Fact checking: quanto costano i rimpatri chiesti da Berlusconi
Vladimiro Polchi , di VLADIMIRO POLCHIPer rispedire a casa i 600 mila irregolari ci vorrebbero 2 miliardi. Cie, accordi bilaterali, rimpatri: il complesso meccanismo di contrasto all'immigrazione irregolare è in stallo da tempo, e il sistema - imponente e costoso - dà miseri frutti
Di che cosa stiamo parlando
Silvio Berlusconi, il giorno dopo i fatti di Macerata, rilascia in un'intervista al Tg5 in cui rilancia sulla questione sicurezza e dice: "Ci sono 600 mila migranti che girano per l'Italia, è una bomba sociale pronta ad esplodere perché vivono di espedienti e di reati. Devono essere gradualmente rimpatriati". L'analisi
"Rispedire a casa 600mila migranti? Facile a dirsi, molto meno a farsi". Per i tecnici del Viminale, quella del leader di Forza Italia è semplicemente una "missione impossibile, oltre che incredibilmente costosa". La verità è che la macchina delle espulsioni da anni non gira a pieno regime. Il complesso meccanismo di contrasto all'immigrazione irregolare, fatto di Cie, accordi bilaterali e rimpatri è infatti in stallo da tempo. Un sistema imponente che dà miseri frutti: nel 2016 i rimpatri effettivi sono stati 8.446. E i costi sono altissimi.
Lo …
Di che cosa stiamo parlando
Silvio Berlusconi, il giorno dopo i fatti di Macerata, rilascia in un'intervista al Tg5 in cui rilancia sulla questione sicurezza e dice: "Ci sono 600 mila migranti che girano per l'Italia, è una bomba sociale pronta ad esplodere perché vivono di espedienti e di reati. Devono essere gradualmente rimpatriati". L'analisi
"Rispedire a casa 600mila migranti? Facile a dirsi, molto meno a farsi". Per i tecnici del Viminale, quella del leader di Forza Italia è semplicemente una "missione impossibile, oltre che incredibilmente costosa". La verità è che la macchina delle espulsioni da anni non gira a pieno regime. Il complesso meccanismo di contrasto all'immigrazione irregolare, fatto di Cie, accordi bilaterali e rimpatri è infatti in stallo da tempo. Un sistema imponente che dà miseri frutti: nel 2016 i rimpatri effettivi sono stati 8.446. E i costi sono altissimi.
Lo dimostra il racconto di quanto avvenuto il 19 maggio 2016: un rimpatrio forzato-tipo, fotografato in dettaglio da un rapporto del Garante dei diritti dei detenuti. L'aereo è un charter della Bulgarian Air affittato dal Viminale. Il piano di volo è da Fiumicino a Hammamet, con scali a Lampedusa e Palermo. I tunisini da espellere sono 29 e ben 74 gli accompagnatori: un funzionario della polizia di Stato, un medico, un infermiere, due delegati del Garante nazionale dei detenuti, 69 agenti di scorta non armati e in borghese. Fascette in velcro legano i polsi dei passeggeri. E poi: perquisizioni, carabinieri in tenuta anti-sommossa, riprese video, audizioni di due funzionari del consolato tunisino. Una spesa stimata in 115mila euro. Fanno quasi 4mila euro ad espulso.
E moltiplicato per i 600mila di cui parla Silvio Berlusconi, fanno 2 miliardi e 400 milioni di euro. Per non parlare dei costi di trattenimento nei centri. Di Cie oggi ne sono rimasti sei, per un totale di 359 posti: Bari Palese, Brindisi, Caltanissetta, Crotone, Ponte Galeria a Roma e via Brunelleschi a Torino. Ebbene, se nel 2015 solo il 51,7% dei 5.371 migranti trattenuti è effettivamente rientrato nel proprio Paese, nel 2016 la percentuale è scesa al 48,3% e il numero dei trattenuti a 2.984.
Anche per questo, nel febbraio 2017 è stato varato il decreto legge Minniti-Orlando, che prevede il potenziamento dei centri di identificazione e maggiori risorse per eseguire i rimpatri. Ma prima bisogna lavorare sugli accordi di riammissione, ossia i trattati con i quali gli Stati di provenienza dei migranti si impegnano a riaccogliere i propri cittadini. Pochi quelli stipulati a livello di Unione europea (solo 17). Negli altri casi ogni Paese fa da sé. L'Italia ne ha che funzionano bene con Tunisia, Nigeria, Egitto e Marocco. Ma, certo, non bastano.