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(ansa)

L’odio avvelena il voto: la campagna elettorale diventa scontro fisico

Dagli attacchi armati ai pestaggi in piazza, dall'assalto alla nostra redazione fino ai blitz in tv: così a pochi giorni dall'apertura delle urne, nel Paese sale la tensione 
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In una pericolosa escalation di violenza, la campagna elettorale delle mirabolanti promesse dei partiti si sta trasformando nella stagione dello scontro fisico tra opposti estremismi. È stato il folle attentato razzista del fascio-leghista di Macerata ad alzare il livello dello scontro che va avanti tra proclami di vendetta e ritorsioni sanguinose. Il pestaggio del carabiniere da parte degli antagonisti alla manifestazione antifascista a Piacenza, il raid fascista a La7 (replica del blitz antimigranti a Como e dell’assalto alla redazione di Repubblica), il brutale pestaggio di un dirigente di Forza Nuova a Palermo sono solo tre episodi di una spirale di odio che macchia una campagna elettorale che già era da annoverare tra le più brutte degli ultimi anni.

Sia Renzi che il ministro Minniti avevano invitato alla calma subito dopo l’attentato di Macerata contro i migranti. Sapevano che non sarebbero stati ascoltati: i professionisti dell’odio, sia …
In una pericolosa escalation di violenza, la campagna elettorale delle mirabolanti promesse dei partiti si sta trasformando nella stagione dello scontro fisico tra opposti estremismi. È stato il folle attentato razzista del fascio-leghista di Macerata ad alzare il livello dello scontro che va avanti tra proclami di vendetta e ritorsioni sanguinose. Il pestaggio del carabiniere da parte degli antagonisti alla manifestazione antifascista a Piacenza, il raid fascista a La7 (replica del blitz antimigranti a Como e dell’assalto alla redazione di Repubblica), il brutale pestaggio di un dirigente di Forza Nuova a Palermo sono solo tre episodi di una spirale di odio che macchia una campagna elettorale che già era da annoverare tra le più brutte degli ultimi anni.

Sia Renzi che il ministro Minniti avevano invitato alla calma subito dopo l’attentato di Macerata contro i migranti. Sapevano che non sarebbero stati ascoltati: i professionisti dell’odio, sia da comizio che da tastiera, hanno eseguito con efficacia il loro compito che è quello di alimentare lo scontro. E l’effetto è garantito. È in questo clima che si inserisce l’avvertimento dei servizi segreti: attenzione perché anche in Italia - come in precedenza negli Usa, in Francia, in Germania - le fabbriche di fake news possono avere una forte influenza sul voto. E come se non bastasse occorre considerare il ruolo che la criminalità organizzata può esercitare nel voto, come dimostrano gli allarmi della commissione Antimafia e ancora del ministro Minniti. Sul piano politico, in queste ultime due settimane decisive c’è da sottolineare il livello di discordia che regna nel centrodestra e nel centrosinistra. Tra Leu e Renzi è guerra senza quartiere da prima che cominciasse la campagna elettorale e quindi non fa più notizia. Ma ancora più forte è il rumore che viene dal centrodestra: non c'è dichiarazione o iniziativa di Berlusconi che Salvini non si precipiti a sconfessare, ultima quella della campagna acquisti degli espulsi Cinquestelle.

Viceversa, Berlusconi continua a trattare Salvini come un cagnolino un po’ vivace che abbaia ma non morde. Mentre Giorgia Meloni assiste isolata alle baruffe tra i due leader di Lega e Forza Italia. Tutto questo si spiega con la previsione che alla fine nessuno vincerà queste elezioni. I Cinquestelle saranno magari il primo partito, ma contano le coalizioni e quindi l’unico vincitore possibile è il centrodestra. Ma probabilmente senza arrivare alla soglia magica del 40 per cento. A quel punto comincerà la partita vera, che si giocherà al Quirinale, con il presidente Mattarella arbitro e regista. Un nuovo Gentiloni, che ha avuto un endorsement ufficiale anche dal presidente emerito Napolitano? Tajani il cui nome però Berlusconi ha gettato troppo presto nella mischia? O forse - sbiadita l’ipotesi di una Nazareno-bis per un governo Pd-Forza Italia - un personaggio ancora coperto che avrà l’incarico di formare un governo con una larghissima base parlamentare tagliando fuori populisti ed estremisti.