka contrabbandata a Narva in Estonia.
Migliaia di chilometri di matasse di filo spinato, telecamere, visori notturni, centri di reclusione per stranieri, basi militari. La mobilitazione permanente. Contro l'arrivo di profughi a sud. Contro la convinzione di una imminente invasione russa a nord. L'importante è che ci sia un nemico, una paranoia, un'ossessione.
Ogni tanto, nel loro percorso a piedi, in auto e in autobus, Carlos Spottorno e Guillermo Abril escono dal confine convenzionale e guardano indietro. Osservata da fuori l'Europa mostra i denti d'acciaio delle recinzioni. Gli accampamenti di quanti tentano disperatamente di scavalcarle. Le pentole di brodaglia cucinata con gli scarti presi dai rifiuti. E poi le notti in cui mani denutrite provano ancora una volta a superare reti e filo spinato. "Saltare è un atto violento", dice candidamente il colonnello della Guardia Civil, Ambrosio Martín Villaseñor, nel suo ufficio di Melilla: "Chi ci ha venduto la recinzione ci ha assicurato di averla testata su atleti di alto livello. I subsahariani ci mettono meno di un minuto a saltare la rete". È il trionfo della metafisica, come nell'omonimo libro autobiografico di Eduard Limonov: percorsa lungo le sue frontiere militarizzate, l'Unione Europea non appare diversa dalla tecnocrazia apartitica della Russia di Putin.
Le due facce. L'universalità dei proprio principi che gli autori ancora incontrano nell'ottimismo dei volontari o nell'umanità dell'equipaggio e del comandante Stefano Frumento, sulla nave Grecale della Marina italiana. Ma poi l'incapacità ad affrontare la crisi migratoria, le diseguaglianze economiche, i nazionalismi interni. In mezzo, la grande crepa nel sogno dell'Unione. "È un'opera di giornalismo che dovrebbe essere portata nelle scuole", scrive nella prefazione italiana Fabio Geda (autore di Nel mare ci sono i coccodrilli). E non solo nelle scuole.