Cristina Nadotti
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dalla nostra inviata CRISTINA NADOTTI. FOTOGRAFIE DI ALESSANDRO TOSCANO
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A nord di Cagliari si trova il Sardinia Radio Telescope, la super struttura che scruta lo spazio profondo tra onde gravitazionali, pulsar, asteroidi a rischio e lontani esopianeti
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CAGLIARI. Il grande orecchio puntato verso il cosmo è emozionante. Non è necessario essere un astrofisico per sentirsi ammaliati dal parabolone che svetta tra le colline del Gerrei, a 35 chilometri da Cagliari. È lì in ascolto dal 2013, ma di recente è salito alla ribalta quando ha partecipato alle ricerche successive alla captazione delle onde gravitazionali e ha poi seguito gli ultimi momenti della sonda Cassini prima del tuffo nell'atmosfera di Saturno lo scorso settembre. E tra poco si metterà alla ricerca di E.T.
Il Sardinia Radio Telescope può partecipare a queste grandi ricerche perché è un "gioiello astronomico", come lo ha definito Andrea Possenti, direttore dell'Osservatorio astronomico di Cagliari, dove converge e viene rielaborata gran parte dei dati raccolti dalla parabola. Le sue dimensioni, ben 64 metri di diametro, sono di alta classifica, ma è nella tecnologia costruttiva che l…
CAGLIARI. Il grande orecchio puntato verso il cosmo è emozionante. Non è necessario essere un astrofisico per sentirsi ammaliati dal parabolone che svetta tra le colline del Gerrei, a 35 chilometri da Cagliari. È lì in ascolto dal 2013, ma di recente è salito alla ribalta quando ha partecipato alle ricerche successive alla captazione delle onde gravitazionali e ha poi seguito gli ultimi momenti della sonda Cassini prima del tuffo nell'atmosfera di Saturno lo scorso settembre. E tra poco si metterà alla ricerca di E.T.
Il Sardinia Radio Telescope può partecipare a queste grandi ricerche perché è un "gioiello astronomico", come lo ha definito Andrea Possenti, direttore dell'Osservatorio astronomico di Cagliari, dove converge e viene rielaborata gran parte dei dati raccolti dalla parabola. Le sue dimensioni, ben 64 metri di diametro, sono di alta classifica, ma è nella tecnologia costruttiva che l'Srt primeggia. Infatti la superficie attiva della parabola è fatta di tanti pannelli, che si muovono e si orientano in maniera autonoma uno dall'altro, un po' come fanno le orecchie di un gatto attento. Il lavoro di questi pannelli riproiettati sul ricevitore viene cogestito dall'Istituto nazionale di astrofisica, per l'80 per cento, e dall'Agenzia Spaziale Italiana, che ha a disposizione il restante 20 per cento del tempo di osservazione.
Mentre le attività di Asi si concentrano su uno spazio più prossimo alla Terra, la ricerca scientifica condotta da Inaf con Srt si orienta all'indagine dell'intero universo e per lo studio di oggetti dalle più svariate dimensioni e distanze. Per l'antenna sarda la straordinaria quotidianità è rappresentata dal monitoraggio di stelle pulsar, buchi neri, maser, resti di supernova, radio galassie, ammassi di galassie e nubi di gas, fra cui quelle in cui si trovano molecole da usare come traccianti, per capire la formazione delle stelle e magari i meccanismi chimici all'origine di forme di vita. Srt si sta poi attrezzando per essere presto inserito nella rete di antenne della rete Seti, cioè il progetto mondiale per la ricerca di intelligenza extraterrestre. Operai al lavoro sull’antenna del radiotelescopio
Quanto a intelligenze però l'Srt ne ha già captate molte. Da quando è entrato in funzione, nel 2013, dopo esperienze all'estero i ricercatori sono tornati in Italia, perché trovano all'Oac di Cagliari i laboratori migliori. Circa il 70 per cento sono sardi, alcuni hanno potuto usufruire delle borse di studio "master and back" o di altri programmi di sviluppo della ricerca siglati fra l'Inaf e la Regione Sardegna, che è tra i primi finanziatori di Srt, in un territorio dove il termine antenna evoca servitù militari e sfregi all'ambiente.
Per questo c'è chi, come Silvia Casu, si divide tra l'attività di ricerca astrochimica e quella di divulgazione. "Dobbiamo alla comunità spiegazioni scientifiche e politiche - dice Casu - il nostro è un progetto imponente, con un impatto anche visivo, perciò raccontiamo perché è qui e a cosa serve. Il radiotelescopio non è pericoloso perché non emette segnali e non è un progetto militare". All'inizio qualche perplessità c'è stata, perché nell'area di Srt il tasso di disoccupazione è molto più elevato della media nazionale, e il progetto occupa personale molto specializzato. Silvia Casu, astrochimica e responsabile della divulgazione
"Abbiamo trasformato la fase di costruzione in un momento di incontro e confronto con la popolazione dei nove comuni del Gerrei - spiega Casu - alcuni cominciano a capire che ci sono delle opportunità, pur se perfino tra gli astronomi e gli ingegneri il numero di precari è elevatissimo e anche chi ha ruoli di coordinamento e sviluppo non ha un posto fisso. Il radiotelescopio non sarà il risolutore dei problemi occupazionali del Gerrei, ma è un'ottima occasione di sviluppo economico, una volta capite le sue potenzialità".
La riprova di quanto afferma Casu si ha nella sala di comando ai piedi del grande radiotelescopio, dove Pasqualino Marongiu, perito meccanico, racconta di come realizza nella sua officina parti che servono a far funzionare i ricevitori. Perché alla fine, quando il grande orecchio si ferma, lo si stabilizza con un blocco fisico, un po' come si fa con un cuneo sotto la ruota di un camion.