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(agf)

Disabili nelle città ostili: come liberarci dalle barriere

Contro strade senza scivoli e locali off limits ora aumentano i ricorsi per discriminazione
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ROMA. Le strade senza scivoli e le buche killer. I sampietrini sconnessi, i marciapiedi divelti, i gradini dei negozi, i locali off limits, i bagni senza accesso, i monumenti senza pedane. Per una persona disabile queste ordinarie carenze delle nostre città sono un'odissea quotidiana. Anzi una vera e propria discriminazione. Come abbiamo raccontato ieri con la testimonianza di Nagla Angelli, paraplegica, e la sua impossibile passeggiata dalla periferia al centro di Roma. Sì, ma di chi sono le responsabilità? Chi è colpevole se la carrozzina resta imprigionata su un marciapiede senza scivoli? Innanzitutto i Comuni, come spiega Bruno Galvani, presidente della Fondazione Anmil, l'Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro. "Sui diritti dei disabili in Italia abbiamo una vastissima normativa. La legge 13 del 1989, la più importante, sul superamento delle barriere architettoniche. La famosa "104" su assistenza, integ…
ROMA. Le strade senza scivoli e le buche killer. I sampietrini sconnessi, i marciapiedi divelti, i gradini dei negozi, i locali off limits, i bagni senza accesso, i monumenti senza pedane. Per una persona disabile queste ordinarie carenze delle nostre città sono un'odissea quotidiana. Anzi una vera e propria discriminazione. Come abbiamo raccontato ieri con la testimonianza di Nagla Angelli, paraplegica, e la sua impossibile passeggiata dalla periferia al centro di Roma. Sì, ma di chi sono le responsabilità? Chi è colpevole se la carrozzina resta imprigionata su un marciapiede senza scivoli? Innanzitutto i Comuni, come spiega Bruno Galvani, presidente della Fondazione Anmil, l'Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro. "Sui diritti dei disabili in Italia abbiamo una vastissima normativa. La legge 13 del 1989, la più importante, sul superamento delle barriere architettoniche. La famosa "104" su assistenza, integrazione e diritti dei portatori di handicap. Ma soprattutto un'altra norma, alla quale sempre più persone ricorrono. E cioè la legge 67 del 2009 sulle misure per la tutela giudiziaria dei disabili vittime di discriminazione". Perché, come dicono chiaro le associazioni, ormai è soltanto affermando la propria discriminazione rispetto alla vita dei normodotati che i disabili ottengono giustizia. 

Esistono però responsabilità precise. E sono in gran parte degli enti locali. Spiega Galvani: "Se in una strada manca lo scivolo, o per colpa di una buca il disabile cade e non può più muoversi, è evidente che chi deve intervenire è il Comune. Perché tutto questo non soltanto costituisce un danno, ma anche una discriminazione, per chi ha una deambulazione ridotta". E lo strumento per ottenere giustizia è appunto la legge 67 del 2006. 

Un caso famoso è quello di una discoteca di Milano, "Magazzini generali", obbligata a chiudere i battenti per un mese, dopo la protesta per discriminazione di una ragazza in carrozzina che non era riuscita ad entrare nel locale a causa delle barriere architettoniche. Le cose si complicano però quando più norme interagiscono (ma più spesso confliggono), come nel caso dell'accessibilità dei locali aperti al pubblico. Oltre alle leggi nazionali, esistono infatti quelle regionali, più un'infinità di regolamenti comunali. Una galassia burocratica e contraddittoria dove è molto facile infrangere più o meno le regole. Spiega Galvani: "Negozi e locali sono obbligati a rispettare i criteri stabiliti dalla legge del 1989. Garantire la piena fruizione per tutti, norma su cui dovrebbero vigilare sia i Comuni sia le Asl, se si tratta di luoghi dove viene somministrato cibo. Il punto è che nessuno controlla.

Per stabilire infatti che un negozio è accessibile, basta che il proprietario faccia una autocertificazione. Però quasi mai i Comuni verificano se quell'autocertificazione corrisponde al vero". Se si tratta poi di edifici storici, per superare il problema delle barriere architettoniche, secondo la legge basta un campanello. "Sì, è così. Quando non si possono abbattere gli ostacoli - ammette Galvani - la legge dice che davanti all'ingresso ci dev'essere un campanello cui suonare. Così il disabile può essere aiutato ad entrare". Magari in braccio. E sperando sempre che qualcuno risponda.