Appelli per lo ius soli, ma le Camere chiudono
Maria Novella De Luca , Umberto Rosso , di MARIA NOVELLA DE LUCA e UMBERTO ROSSOIl pressing per prolungare la legislatura non ferma lo scioglimento entro il 29. Il Colle e i due presidenti del Parlamento: "Manca l'input politico". Ecco le storie di chi non potrà essere italiano
Di che cosa stiamo parlando
La legge sullo Ius soli e lo Ius culturae avrebbe esteso la cittadinanza italiana agli 800 mila ragazzi nati in Italia e figli di immigrati regolari. Nel nostro Paese la cittadinanza ora è tramandata per Ius sanguinis. La legge è stata approvata alla Camera nell'ottobre del 2015 con l'opposizione del centrodestra e l'astensione dei 5Stelle. Ma la maggioranza di governo di Pd, sinistra e centristi aveva tenuto. Si è poi impantanata al Senato, dove il leghista Roberto Calderoli ha presentato più di 5 mila emendamenti e i 5Stelle hanno dichiarato che non l'avrebbero votata. Il primo dibattito in aula a Palazzo Madama, nel giugno di quest'anno, è finito in rissa con la ministra Valeria Fedeli medicata in infermeria.
di UMBERTO ROSSO
La macchina dello scioglimento è in moto, fra domani e venerdì il presidente della Repubblica firmerà il decreto. E non sarà l'estrema battaglia…
La legge sullo Ius soli e lo Ius culturae avrebbe esteso la cittadinanza italiana agli 800 mila ragazzi nati in Italia e figli di immigrati regolari. Nel nostro Paese la cittadinanza ora è tramandata per Ius sanguinis. La legge è stata approvata alla Camera nell'ottobre del 2015 con l'opposizione del centrodestra e l'astensione dei 5Stelle. Ma la maggioranza di governo di Pd, sinistra e centristi aveva tenuto. Si è poi impantanata al Senato, dove il leghista Roberto Calderoli ha presentato più di 5 mila emendamenti e i 5Stelle hanno dichiarato che non l'avrebbero votata. Il primo dibattito in aula a Palazzo Madama, nel giugno di quest'anno, è finito in rissa con la ministra Valeria Fedeli medicata in infermeria.
di UMBERTO ROSSO
La macchina dello scioglimento è in moto, fra domani e venerdì il presidente della Repubblica firmerà il decreto. E non sarà l'estrema battaglia…
Di che cosa stiamo parlando
La legge sullo Ius soli e lo Ius culturae avrebbe esteso la cittadinanza italiana agli 800 mila ragazzi nati in Italia e figli di immigrati regolari. Nel nostro Paese la cittadinanza ora è tramandata per Ius sanguinis. La legge è stata approvata alla Camera nell'ottobre del 2015 con l'opposizione del centrodestra e l'astensione dei 5Stelle. Ma la maggioranza di governo di Pd, sinistra e centristi aveva tenuto. Si è poi impantanata al Senato, dove il leghista Roberto Calderoli ha presentato più di 5 mila emendamenti e i 5Stelle hanno dichiarato che non l'avrebbero votata. Il primo dibattito in aula a Palazzo Madama, nel giugno di quest'anno, è finito in rissa con la ministra Valeria Fedeli medicata in infermeria.
di UMBERTO ROSSO
La macchina dello scioglimento è in moto, fra domani e venerdì il presidente della Repubblica firmerà il decreto. E non sarà l'estrema battaglia in nome dello Ius soli a fermarla. Perché per il Quirinale l'appello per approvare la legge "andrebbe in realtà rivolto al Parlamento", che è la "fonte" delle sue scelte, e dove però il 23 dicembre è andato in scena il flop del numero legale che ha affossato la legge. Una grande fuga dei senatori che, a dispetto di impegni e promesse, ha fornito al Colle il termometro esatto della mancanza di numeri e volontà politica per far passare il provvedimento sulla cittadinanza, che pure stava a cuore allo stesso capo dello Stato. Occasione sprecata, si annota allora amaramente. Una seconda chance bruciata, dopo il rinvio della scorsa estate. Pronto comunque, ha fatto sapere il capo dello Stato, "a prendere atto del fatto che ci siano ancora i numeri, se lo diranno i presidenti delle Camere".
Ma non potranno essere il presidente del Senato e la presidente della Camera, che stanno per salire al Colle a fornire il previsto parere costituzionale sul fine legislatura, a riaprire la questione dello Ius soli nell'incontro con Mattarella. Nelle loro mani nessuna nuova carta per chiedere tempi supplementari, filtra la constatazione secca ma realistica "non ci sono elementi per tenere aperta ancora una finestra nella legislatura". Del resto, "soltanto una iniziativa esplicita da parte del governo oppure il riaggregarsi di una maggioranza sul provvedimento" sarebbe in grado di assicurare un clamoroso colpo di scena. Ipotesi di scuola. Il governo non ha intenzione di porre una fiducia che lo metterebbe al tappeto proprio a fine corsa (e Mattarella non intende correre questo rischio). E dal cappello a cilindro di Palazzo Madama certo non salteranno fuori i numeri per rianimare la legge, dopo le polemiche furibonde scoppiate per l'assenza in massa dei grillini e il forfait di una costola dello stesso Pd. Forza Italia spara a zero contro l'ipotesi di tenere aperta la legislatura, così come la Lega con Calderoli: "È una legge che non serve".
A Mattarella si rivolgono invece movimenti come "Italiani senza cittadinanza" e anche singoli esponenti dei partiti, come la pd Barbara Pollastrini, che propone di giocare il jolly della fiducia di governo. Il verde Angelo Bonelli chiede di non sciogliere le Camere fino a quando "non venga approvata questa legge". Lo stesso fanno il capogruppo Mdp Laforgia e il senatore Fornaro di Liberi e uguali.
Ma Pietro Grasso e Laura Boldrini, il "ticket" di LeU, non solleveranno la questione del rinvio dello scioglimento delle Camere in nome dello Ius soli. Gioco forza. La presidente della Camera aveva già portato a casa il sì a Montecitorio. Il presidente del Senato si trova davanti ad un muro insormontabile. Il 9 gennaio, se il provvedimento tornasse in aula, sarebbe solo ancora un calvario. Dai leader dei partiti maggiori, dopo la debacle in aula e le nuove polemiche, silenzio.
E invece a quell'età la voglia di vita è grande, anche perché, dice Omar Neffati, il razzismo torna a farsi sentire, in Italia e fuori, avere un passaporto tunisino non rende così facile viaggiare. "Questa volta ci credevo davvero, siamo stati ad un passo dall'approvazione della legge sullo Ius soli, ma evidentemente il destino di un milione di persone non è stato ritenuto fondamentale". Figlio di due genitori che lavorano nell'alta moda, Omar dice di essersi sempre sentito perfettamente integrato. "Ma c'è una sensazione comune a molti di noi: ritrovarsi a 18 anni stranieri in patria, sentire sulla propria pelle quanto la burocrazia ti rende diverso dai coetanei con cui sei cresciuto, dai compagni di università. Eppure in questo Paese abbiamo costruito il nostro passato e il nostro futuro, di fatto qui ci sono le nostre radici. E allora perché ci chiamano stranieri?".
Diana Bota ha 21 anni, è nata in Ucraina ed è arrivata a Guastalla, provincia di Reggio Emilia, quando ne aveva nove.Oggi studia Lingue a Verona e da grande vorrebbe fare la editor. A Reggio Emilia, qualche settimana fa, nella simbolica sala che espone il tricolore più antico d'Italia, ha portato la sua testimonianza di "italiana senza cittadinanza", di cui lei è ancora in attesa.
"Mia madre viveva qui da tempo, è stato in ricongiungimento familiare, in Ucraina anche prima della guerra non si riusciva più a vivere. Avevo già nove anni però mi sono inserita benissimo, grazie alle scuole straordinarie di questa regione, un vero modello di integrazione". Perché, racconta Diana, solare ed entusiasta, "in quella piccola società fatta da adulti e ragazzi eravamo davvero tutti uguali, così come dice la Costituzione, e all'università, per fortuna, non ci sono discriminazioni di razza o nazionalità, se sei brava vai avanti...". "Per questo - dice Diana - è ancora più incredibile che il Parlamento ci abbia ignorati. Noi produciamo reddito, cultura, la delusione è stata enorme. Ma continueremo a combattere, per il diritto allo Ius soli di un milione di bambini e ragazzi che sono e si sentono italiani".
Ada dice di sentirsi a casa in quel paesino veneto dove è cresciuta, prima però che nel nostro paese ricominciasse a soffiare il vento della xenofobia. "Mi è successo a Padova. Cercavo un alloggio e da più di un proprietario mi è stato risposto che non affittavano agli africani...Altri mi hanno detto che non volevano "neri" in casa loro. Sono stata anche insultata per strada, con la solita frase torna a casa tua". Episodi che Ada minimizza, eppure, dice "era fondamentale che il Parlamento approvasse lo Ius Soli, per fermare il vento del razzismo, adesso c'è il rischio che gli episodi di intolleranza aumentino".
È come se il Veneto accogliente della sua infanzia, dove tutti aspettavano di conoscere e accogliere quei due bimbi arrivati dalla Nigeria, avesse cambiato faccia. "A Padova il clima è cambiato con il sindaco Bitonci, un mio amico è stato aggredito e picchiato, molti hanno paura. La legge sullo Ius Soli non è soltanto un diritto per gli italiani di origine straniera, discriminati oggi nell'accesso alle professioni pubbliche, agli studi, all'Erasmus. Questa è anche una legge contro il razzismo".
La legge sullo Ius soli e lo Ius culturae avrebbe esteso la cittadinanza italiana agli 800 mila ragazzi nati in Italia e figli di immigrati regolari. Nel nostro Paese la cittadinanza ora è tramandata per Ius sanguinis. La legge è stata approvata alla Camera nell'ottobre del 2015 con l'opposizione del centrodestra e l'astensione dei 5Stelle. Ma la maggioranza di governo di Pd, sinistra e centristi aveva tenuto. Si è poi impantanata al Senato, dove il leghista Roberto Calderoli ha presentato più di 5 mila emendamenti e i 5Stelle hanno dichiarato che non l'avrebbero votata. Il primo dibattito in aula a Palazzo Madama, nel giugno di quest'anno, è finito in rissa con la ministra Valeria Fedeli medicata in infermeria.
di UMBERTO ROSSO
La macchina dello scioglimento è in moto, fra domani e venerdì il presidente della Repubblica firmerà il decreto. E non sarà l'estrema battaglia in nome dello Ius soli a fermarla. Perché per il Quirinale l'appello per approvare la legge "andrebbe in realtà rivolto al Parlamento", che è la "fonte" delle sue scelte, e dove però il 23 dicembre è andato in scena il flop del numero legale che ha affossato la legge. Una grande fuga dei senatori che, a dispetto di impegni e promesse, ha fornito al Colle il termometro esatto della mancanza di numeri e volontà politica per far passare il provvedimento sulla cittadinanza, che pure stava a cuore allo stesso capo dello Stato. Occasione sprecata, si annota allora amaramente. Una seconda chance bruciata, dopo il rinvio della scorsa estate. Pronto comunque, ha fatto sapere il capo dello Stato, "a prendere atto del fatto che ci siano ancora i numeri, se lo diranno i presidenti delle Camere".
Ma non potranno essere il presidente del Senato e la presidente della Camera, che stanno per salire al Colle a fornire il previsto parere costituzionale sul fine legislatura, a riaprire la questione dello Ius soli nell'incontro con Mattarella. Nelle loro mani nessuna nuova carta per chiedere tempi supplementari, filtra la constatazione secca ma realistica "non ci sono elementi per tenere aperta ancora una finestra nella legislatura". Del resto, "soltanto una iniziativa esplicita da parte del governo oppure il riaggregarsi di una maggioranza sul provvedimento" sarebbe in grado di assicurare un clamoroso colpo di scena. Ipotesi di scuola. Il governo non ha intenzione di porre una fiducia che lo metterebbe al tappeto proprio a fine corsa (e Mattarella non intende correre questo rischio). E dal cappello a cilindro di Palazzo Madama certo non salteranno fuori i numeri per rianimare la legge, dopo le polemiche furibonde scoppiate per l'assenza in massa dei grillini e il forfait di una costola dello stesso Pd. Forza Italia spara a zero contro l'ipotesi di tenere aperta la legislatura, così come la Lega con Calderoli: "È una legge che non serve".
A Mattarella si rivolgono invece movimenti come "Italiani senza cittadinanza" e anche singoli esponenti dei partiti, come la pd Barbara Pollastrini, che propone di giocare il jolly della fiducia di governo. Il verde Angelo Bonelli chiede di non sciogliere le Camere fino a quando "non venga approvata questa legge". Lo stesso fanno il capogruppo Mdp Laforgia e il senatore Fornaro di Liberi e uguali.
Ma Pietro Grasso e Laura Boldrini, il "ticket" di LeU, non solleveranno la questione del rinvio dello scioglimento delle Camere in nome dello Ius soli. Gioco forza. La presidente della Camera aveva già portato a casa il sì a Montecitorio. Il presidente del Senato si trova davanti ad un muro insormontabile. Il 9 gennaio, se il provvedimento tornasse in aula, sarebbe solo ancora un calvario. Dai leader dei partiti maggiori, dopo la debacle in aula e le nuove polemiche, silenzio.
Le storie. Stranieri in patria, i figli di un'Italia minore
di MARIA NOVELLA DE LUCAOmar Neffati, 22 anniOmar Neffati è nato in Tunisia nel 1995, è arrivato in Italia a sei mesi, vive a Viterbo e studia Relazioni Internazionali. Fa parte della rete "Italiani senza cittadinanza", fa politica eppure, dice, "il paradosso è che non posso votare, alle ultime elezioni ho convinto molti miei coetanei ad andare ai seggi, ma io sono rimasto fuori". Tra i diritti "mancati" quello che a Omar brucia più di tutti è l'aver dovuto rinunciare all'Erasmus. "Sembra incredibile, è vero? Sono nato qui, ho studiato qui, faccio la stessa vita dei miei amici, ma visto che ho ancora il passaporto tunisino non posso partecipare all'Erasmus che è riservato soltanto agli europei. Per i miei studi invece sarebbe fondamentale, ma noi senza cittadinanza siamo esclusi. Naturalmente io la domanda l'ho fatta, ma i tempi sono lunghissimi, bisogna stare attenti a non sbagliare, a non cadere in fallo, non si può uscire dall'Italia, altrimenti si ricomincia, intanto le occasioni si bruciano". L'iter burocratico infatti è denso di insidie, sulla carta, dicono i ragazzi "G2", cioè seconda generazione, ci vogliono 24 mesi, che diventano però di solito il doppio se non il triplo degli anni.
"È doloroso non poter fare l'Erasmus. Tutti i miei amici stanno partendo"
E invece a quell'età la voglia di vita è grande, anche perché, dice Omar Neffati, il razzismo torna a farsi sentire, in Italia e fuori, avere un passaporto tunisino non rende così facile viaggiare. "Questa volta ci credevo davvero, siamo stati ad un passo dall'approvazione della legge sullo Ius soli, ma evidentemente il destino di un milione di persone non è stato ritenuto fondamentale". Figlio di due genitori che lavorano nell'alta moda, Omar dice di essersi sempre sentito perfettamente integrato. "Ma c'è una sensazione comune a molti di noi: ritrovarsi a 18 anni stranieri in patria, sentire sulla propria pelle quanto la burocrazia ti rende diverso dai coetanei con cui sei cresciuto, dai compagni di università. Eppure in questo Paese abbiamo costruito il nostro passato e il nostro futuro, di fatto qui ci sono le nostre radici. E allora perché ci chiamano stranieri?".
Diana Bota, 21 anni"L'Italia è la mia casa, cosa altro potrei dire? Ho fatto il liceo Classico, la scuola italiana per eccellenza, ho studiato greco e latino, i maestri e i prof alle elementari, alle medie, alle superiori, mi hanno fatto sentire veramente cittadina di questo Paese. Eppure ricordo che per farmi partecipare ad una gita in Francia la mia scuola fu costretta a chiedere il permesso alla Questura, perché non avevo la cittadinanza e dunque ero diversa dai miei compagni...Ma la doccia fredda arriva quando diventi maggiorenne, capisci davvero di non appartenere a questo Stato, perché non puoi votare, non puoi partecipare a concorsi pubblici anche se magari avresti un punteggio eccellente".
"Qui è casa mia e anche noi produciamo lavoro, reddito e ricchezza"
Diana Bota ha 21 anni, è nata in Ucraina ed è arrivata a Guastalla, provincia di Reggio Emilia, quando ne aveva nove.Oggi studia Lingue a Verona e da grande vorrebbe fare la editor. A Reggio Emilia, qualche settimana fa, nella simbolica sala che espone il tricolore più antico d'Italia, ha portato la sua testimonianza di "italiana senza cittadinanza", di cui lei è ancora in attesa.
"Mia madre viveva qui da tempo, è stato in ricongiungimento familiare, in Ucraina anche prima della guerra non si riusciva più a vivere. Avevo già nove anni però mi sono inserita benissimo, grazie alle scuole straordinarie di questa regione, un vero modello di integrazione". Perché, racconta Diana, solare ed entusiasta, "in quella piccola società fatta da adulti e ragazzi eravamo davvero tutti uguali, così come dice la Costituzione, e all'università, per fortuna, non ci sono discriminazioni di razza o nazionalità, se sei brava vai avanti...". "Per questo - dice Diana - è ancora più incredibile che il Parlamento ci abbia ignorati. Noi produciamo reddito, cultura, la delusione è stata enorme. Ma continueremo a combattere, per il diritto allo Ius soli di un milione di bambini e ragazzi che sono e si sentono italiani".
Ada Abara, 25 anniAda Abara ha 25 anni e una cascata di trecce. Parla un italiano perfetto, senza accenti nè inflessioni. È arrivata dalla Nigeria con suo fratello quando aveva 10 anni, approdata in un paesino vicino a Treviso, dove la mamma faceva l'operaia. "Ho avuto un'infanzia bellissima qui, mia madre era stimata e benvoluta da tutti, ci siamo inseriti senza problemi a scuola, al catechismo, nello sport. Oggi studio all'università di Padova Cooperazione Internazionale, ho una laurea triennale e sto per ottenere la laura magistrale. Sono in attesa della cittadinanza, chissà quando arriverà, per questo ho già dovuto rinunciare a uno stage a Bruxelles, a diversi bandi pubblici e a un master".
"Bandi e concorsi: ho perso il conto delle occasioni a cui ho dovuto rinunciare"
Ada dice di sentirsi a casa in quel paesino veneto dove è cresciuta, prima però che nel nostro paese ricominciasse a soffiare il vento della xenofobia. "Mi è successo a Padova. Cercavo un alloggio e da più di un proprietario mi è stato risposto che non affittavano agli africani...Altri mi hanno detto che non volevano "neri" in casa loro. Sono stata anche insultata per strada, con la solita frase torna a casa tua". Episodi che Ada minimizza, eppure, dice "era fondamentale che il Parlamento approvasse lo Ius Soli, per fermare il vento del razzismo, adesso c'è il rischio che gli episodi di intolleranza aumentino".
È come se il Veneto accogliente della sua infanzia, dove tutti aspettavano di conoscere e accogliere quei due bimbi arrivati dalla Nigeria, avesse cambiato faccia. "A Padova il clima è cambiato con il sindaco Bitonci, un mio amico è stato aggredito e picchiato, molti hanno paura. La legge sullo Ius Soli non è soltanto un diritto per gli italiani di origine straniera, discriminati oggi nell'accesso alle professioni pubbliche, agli studi, all'Erasmus. Questa è anche una legge contro il razzismo".