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Il sogno dei migranti si chiama Nord Europa

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Paesi come Norvegia, Irlanda e Danimarca garantiscono più benessere e quindi richiamano chi ha titoli di studio alti. Italia al penultimo posto dei Paesi più attrattivi
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I lunghi inverni norvegesi non paiono scoraggiare gli immigrati. Tra le strade di Oslo e Bergen, ma anche nelle cittadine più piccole che si affacciano sui fiordi ghiacciati, si cela infatti il "paradiso" dei migranti: lavoro facile, buon reddito, casa di proprietà, possibilità di studiare. Benessere economico e integrazione sono garantiti anche in Irlanda e Danimarca. Mentre nella classifica dell'ospitalità si piazzano ultime Spagna, Italia e Grecia. Qui trovare un lavoro qualificato è quasi una missione impossibile. Tradotto: se in Norvegia è facile incontrare un medico siriano in ospedale, in Italia è più probabile trovarlo al semaforo. Non a caso, nonostante i recenti flussi migratori abbiano interessato soprattutto l'area Mediterranea, le mete più ambite dai migranti restano i Paesi del Nord Europa.

Oggi dove vive meglio un immigrato? A rispondere è uno studio della Fondazione Leone Moressa c…
I lunghi inverni norvegesi non paiono scoraggiare gli immigrati. Tra le strade di Oslo e Bergen, ma anche nelle cittadine più piccole che si affacciano sui fiordi ghiacciati, si cela infatti il "paradiso" dei migranti: lavoro facile, buon reddito, casa di proprietà, possibilità di studiare. Benessere economico e integrazione sono garantiti anche in Irlanda e Danimarca. Mentre nella classifica dell'ospitalità si piazzano ultime Spagna, Italia e Grecia. Qui trovare un lavoro qualificato è quasi una missione impossibile. Tradotto: se in Norvegia è facile incontrare un medico siriano in ospedale, in Italia è più probabile trovarlo al semaforo. Non a caso, nonostante i recenti flussi migratori abbiano interessato soprattutto l'area Mediterranea, le mete più ambite dai migranti restano i Paesi del Nord Europa.

Oggi dove vive meglio un immigrato? A rispondere è uno studio della Fondazione Leone Moressa che fotografa la situazione di 14 Paesi europei, cioè quelli con almeno 450mila residenti stranieri e un'incidenza sulla popolazione totale superiore al 4,5%. Incrociando il livello di benessere degli immigrati (tasso di occupazione, rischio povertà, presenza di titoli di studio elevati) e d'integrazione (acquisizione di cittadinanza, percentuale di stranieri proprietari di casa), i ricercatori costruiscono un indice europeo di attrattività migratoria.

I risultati confermano la frattura tra il Nord e il Sud Europa. Nella gara dei Paesi dove i migranti vivono meglio conquista infatti la medaglia d'oro la Norvegia: Oslo garantisce ai lavoratori stranieri tassi di occupazione record (oltre il 70%), basso rischio di cadere in povertà, facilità di accedere alla casa (la possiedono quasi la metà degli immigrati residenti), possibilità di raggiungere buoni livelli di reddito. Alle spalle della Norvegia si piazzano Irlanda e Danimarca, rispettivamente al secondo e terzo posto. Il Regno Unito, quarto, manca il podio per un soffio, ma è questo il Paese, assieme all'Irlanda, in cui è più alta la percentuale di stranieri con un titolo di studi elevato, ossia la laurea. Londra e Dublino (e a seguire Copenaghen e Stoccolma) si confermano così mete attrattive dei flussi più qualificati e dunque più utili a sostenerne la ricchezza nazionale. "Nei Paesi in testa alla classifica dell'integrazione - spiegano i ricercatori della Moressa - i lavoratori stranieri non solo hanno più possibilità di trovare un'occupazione in linea con il proprio titolo di studio, ma possono anche aspirare a migliorare la propria condizione socio-economica". La Germania occupa invece il centro classifica: nonostante le recenti aperture ai rifugiati siriani, pochi sono gli stranieri laureati e, sebbene Berlino possa vantare bassi tassi di povertà e un'alta componente di proprietari di casa, il tasso di occupazione degli stranieri è lontano dai livelli scandinavi e la propensione a concedere la cittadinanza è bassa.

Le cose vanno ben diversamente negli Stati europei fanalino di coda: Spagna, Italia (penultima) e Grecia. In particolare il nostro Paese, seppure più generoso di altri nella concessione della cittadinanza, presenta una percentuale minima di immigrati laureati (10%) e una forte componente in condizione di povertà (25%) o comunque a rischio d'esclusione sociale (ben il 52%). Ciò si traduce in uno scarso accesso dei migranti alla casa di proprietà. Non solo. Qui da noi è assai improbabile trovare lavoratori stranieri in posizioni adeguate al loro titolo di studi.