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(ansa)

Pubblica amministrazione, la giungla dei concorsi

 La Carta prevede che gli impieghi pubblici vengano assegnati in base a una rigorosa selezione. Ma le cronache  sono piene  di scandali 
3 minuti di lettura

Di che cosa stiamo parlando

A settant'anni dal varo della Costituzione, Repubblica affronta ogni giorno, per dieci giorni, i temi più significativi presenti nella Carta. Dal lavoro alla salute, dalla tutela dei beni culturali all'antifascismo

Leggi  Sindacati e partiti - Lavoro - Salute - Beni culturali - Scuola - Pari opportunità - Fisco - Corruzione
Articolo 97 
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge

SONO i termini in sé ad evocare chimere o, al peggio, torbidi raggiri e nefandezze. Parlare di concorsi pubblici in Italia spesso significa occuparsi di scandali, nepotismo o assunzioni di personale inadatto al ruolo che dovrà rico…

Di che cosa stiamo parlando

A settant'anni dal varo della Costituzione, Repubblica affronta ogni giorno, per dieci giorni, i temi più significativi presenti nella Carta. Dal lavoro alla salute, dalla tutela dei beni culturali all'antifascismo

Leggi  Sindacati e partiti - Lavoro - Salute - Beni culturali - Scuola - Pari opportunità - Fisco - Corruzione
Articolo 97 
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge

SONO i termini in sé ad evocare chimere o, al peggio, torbidi raggiri e nefandezze. Parlare di concorsi pubblici in Italia spesso significa occuparsi di scandali, nepotismo o assunzioni di personale inadatto al ruolo che dovrà ricoprire. I concorsi sono diventati, è scritto in uno studio della Banca d'Italia del 2016, un sistema per cui le modalità di selezione sono poco selettive e precarie, con procedure rigide e orientate all'assunzione di profili generalisti. Sono fardelli pesanti per il "buon andamento" della pubblica amministrazione, colpevoli di generare inefficienze con ripercussioni pesanti sull'economia del Paese, visto che ha un impiego statale quasi un quinto della nostra forza lavoro. Il primo problema dei concorsi è un "elevato grado di rigidità e formalizzazione", sottolinea lo studio, poiché le prove scritte e orali finiscono per accertare soltanto conoscenze teorico nozionistiche, che i vincitori poi non sempre riescono a tradurre in operatività. Nei meccanismi di selezione non pesano solo i criteri palesi, ma le irregolarità che se meno gravi comportano ricorsi e lungaggini, ma spesso sfociano in inchieste giudiziarie. 

Il caso più recente riguarda l'università. Lo scorso settembre, sette professori di diritto tributario sono finiti ai domiciliari con l'accusa di corruzione per aver truccato le procedure per l'abilitazione e altri 22 docenti sono stati sospesi per dodici mesi. In seguito all'inchiesta, il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, ha proposto di inserire nelle commissioni di concorso membri esterni all'università. Sarebbe un'altra correzione, dopo che si era provveduto, nel 2010, a vietare i concorsi in un ateneo ai parenti fino al quarto grado di professori, rettori e membri del cda della stessa università. Il divieto, ha denunciato lo stesso Cantone mesi fa, ha scatenato la fantasia del mondo accademico per aggirarlo. 

"È necessario garantire la normale periodicità dei bandi - suggerisce Stefano Semplici, ordinario di Etica sociale all'Università di Roma Tor Vergata - e servono regole semplici e chiare, da applicare poi con rigore". Altro caso clamoroso, la "concorsopoli delle divise": nel maggio 2016 ai test d'ammissione di 559 allievi della polizia 194 candidati hanno superato la prova senza sbagliare una domanda. Mai successo. Inoltre i "geni" provenivano tutti dalla stessa regione, la Campania. Il concorso è stato annullato ed è ripartito con una nuova commissione e con risultati più credibili: nessuno ha superato il voto di 8,4. 

Nel 2010 a Roma si era bandito il concorso per 22 profili nella pubblica amministrazione. Le procedure di correzione e selezione sono terminate nel 2013, ma soltanto adesso verranno assunti alcuni vincitori. Federica Ragno è tra questi e ha creato il "Comitato 22": "Firmerò il contratto in questi giorni, finalmente - dice - nel frattempo ho fatto di tutto, compresi altri concorsi"
 

Dobbiamo correre il rischio di valutare

di ROBERTO PEROTTI
 
La ratio dell’articolo 97 è ovvia e comprensibile. Spesso però i lodevoli intendimenti dei costituenti si scontrano con problemi pratici molto complessi e non sempre prevedibili nel 1948. Non fa bene a nessuno continuare nella finzione di concorsi dove le decine di migliaia di scritti non possono umanamente venire valutati in modo uniforme, e dove i candidati copiano apertamente nella indifferenza dei commissari. 

Una prima soluzione è di scremare le candidature in base a esperienza, CV, attitudine etc. (ammesso che si possano superare le obiezioni sindacali e legali). Ovviamente questo implica una certa dose di discrezionalità, ma bisogna arrendersi alla logica: zero discrezionalità significa concorsi solo apparentemente equi, che durano anni e non valutano nessuno; più discrezionalità significa prendere dei rischi ma anche essere in grado di valutare meglio. 

In alcuni casi, i rischi della discrezionalità possono essere mitigati se chi sceglie è costretto a sopportare le conseguenze delle proprie scelte. Se i fondi alle università fossero assegnati in maniera significativa in base ai risultati della ricerca, anche senza concorsi un direttore di dipartimento ci penserebbe due volte ad assumere il cognato asino. Questa soluzione non è facilmente esportabile a tutta la pubblica amministrazione; ma molte proposte in circolazione, come quella di Raffaele Cantone, vanno esattamente nella direzione opposta: rendere i concorsi pubblici ancora più macchinosi e inadatti a valutare efficacemente le capacità dei candidati per una posizione specifica.