La lezione del maestro Mauro: “Sono disabile e insegno a sciare”
Giampaolo Visetti
,
dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTI
Ha ottenuto la licenza a San Marino, perché per la legge italiana non era possibile: "Sono felice di aiutare gli altri nelle mie condizioni"
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
CHIESA VALMALENCO (Sondrio). Quando si avvicina l'inverno Mauro Bernardi aspetta qui la neve. Ha quarant'anni, non muove più le gambe e fa il maestro di sci. In Italia, si può dire nonostante l'Italia, è l'unico. Per regalare anche ad altri paraplegici la bellezza della neve e la libertà di volarci sopra, è stato costretto a fare il brevetto e a ottenere la licenza all'estero, a San Marino. Corso ed esame li ha sostenuti con gli istruttori federali italiani, pure in trasferta per lui.
In Italia la legge che dovrebbe rendere giuridicamente normale ciò che razionalmente lo è, giace perduta in Parlamento. Grazie all'ex campionessa azzurra Lara Magoni, un decreto del governo ha eliminato il certificato di sana e robusta costituzione per chi ambisce all'insegnamento dello sci. Così Mauro Bernardi, bergamasco di Gazzaniga trapiantato a Colzate, deve limitarsi a "dimostrare ad altri nelle mie stesse con…
CHIESA VALMALENCO (Sondrio). Quando si avvicina l'inverno Mauro Bernardi aspetta qui la neve. Ha quarant'anni, non muove più le gambe e fa il maestro di sci. In Italia, si può dire nonostante l'Italia, è l'unico. Per regalare anche ad altri paraplegici la bellezza della neve e la libertà di volarci sopra, è stato costretto a fare il brevetto e a ottenere la licenza all'estero, a San Marino. Corso ed esame li ha sostenuti con gli istruttori federali italiani, pure in trasferta per lui.
In Italia la legge che dovrebbe rendere giuridicamente normale ciò che razionalmente lo è, giace perduta in Parlamento. Grazie all'ex campionessa azzurra Lara Magoni, un decreto del governo ha eliminato il certificato di sana e robusta costituzione per chi ambisce all'insegnamento dello sci. Così Mauro Bernardi, bergamasco di Gazzaniga trapiantato a Colzate, deve limitarsi a "dimostrare ad altri nelle mie stesse condizioni come funziona un monosci da discesa". Se il diritto perde il passo del tempo, il vocabolario diventa opaco e la vita viene invasa dall'ipocrisia.
Bernardi scende dalla sedia a rotelle e insegna a sciare, ma non si può dire. Lavora nelle scuole di sci, ma non può guadagnare. Ha perso l'uso delle gambe dodici anni fa in un incidente con il camion e riceve un assegno mensile dall'Inail. "Ho chiesto di rinunciare - dice - posso mantenermi lavorando nelle scuole di sci. Farei risparmiare lo Stato. Mi hanno risposto che non si può: un paraplegico per cause di lavoro non può rifiutare il vitalizio".
In sei anni, tra la Valtellina, il Tonale, Folgaria e la Val Senales, grazie allo schermo di diverse associazioni ha insegnato a sciare a quasi trecento disabili. Migliaia gli telefonano per prenotare "una dimostrazione" sul monosci che si conduce seduti. "L'emozione più forte - dice - l'ho provata portando a sciare un uomo di 98 anni di Busto Arsizio, cieco e paraplegico. Era stato un grande sportivo: mentre scendeva lungo la pista aveva le lacrime agli occhi".
Nulla lo spaventa, si capisce, a parte la falsa pietà. Un buon avvocato e un buon partito potrebbero svegliare ragione e legislatori. Mauro Bernardi però non ha soldi per cause costituzionali e non ha testa per sventolare una bandiera, nemmeno in nome dell'ingiustizia. Sposato con Claudia, da sette anni padre di Pietro, tra dicembre e aprile si sposta tra la Valmalenco e il Cadore, tra Livigno e il Sestriere, "perché tutti coloro che hanno delle disabilità abbiano la possibilità di mettersi in gioco nell'ambiente e nello sport che più amano". Sostanzialmente, un fuorilegge nomade e clandestino, adorato da chiunque lo incontri.
All'estero sarebbe uno "ski-sitting master". In Italia è un paraplegico che ufficialmente può al massimo esibire lo strano attrezzo con cui si butta giù da una montagna innevata. "Arretratezza legislativa e burocrazia ormai sono ridicole - dice - ma plasmate per lasciarsi eludere. I problemi pratici invece, per chi da solo non si muove, restano seri". Non tutti gli impianti di risalita, pur finanziati dagli enti pubblici come mezzi di trasporto collettivo, sono a misura di disabile. "Salire su seggiovie e àncore - dice - è semplice. Nelle cabinovie invece una sedia a rotelle non passa. In una località è indispensabile studiare con attenzione la mappa degli impianti, altrimenti ti tocca chiamare il gatto delle nevi".
L'altro ostacolo è il costo del monosci, prodotto in Austria o in Svizzera, ancora superiore a 5 mila euro. Pochi se lo possono permettere. Quattro ingegneri stanno così sviluppando il primo attrezzo regolabile low cost interamente made in Italy. "Per ora - dice Mauro - grazie alla generosità dei privati il monosci viene offerto in comodato d'uso da enti e associazioni. Altrimenti presto il mio, anche per la settimana bianca. L'interesse però è tutto degli operatori turistici". Una persona disabile quasi sempre allontana una famiglia dallo sci da discesa. I congiunti smettono, o nemmeno cominciano. "Invece in questi anni - dice - ho insegnato a sciare a decine di bambini che non muovono le gambe e ho spiegato ai loro genitori come portarli con sé. Io vado a sciare con mia moglie e con mio figlio: non sa la gioia quando poi vedo una di queste famiglie che si fa una bella pista tutta insieme". Se non ci fosse stata la neve, assicura, non avrebbe trovato il coraggio di continuare a vivere. Adesso guida e scia e otto persone paraplegiche su dieci, tra quelle a cui gratuitamente dà lezioni, tornano a essere sciatrici. "Tecnologia e materiali - dice - oggi permettono ciò che ieri era impossibile. Lo Stato è lento e il Parlamento ignora le minoranze. È un peccato: molti ragazzi disabili, grazie alla neve, potrebbero ritrovare un lavoro e una dignità. Spero che non si arrendano, che la paura non soffochi il loro coraggio di voler essere almeno felici".