Nel borgo sommerso di don Camillo: “Restiamo qui, il Crocefisso ci aiuterà”
Jenner Meletti
,
di JENNER MELETTI
Ascolta l'audio
Brescello, il paese diventato famoso per il personaggio creato da Guareschi, invaso dalle acque del fiume Enza. "Aiutiamo chi ha perso tutto, qui vince la solidarietà"
Aggiornato 2 minuti di lettura
BRESCELLO (Reggio Emilia). "Stavolta non ho fatto in tempo. Mi dispiace". Il parroco, don Evandro Gherardi, è triste perché l'alluvione è arrivata all'improvviso e lui non è riuscito a organizzare la processione con il Crocefisso sull'argine del Po, per chiedere al grande fiume di risparmiare gli uomini e le loro case.
Quando arrivò l'ultima piena, il 18 novembre 2014, il Cristo - lo stesso che nei film parlava con don Camillo - aveva fatto la grazia: le acque si erano ritirate prima di superare l'argine, a trecento metri dalla piazza di Brescello. "Sono parroco anche nella frazione di Lentigione e là è tutto sott'acqua. La chiesa, la canonica e soprattutto centinaia di case. E poi, chi si aspettava che le acque arrivassero dall'Enza?".
(lapresse)
C'è uno sprazzo di sole rosso, all'ora del tr…!-->!-->
BRESCELLO (Reggio Emilia). "Stavolta non ho fatto in tempo. Mi dispiace". Il parroco, don Evandro Gherardi, è triste perché l'alluvione è arrivata all'improvviso e lui non è riuscito a organizzare la processione con il Crocefisso sull'argine del Po, per chiedere al grande fiume di risparmiare gli uomini e le loro case.
Quando arrivò l'ultima piena, il 18 novembre 2014, il Cristo - lo stesso che nei film parlava con don Camillo - aveva fatto la grazia: le acque si erano ritirate prima di superare l'argine, a trecento metri dalla piazza di Brescello. "Sono parroco anche nella frazione di Lentigione e là è tutto sott'acqua. La chiesa, la canonica e soprattutto centinaia di case. E poi, chi si aspettava che le acque arrivassero dall'Enza?".
(lapresse)
C'è uno sprazzo di sole rosso, all'ora del tramonto. Visto da Ponte Alto, Lentigione è solo un campanile dall'altra parte di un grande lago che ha inondato abitazioni, stalle, capannoni e campi. Elicotteri si abbassano e risalgono per mettere al sicuro gli ultimi 200 abitanti di questo borgo con mille anime. Le ruspe stanno portando terra per unire l'argine dell'Enza che da decenni era interrotto dalla ferrovia Parma Mantova e dalla statale 63.
(afp)(afp)
"È vero, la piena è stata improvvisa ed ha spaccato un argine. Ma il torrente era pieno di alberi e altri ostacoli. E con le ruspe arrivano adesso, a babbo morto". C'è tutto, su questo Ponte Alto. La rabbia, la paura, la solidarietà. "Se avessero controllato l'argine prima, avrebbero capito che era fragile. Dopo un anno secco come non mai la terra sembra diventare sabbia".
(lapresse)
"Quella casa nell'acqua è mia", dice Agostino Poli. "Non abito lì, mi hanno chiamato all'alba. Ho portato fuori un furgone e un trattore, ho perso due trattori e una ruspa. Quei gatti sul tetto sono miei, altri sono annegati. In quella casa bianca sono sepolti sott'acqua altri cinque trattori".
"Io sono inseguito dalle alluvioni", racconta Fabio Marangon, con 200 vacche frisone nella stalla. "Nel 1966 ho visto spaccarsi l'argine del Po a Porto Tolle. Mio padre mi portò qui, cercava una terra sicura. E invece...". "Nel 2017 non puoi svegliarti al mattino - dice Valentina Bonini - e trovare un lago sotto le finestre. I politici non hanno ancora imparato che senza manutenzione tutto va in malora?".
(afp)(lapresse)
Vigili del fuoco con elicotteri e mezzi anfibi e altri elicotteri dell'Aeronautica continuano a portare gli alluvionati nel Centro del volontariato Kaleidos nella vicina Poviglio. Fai quasi fatica ad entrare perché davanti c'è la fila di chi porta coperte, abiti e cibo per gli alluvionati.
"Facciamo portare indietro quasi tutto - dice Cristina Ferraroni, assessore alla Protezione civile di Poviglio - perché qui siamo già attrezzati. Nel centro ci sono palestra e sale, siamo organizzati per cene e feste di paese e siamo in grado di dare da mangiare a tutti quelli che hanno bisogno".
La gran parte degli alluvionati si registra e poi parte per andare a casa di parenti o amici. La solidarietà, in queste terre, non è invenzione di questi anni. Chi si trovava il Po o il Secchia in casa, raccoglieva l'indispensabile e partiva, su carri trainati da due vacche. Si fermava nella terra asciutta e chiedeva di essere accolto anche a chi non aveva mai incontrato prima. Gli uomini (anche quelli che erano a casa loro) a dormire nelle stalle, donne e bambini nella casa contadina. Ripartivano dopo due o tre settimane e qualche mese dopo tornavano, ringraziando con cassette di uva o di mele.
Il Cristo di don Camillo per ora resta all'asciutto, nella chiesa di Brescello. Da "attrezzo di scena" è diventato un Crocefisso contornato da "Deo gratias". "Domani - dice il parroco don Evandro Gherardi - spero di riuscire ad arrivare a Lentigione". Il campanile visto oltre il lago dell'alluvione sembra davvero una scena del film, "Il ritorno di don Camillo".
Nel silenzio della sera, quando le ruspe si fermano solo per qualche minuto, sembra di sentire il prete con la faccia di Fernandel che agli sfollati sull'argine dice: "Io resto qui". "Presto le acque si ritireranno e il sole tornerà. Io rimango qui a salutare il primo sole e a portare a voi lontani il suono delle campane, per annunciare il risveglio".