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Rodin, l’erotismo delle cattedrali

“Quando parlo di queste architetture”, scrive lo scultore, “penso al genio dei nostri avi e alla bellezza delle donne”
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Auguste Rodin (1840-1917) iniziò a scolpire nel 1885 la Porte de l'enfer opera mai conclusa, omaggio al poema dantesco: scultura epica per la sua insuperata intensità e motivo ispiratore di opere quali Adamo, Eva, il Figliol prodigo, il Pensatore e altre. Tre anni prima della morte Rodin pubblicò un libro assai singolare, non per l'argomento in sé ma per la maniera in cui l'affronta. Nel corso della sua lunga vita aveva intrapreso un pellegrinaggio continuo per attingere alla fonte primaria dell'arte di Francia vale a dire le cattedrali che disseminano il paese in ogni sua regione e furono costruite in circa quattro secoli.

Le cattedrali di Francia, edito da Castelvecchi (traduzione di Massimo De Pascale e Paolo Martore, prefazione di Herbert Read, pagg. 153, euro 35) è un volume, riccamente illustrato da un centinaio di disegni: spesso sono schizzi e dettagli, più di rado vedute globali e parziali di facciate o prospettive. S…
Auguste Rodin (1840-1917) iniziò a scolpire nel 1885 la Porte de l'enfer opera mai conclusa, omaggio al poema dantesco: scultura epica per la sua insuperata intensità e motivo ispiratore di opere quali Adamo, Eva, il Figliol prodigo, il Pensatore e altre. Tre anni prima della morte Rodin pubblicò un libro assai singolare, non per l'argomento in sé ma per la maniera in cui l'affronta. Nel corso della sua lunga vita aveva intrapreso un pellegrinaggio continuo per attingere alla fonte primaria dell'arte di Francia vale a dire le cattedrali che disseminano il paese in ogni sua regione e furono costruite in circa quattro secoli.

Le cattedrali di Francia, edito da Castelvecchi (traduzione di Massimo De Pascale e Paolo Martore, prefazione di Herbert Read, pagg. 153, euro 35) è un volume, riccamente illustrato da un centinaio di disegni: spesso sono schizzi e dettagli, più di rado vedute globali e parziali di facciate o prospettive. Schizzi presi all'impronta che s'infischiano dell'ornato e di qualunque precetto che dominava ancora nelle Accademie di Belle Arti. Quella di Rodin non è, e non vuole essere, una storia sistematica di un immenso patrimonio d'arte, non è opera storica e archeologica in senso proprio, né a maggior ragione un catalogo completo. Le sue sono pagine scritte in ordine sparso che hanno un andamento ondivago e persino disarmonico, ma capaci di darci un'immagine viva della sua poetica.

C'è un filo continuo ricorrente che attraversa le pagine: i caratteri formali della scultura e dell'architettura sono identici. Per Rodin l'unità scultura-architettura trova nelle cattedrali romaniche e gotiche la loro esaltante armonia. Lo scultore nelle prime righe scrive: "La cattedrale è costruita sul modello dei corpi viventi", è in tal senso un erede spirituale di Leon Battista Alberti e di Leonardo da Vinci. Osserva infatti che ogni cattedrale è un miracolo di compensazioni e di equilibrio - proprio come l'equilibrio che si esprime nel corpo umano - che si trovano esplicitate, ad esempio, nel contrafforte di cui si avvalgono gli artefices per reggere l'enorme peso delle coperture. La postura del corpo umano e il suo mirabile equilibrio è il modello a cui attingono i costruttori medievali. In questo c'è un principio organico in cui luce e ombra hanno parte essenziale: e cosa è una scultura se non un miracolo di luci ed ombre tratta dal marmo o dalla pietra? Per cui può persino sorprendere il secondo capitolo dedicato al paesaggio francese che così esordisce: non si possono comprendere le cattedrali "né si ha il diritto di amarle, se non si comprende e non si ama questo paesaggio". 

Claude Lorrain e Corot li amiamo perché nei loro quadri ci hanno mostrato di amare i paesaggi e i cieli che hanno dipinto: ma per trovarli dobbiamo allontanarci dalla grande città, dobbiamo spingerci in provincia. Parigi è da evitare: scienza e industria l'hanno inaridita, "l'hanno straziata". E infatti della sua grande cattedrale non si fa menzione in queste pagine: "Quando parlo di cattedrali penso a tutti i paesi di Francia oggi; penso al genio dei nostri avi, penso alla bellezza delle donne del presente e del passato". 

Rodin senile le immortalò in una raccolta segreta di "disegni erotici". In queste pagine è ricorrente il rimando tra natura (il giardino di Versailles) e le donne che incontra: "Quattro ragazze camminano per la strada che costeggia il prato colorato di primavera. Quattro icone viventi della felicità" e nel suo divagare Rodin è uno scrittore di vena in senso proprio. Il Romanico dell'undicesimo secolo è "stile umile e oscuro", ma è la crisalide del Gotico sfavillante di guglie e campanili, di vetrate e affreschi, gravido di sculture e decorazioni: cattedrali destinate a una moltitudine di fedeli che nei secoli le hanno erette con proporzioni gigantesche rispetto ai paesi dove sorgono. Assai belle le pagine dedicate a Chartres e Amiens che sgomentano per monumentalità e ricchezza. 

Il lettore non si sorprenda che non si menzionino le cattedrali di Notre-Dame di Parigi - Victor Hugo l'aveva assunta a scena di un celebre romanzo (1831) - o Bourges, ma troverà capitoli sui portali, le modanature, le volte che sono prova di quanto Rodin sia consapevole non solo del sistema tettonico che le eleva al cielo come un canto spiegato e ci svela ogni dettaglio di queste machine à prière e della loro armonia. Spesso i restauri a cui sono sottoposte lo indignano e la sua è una civile protesta.