LA FERROVIA è ancora lì, fra il corso e il blu: come la scoprì Cesare Pavese, mandato al confino dal regime fascista a Brancaleone. Un paese della jonica calabrese con angoli da cartolina e case abusive a cui dare le spalle: meglio guardare il mare. Proprio dentro la stazione, che vede passare ancora il locale per Reggio a un solo vagone, c’è una sosta obbligata, i figli e una bottiglia da portare: lì resistono i volontari del Centro recupero tartarughe marine. Resistono a chi?
Là dove c’era la sala d’aspetto ora ci sono delle vasche, dove nuotano le tartarughe recuperate e curate. Ferite da un amo troppo lungo, colpite da un remo, da un’elica, con difficoltà respiratorie per un sacchetto di plastica che sembrava una medusa, spaventate dalle gigantesche navi portacontainer cinesi che vanno verso Gioia Tauro. Finite impigliate in una rete o confuse dalle mille luci che ormai rischiarano le notti in spiaggia. Hann…
LA FERROVIA è ancora lì, fra il corso e il blu: come la scoprì Cesare Pavese, mandato al confino dal regime fascista a Brancaleone. Un paese della jonica calabrese con angoli da cartolina e case abusive a cui dare le spalle: meglio guardare il mare. Proprio dentro la stazione, che vede passare ancora il locale per Reggio a un solo vagone, c’è una sosta obbligata, i figli e una bottiglia da portare: lì resistono i volontari del Centro recupero tartarughe marine. Resistono a chi?
Là dove c’era la sala d’aspetto ora ci sono delle vasche, dove nuotano le tartarughe recuperate e curate. Ferite da un amo troppo lungo, colpite da un remo, da un’elica, con difficoltà respiratorie per un sacchetto di plastica che sembrava una medusa, spaventate dalle gigantesche navi portacontainer cinesi che vanno verso Gioia Tauro. Finite impigliate in una rete o confuse dalle mille luci che ormai rischiarano le notti in spiaggia. Hanno bisogno di punti di sutura e antibiotici. I volontari rispondono a chiamate da tutta l’area e si comportano proprio come un’ambulanza: arriva la segnalazione della Capitaneria o di un cittadino/ pescatore, loro partono e vanno a recuperare la tartaruga gigante in pericolo. Poi, subito una radiografia.
Lungo i quaranta chilometri della splendida e quasi deserta Costa dei Gelsomini, depone le uova l’80% delle Caretta caretta del Mediterraneo. Bello nascere qui d’estate, ma il percorso verso il mare non è facile, fra i fuoristrada e i falò. I volontari servono anche a questo. Dall’alba a piedi o in mountain-bike a costruire protezioni, a coprire con una grata il luogo di deposizione, a scoprire le tracce quasi impercettibili delle piccole che vanno verso l’acqua (gli ultimi dati di Caretta Calabria: 22 nidi rinvenuti, 21 seguiti, 1.078 esemplari portati al mare).
Quindi del Centro c’è molto bisogno, i volontari arrivano da tutta Italia, portano al paese visitatori e indotto, ma qualcuno al centro vuole male. La onnipresente ‘ndrangheta, balordi di paese in vena di bravate, giusto per rafforzare il luogo comune che vuole questo pezzo di Italia dato per perduto. Non è la prima volta: un paio di notti fa il centro è stato assaltato a colpi di spranghe, il vetro delle finestre sfasciate è finito nelle vasche. «Siamo nel mirino dei vandali, gli animali non sono più al sicuro» dice il responsabile del centro Filippo Armonio. Guardate ora su Facebook il video della guarigione e del ritorno nel mare di Brancaleone di una tartaruga. Per capire che cos’è la libertà e chi la minaccia.