Dal giuramento del 45esimo presidente degli Stati Uniti allo spettro di una nuova Intifada, minacciata a dicembre da Hamas dopo il trasloco dell'ambasciata Usa in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Ma tra i due estremi di un 2017 nel segno di Trump c'è anche un'Europa stretta tra l'avanzata dei nuovi nazionalismi e le contraddizioni del voto per l'indipendenza catalana. C'è il cimitero Mediterraneo, con le vite dei migranti appese al filo dei soccorsi contesi tra la guardia costiera libica e le navi delle ong. Ci sono le minacce nucleari di Pyongyang e l'esodo silenzioso dei Rohingya, ma anche la vittoria di Macron e della sua strana famiglia allargata. Passando per le 29 vite sepolte dalla neve a Rigopiano e l'Italia riarsa della seconda estate più calda di sempre. Senza dimenticare la beffa di un Mondiale senza Azzurri, il primo dopo 60 anni.
Dal giuramento del 45esimo presidente degli Stati Uniti allo spettro di una nuova Intifada, minacciata a dicembre da Hamas dopo il trasloco dell'ambasciata Usa in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Ma tra i due estremi di un 2017 nel segno di Trump c'è anche un'Europa stretta tra l'avanzata dei nuovi nazionalismi e le contraddizioni del voto per l'indipendenza catalana. C'è il cimitero Mediterraneo, con le vite dei migranti appese al filo dei soccorsi contesi tra la guardia costiera libica e le navi delle ong. Ci sono le minacce nucleari di Pyongyang e l'esodo silenzioso dei Rohingya, ma anche la vittoria di Macron e della sua strana famiglia allargata. Passando per le 29 vite sepolte dalla neve a Rigopiano e l'Italia riarsa della seconda estate più calda di sempre. Senza dimenticare la beffa di un Mondiale senza Azzurri, il primo dopo 60 anni.
GENNAIO
Il giuramento di Trump
Washington, 20 gennaio
Da abilissimo imbonitore che ha fatto dell'immagine la base della propria ricchezza e ora del successo politico, la scelta della maschera non è casuale. Donald Trump viola una delle leggi ferree d'abbigliamento: la giacca abbottonata. L'ha tenuta sbottonata, come il cappotto. Un'ostentazione subliminale di trasgressività, ostentata come la sua improvvisa conversione mistica, con due Bibbie per giurare, come se una sola non contenesse abbastanza Verbo per dare garanzie. Vittorio Zucconi, 21 gennaio
Donald Trump giura come 45° presidente Usa, con lui la moglie Melania e il figlio Barron. Fotografia di Chip Somodevilla/Getty
La valanga sull'albergo
Rigopiano (Pe), 20 gennaio
I soccorritori tolgono la neve con le mani e piccole pale, i mezzi di soccorso arrivano solo a metà pomeriggio. Venti ore dopo la valanga. Soccorso alpino, pompieri, rianimatori: "C'è nessuno?". Centotrenta uomini schierati. E i cani, finalmente disponibili, non annusano nulla. No, nessuno risponde. Il silenzio accompagna anche la seconda notte, i vigili del fuoco commentano: "Le ricerche arrivano dopo un terremoto e una valanga esplosi insieme, non esiste situazione più difficile". Corrado Zunino, 20 gennaio Le ricerche dei dispersi a due giorni dalla valanga che il 18 gennaio ha travolto l’hotel Rigopiano. Alla fine i morti saranno 29. Fotografia di Vigili del fuoco/AP
FEBBRAIO
La Romania torna in piazza
Bucarest, 2 febbraio
A Bucarest la piazza protesta contro "il decreto-salva-ladri". "Vogliono salvare i troppi indagati, condannati o presunti ladri, corrotti e malversatori nei ranghi del Psd, a cominciare dal leader Liviu Dragnea", gridano i dimostranti. Andrea Tarquini, 3 febbraio Migliaia di persone scendono in piazza in Romania per protestare contro la depenalizzazione dei reati di corruzione: nella foto, una manifestazione a Bucarest davanti alla sede del governo. Fotografia di Daniel Mihalescu/AFP
MARZO
Lo sciopero delle donne
Pristina, 8 marzo
È diventato "Lotto Marzo" senza l'apostrofo per dimostrare che la giornata di ieri, seppure tra ombre e luci, è stata una grande mobilitazione di lotta e di protesta e non più soltanto una ricorrenza simbolica sommersa dei mimose. In tutta Italia migliaia di donne hanno sfilato nei cortei promossi dalla rete "Nonunadimeno" che aveva proposto il cosiddetto "sciopero generale delle donne". Con gli striscioni neri e fucsia, dietro l'hastag #femininestrike, migliaia di donne e ragazze hanno sfilato nelle piazze di 54 Paesi nel mondo, tra proteste e flash mob, contro la violenza, per il lavoro, contro l'obiezione di coscienza, insieme a migranti, maestre, volontarie dei centri antiviolenza. Grande la partecipazioni delle giovani, che racconta l'ascesa di una nuova generazione del femminismo. Maria Novella De Luca, 9 marzo Manifestazioni in tutto il mondo per la parità e contro le violenze in occasione dell’8 marzo. Nella foto il corteo a Pristina, in Kosovo. Fotografia di Armend Nimani/AFP
Assalto alla città simbolo
Mosul, 16 marzo
Alla periferia di Mosul il morale è alto. I soldati della Golden Division - addestrati dagli americani - , quelli della Forza di reazione rapida e le truppe della polizia federale, sono in vista della moschea di Al Nouri. È lì che quasi tre anni fa Abubakr al Baghdadi ha proclamato il Califfato, è lì che si combatterà l'ultima battaglia dell'Isis in terra irachena. È la resa dei conti per Mosul: quella che il sedicente Stato islamico ha voluto come sua capitale in Iraq sta per tornare sotto il tricolore a strisce orizzontali nero-bianco- rosso con la scritta verde "Dio è grande". È vero che poco oltre la batteria del comandante Fleir si vede ancora la bandiera nera con il sigillo di Maometto. Ma i colpi di mortaio dal centro storico assediato sono gli ultimi battiti del cuore di un mostro in agonia. Giampaolo Cadalanu, 17 marzo Civili iracheni in fuga da Mosul siedono sotto la pioggia. Migliaia i profughi dopo l’assalto per strappare la città all’Isis. Fotografia di Ahmad Gharabli/AFP
L'Isis a Westminster
Londra, 22 marzo
Come in un film fantapolitico, il terrore arriva fin sotto il Big Ben, dentro la madre di tutti i Parlamenti. Bastano un'auto lanciata a gran velocità su un marciapiede e un coltello, nelle mani di un singolo fanatico, a scatenare un giorno di guerra nel cuore di Londra. Ma pur avendo preso di fatto prigioniero l'intero Parlamento, costringendo la premier Theresa May a rifugiarsi nel bunker di Downing Street, l'attacco non piega la democrazia britannica: autorità e comuni cittadini reagiscono con ordine e coraggio. Come quello dimostrato dal vice-ministro degli Esteri Tobias Ellwood, che fa la respirazione bocca a bocca all'agente accoltellato invece di preoccuparsi di mettersi al sicuro. Enrico Franceschini, 23 marzo Una donna soccorre uno dei feriti falciati da un terrorista in Suv sul ponte di Westminster. Fotografia di Toby Melville/Reuters
APRILE
Emmanuel e Brigitte
Le Touquet (Francia), 22 aprile
Il tecnocrate brillante, glaciale, sin troppo perfetto, mostra un po' di emozione facendo un primo discorso impacciato da ottavo presidente della Quinta Repubblica. E fa salire sul palco la sua famiglia allargata, diversa da tante. Anais Ginori, 8 maggio Emmanuel Macron con la moglie Brigitte in una foto scattata alla vigilia del primo turno delle presidenziali. Fotografia di Eric Feferberg/AFP
MAGGIO
Rivolta in Venezuela
Caracas, 3 maggio
La folla ondeggia. Hanno già capito che la Guardia Nazionale sta per attaccare lanciando lacrimogeni. Come sempre, ormai da più di un mese, gli agenti impediscono il passo al corteo che vuole raggiungere la sede del Consiglio elettorale per chiedere elezioni al più presto e la liberazione dei prigionieri politici. I lacrimogeni scoppiano e il corteo retrocede prima di disperdersi. È difficile che vengano a contatto, agenti e manifestanti. I primi sparano gas, gli altri tirano sassi e restituiscono i lacrimogeni. Omero Ciai, 5 maggio Scontri tra polizia e manifestanti in Venezuela durante le proteste contro il regime del presidente Nicolás Maduro. Fotografia di Juan Barreto/ AFP
La strage al concerto
Manchester, 23 maggio
Al terzo piano c'è la camera mortuaria dei bambini. Una donna bionda sta per entrare, come una mendicante, la borsetta che striscia per terra. La accompagna un volontario anziano che ha gli occhi azzurri spalancati, perché stare così vicini al dolore è uno shock, non basta il bicchiere di tè che le ha appena offerto, non c'è consolazione possibile in questa attesa tremenda. La porta si apre, un'infermiera accoglie questa mamma che cerca un figlio che non si trova più, e sta girando da ore gli ospedali di Manchester. Brunella Giovara, 24 maggio Una bambina messa in salvo dopo l’assalto di un kamikaze che ha fatto 22 morti tra il pubblico del concerto di Ariana Grande. Fotografia di Oli Scarff/AFP
GIUGNO
Inferno di cristallo
Londra, 16 giugno
La Grenfell Tower che brucia non è un "inferno di cristallo" ma di cemento armato, non un "falò delle vanità" ma della povertà: un alloggio popolare costruito nei primi anni '70 per dare una casa agli indigenti, come ce ne sono tanti nella Londra cosparsa di misere torri. Enrico Franceschini, 15 giugno Lo scheletro carbonizzato della Grenfell Tower: nel rogo a nord di Notting Hill morirono 71 persone. Fotografia di Hannah McKay/Reuters
LUGLIO
Il super iceberg
Antartide, 14 luglio
Era lì da migliaia di anni. Per spaccarsi ne ha impiegati meno di tre. La piattaforma di ghiaccio Larsen C si è spezzata, liberando nel mare che circonda la Penisola Antartica uno dei dieci iceberg più grandi fra quelli mai osservati: un fronte di un centinaio di chilometri, 350 metri di altezza, 5.800 chilometri quadrati di superficie (più della Liguria), mille miliardi di tonnellate di peso, tanta acqua da poter riempire tre volte il lago di Garda. Dove andrà ora il gigante di ghiaccio? Da quando, nel 2014, fu osservata la prima ferita nel ghiaccio di Larsen C, attraverso il loro blog gli scienziati inglesi hanno raccontato la formazione del gigante di ghiaccio come fosse un reality. L a Penisola Antartica si è riscaldata di 2,5 gradi tra il 1950 e il 2000. Elena Dusi, 13 luglio La faglia sulla piattaforma di ghiaccio Larsen C, in Antartide, da cui si è staccato l’iceberg gigante. Fotografia di British Antartic Survey /AFP
Brucia la Costa Azzurra
Saint-Tropez, 25 luglio
Il cielo sopra Bormes Les Mimosas, Saint-Tropez, Le Lavandu, La Londe, Cavalier Sur Mer - come l'aria pesante che si taglia a fette in tanti centri abitati del dipartimento del Var - è grigio-fumo, con sbuffi di nero quando brucia la resina dei pini. In meno di dodici ore sono diventati cenere 15 mila ettari di sugherete, macchia mediterranea. I roghi sono divampati al calare del sole, nell'immediato entroterra, a cinque chilometri dalla Costa Azzurra e le lingue di fuoco, spinte da forte maestrale, hanno raggiunto i campeggi sulle colline che guardano le Porquerolles. Nel borgo tra i vigneti provenzali e gli uliveti, la notte è volata senza chiudere occhio, sulle brandine da campo, uscendo sul terrazzo a cercare di frenare con gli occhi le lingue di fuoco. Giuseppe Filetto, 27 luglio Turisti in spiaggia a La Croix-Valmer, non lontano da Saint-Tropez, osservano i roghi che devastano la Costa Azzurra. Fotografia di Valery Hache/AFP
L'Italia senz'acqua
Roma, 28 luglio
Ai romani non resta che la danza della pioggia, oppure rassegnarsi a fare meno docce e lasciar morire le piante sui balconi. Speravano di averla scampata e invece no, perché l'emergenza acqua, come tutte le emergenze capitoline, è tornata. E stavolta rischia di guastare le notti dei bistrattati cittadini. Perché l'ultima trovata dell'Acea, la municipalizzata che gestisce la rete (quasi) più scassata d'Italia, è quella di diminuire la pressione nelle tubature proprio durante le ore del sonno. Hanno pianificato tutto i tecnici dell'azienda, gli stessi che appena un mese fa avevano minacciato di razionare l'erogazione facendo turni di otto ore equamente divisi quartiere per quartiere. Il tutto perché si stava prosciugando il lago di Bracciano, che fornisce l'8 per cento del fabbisogno. Stefano Costantini, 29 agosto La pulizia della fontana di piazza Navona: nella Capitale estate di siccità record. Fotografia di Simone Padovani/Getty Images
AGOSTO
Via le icone schiaviste
Baltimora, 16 agosto
"Le prossime statue da demolire saranno quelle di George Washington?". Donald Trump mette il dito su una piaga. L'eroe della guerra d'indipendenza contro gli inglesi, nonché primo presidente degli Usa, era un latifondista proprietario di schiavi neri. Federico Rampini, 17 agosto Foto di famiglia a Baltimora dopo la rimozione della statua dedicata ai generali sudisti Lee e Jackson. Fotografia di Tasos Katopodis/AFP
SETTEMBRE
La sfida di Pyongyang
Corea del Nord, 16 settembre
A Palazzo di Vetro, dove si conclude l’assemblea generale delle Nazioni Unite, ieri è andato in scena l’intervento del ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong-ho. Quest’ultimo ha dichiarato che le sanzioni «non ci faranno indietreggiare di un pollice». Proprio lui aveva ventilato il test di una bomba H sopra il Pacifico. Ri ha detto che Trump «è in una missione suicida, pagherà un caro prezzo». Avendo chiamato Kim l’Uomo Razzo, il presidente americano «ha reso inevitabile una visita dei nostri missili sull’intero territorio degli Stati Uniti». Il ministro ha dichiarato che «è ormai in vista il traguardo del completamento del nostro dispositivo nucleare, il nostro fine ultimo è raggiungere l’equilibrio di potenza con gli Stati Uniti». Federico Rampini, 24 settembre Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un assiste al lancio di un missile balistico a medio-lungo raggio. Fotografia di KCNA/AFP
L’esodo dei Rohingya
Cox’s Bazar, 20 settembre
Solo nelle ultime due settimane sono fuggite nel Bangladesh più di 120 mila persone e quotidianamente cresce il numero dei rifugiati che ogni giorno attraversa il fiume di confine Naf su minuscole imbarcazioni. Molte si capovolgono, di continuo affiorano dall’acqua cadaveri di bambini. Altri rohingya emergono a piedi dalla foresta dove sono rimasti nascosti per sfuggire all’esercito birmano. I rohingya, che sono musulmani e sono una piccola popolazione in Myanmar, sono considerati la minoranza più perseguitata al mondo. Sono discriminati da decenni e vittime di ondate di violenza dalle quali trovano rifugio nel Bangladesh o attraversando il mare, fin nella Malesia e in Australia. Laura Höflinger, 15 settembre Un piccolo profugo Rohingya tenta di salire sul camion di una ong a Cox’s Bazar, in Bangladesh. Fotografia di Kevin Frayer/Getty Images
Lettera dalla Turchia
Istanbul, 26 settembre
Mi libro come fumo e lascio la prigione con le persone che esistono nella mia mente. Forse hanno il potere di imprigionarmi, ma nessuno ha il potere di tenermi in prigione. Sono uno scrittore. Non sono né dove sono né dove non sono. Ovunque mi rinchiudano, viaggerò per il mondo con le ali della mia mente infinita. Inoltre, ho amici in tutto il mondo che mi aiutano a viaggiare, molti dei quali non ho mai conosciuto. Ogni occhio che legge quello che ho scritto, ogni voce che ripete il mio nome, mi tiene per mano come una piccola nuvola e mi fa volare sulle pianure, le sorgenti, le foreste, i mari, le città e le loro strade. Come tutti gli scrittori, so attraversare i muri con facilità. Racconto di Ahmet Altan dalla prigione turca, 27 settembre l giornalista turco di opposizione Kadri Gürsel bacia la moglie, al suo ritorno in libertà dopo undici mesi di detenzione. Fotografia di Yasin Akgul/AFP
OTTOBRE
Massacro al festival
Las Vegas, 1° ottobre
«Una scena di guerra, le pallottole piovevano su di noi a raffica, correvamo tra i corpi per salvarci», raccontano i sopravvissuti alla più mortale sparatoria americana. Tiro al bersaglio da una camera d’albergo sulla folla che assisteva a un concerto. Drammatico l’appello della sindaca di Las Vegas, Carolyn Goodman: «Donate sangue, non ne abbiamo abbastanza
per curare i feriti, questa è un’emergenza senza precedenti». Donald Trump parla di «pura malvagità, che non riuscirà a dividerci». Il presidente non dà credito alla rivendicazione dell’Isis, e non sfiora il problema delle armi: Steven Paddock, il 64enne autore della strage, aveva con sé dieci fucili. Federico Rampini, 3 ottobre Il pubblico di un festival di musica country in fuga dopo che un uomo ha sparato sulla folla, uccidendo 59 persone. Fotografia di David Becker/AFP
Il referendum catalano
Barcellona, 2 ottobre
Fragilità, paura. Dietro al frastuono delle urla di piazza, dei trattori e degli spari che occupano la scena, amplificati e replicati all’infinito dalle immagini su Internet e in tv, c’è una maggioranza di cittadini disorientata, spaventata dalla via senza ritorno che ha preso lo scontro. Costretta, in un certo senso, a schierarsi. Incredula di fronte all’incapacità di una classe politica che ha fatto di una palla di neve una pericolosissima slavina. Una classe politica che ha trasformato un dosso in un muro. Non tutti i catalani sono indipendentisti, né tutti gli spagnoli sovranisti. Non è un derby, per quanto il Barça sia schierato. È una storia politica scappata di mano, e bisogna avere la pazienza e l’attenzione di decifrarla. Concita De Gregorio, 1° ottobre La città in piazza all’indomani del controverso referendum per l’indipendenza della Catalogna. Fotografia di Susana Vera/Reuters
NOVEMBRE
Il salvataggio conteso
Mar Mediterraneo, 6 novembre
La foto diffusa dalla ong tedesca è l’immagine plastica e drammatica della “roulette russa” cui, da mesi, è appesa la vita di chi affronta la traversata nel Mediterraneo. Chi ha la fortuna di essere soccorso da una nave umanitaria è salvo, chi viene recuperato dai guardacoste libici torna all’inferno. Alessandra Ziniti, 7 novembre Un migrante tenta di raggiungere la nave Sea Watch: 5 morti duran- te i soccorsi “contesi” con i libici. Fotografia di Alessio Paduano/AFP
La Polonia nera in marcia
Varsavia, 11 novembre
Il governo nazionalconservatore polacco elogia i 60mila dimostranti nazionalisti in piazza a Varsavia per la festa dell’indipendenza, i media pubblici come la tv parlano di «grande marcia di patrioti». Il governo israeliano chiede la punizione degli organizzatori della marcia. L’Europa occidentale è in allarme. «Polonia pura, Polonia bianca», hanno scandito i dimostranti. Andrea Tarquini, 13 novembre I nazionalisti scesi in piazza al grido “Polonia pura, Polonia bianca” per l’anniversario dell’indipendenza. Fotografia di Radek Pietruszka/EPA
Addio al sogno mondiale
Milano, 13 novembre
Povero Gian Zero Ventura, avanti e indietro nel suo recinto a guardar passare il tempo finché il tempo non passa tutto, e senza ritorno. Finché non passa lui. Fine di un citì per caso. Aveva 10 anni, il piccolo Gian Zero, quando l’Italia mancò per la prima volta una qualificazione mondiale, 60 anni fa: la seconda sarebbe toccata a lui. Maurizio Crosetti, 14 novembre? La disperazione della nazionale esclusa dai Mondiali 2018 dopo lo 0-0 con la Svezia a San Siro. Fotografia di Claudio Villa/Getty Images
Le fratture dell’Europa
Bruxelles, 24 novembre
Il club destrorso dei due governi più autocratici ed euroscettici del continente, Ungheria e Polonia, più Repubblica Ceca e Slovacchia, ha fatto fronte comune soprattutto per issare muri anti-profughi e rifiutare ogni accordo per il ricollocamento dei rifugiati. Ma ora si infittiscono i segnali di un avvicinamento tra cechi e slovacchi con Parigi e Berlino. Ed è un processo al quale starebbero lavorando alacremente sia Merkel sia Macron in vista di mesi difficili, di trattative sulla riforma di Dublino e sulle nuove rotte dei migranti e su come aiutare i Paesi di origine e favorire i ricollocamenti da lì. Tonia Mastrobuoni, 2 settembre L’arrivo della cancelliera tedesca Angela Merkel per il vertice tra i leader europei e quelli di sei Paesi dell’Est Europa, ex repubbliche sovietiche. Ma i temi caldi come l’influenza russa e la guerra in Ucraina restano fuori dall’agenda. Fotografia di Virginia Mayo/AFP
DICEMBRE
Verso un'altra Intifada
Gerusalemme, 9 dicembre
Sulla piazza della Mangiatoia le luci dell’albero di Natale sono spente: la municipalità di Betlemme esprime così la sua indignazione per la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele. Da Gaza il capo politico di Hamas ha chiamato i palestinesi a una “nuova Intifada”. Francesca Caferri, 8 dicembre Paura e scontri in città dopo che Trump ha annunciato il “trasloco” dell’ambasciata Usa da Tel Aviv. Fotografia di Ahmad Gharabli/AFP